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«Una partoriente da trasferire anche col punto nascite aperto»

«Una partoriente da trasferire anche col punto nascite aperto»

L’Ausl modenese sul caso del bimbo morto dopo il trasporto della mamma da Pavullo a Sassuolo L’assessore regionale Venturi: «Sono state fatte le cose giuste, nei tempi e nei luoghi giusti»

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CASTELNOVO MONTI. Vengono seguiti con grande attenzione anche sull’Appennino reggiano gli sviluppi della tragedia che ha colpito una famiglia di Pavullo nel Frignano, paese dell’Appennino modenese. Domenica all’ospedale di Sassuolo un neonato è morto dopo che la madre era stata trasportata in ambulanza da Pavullo, dove è stato chiuso il punto nascite in concomitanza con quello del Sant’Anna di Castelnovo Monti.

Ieri l’assessore regionale Sergio Venturi ha relazionato in Regione su quanto è accaduto: «Sono state fatte le cose giuste, nei tempi e nei luoghi giusti. Secondo le procedure e i protocolli previsti in questi casi. Purtroppo, l’esito non è stato positivo. Vorrei davvero, prima di tutto, chiedere rispetto e vicinanza per i genitori che hanno perso il loro bimbo. E aggiungo: per favore, nessuna strumentalizzazione».

A Modena hanno parlato i vertici dell’Ausl locale, a partire da Massimo Annicchiarico, direttore generale Ausl. Lo stesso direttore, subito dopo la tragedia, aveva chiesto di non strumentalizzare l’accaduto, appello che ha rinnovato ieri: «Cerchiamo di seguire l'esempio di compostezza dimostrato dalla famiglia».

L’incontro è stato anche l’occasione per illustrare i vari passaggi dell’emergenza: la chiamata della famiglia al 118 è avvenuta alle 5.45 del mattino. L’intervento a Sassuolo per il cesareo è avvenuto due ore dopo. I sanitari hanno rivendicato il salvataggio della mamma, che potrà ancora avere figli (in casi di grave distacco della placenta, come quello che purtroppo si è verificato a Pavullo, non è infrequente dover sottoporre la mamma all’asportazione dell’utero).

«Sulla base dei protocolli di emergenza urgenza e di centralizzazione stabiliti dopo il 2015 – hanno poi concluso i vertici dell’Ausl modenese – la donna doveva essere trasferita nel punto più idoneo, ovvero a Sassuolo, e così sarebbe stato anche se il punto nascite di Pavullo fosse stato ancora aperto. La procedura seguita per questo genere di emergenza sarebbe stata identica».

La notizia della morte del bimbo ha comunque scatenato una marea di reazioni, in particolare tra coloro che in questi anni si sono impegnati per mantenere aperti i punti nascita in montagna. Il comitato castelnovese Salviamo le Cicogne ha commentato: «Questa è una sconfitta che mai avremmo voluto. Un caso rarissimo; se si poteva evitare la tragedia con tempi di intervento più rapidi, è comunque un caso già di troppo. Esprimiamo alla famiglia la nostra sincera vicinanza in un momento così tragico».

Sui social, l’amarezza per l’accaduto e le critiche alla chiusura dei punti nascita, decisa per garantire la sicurezza di mamme e neonati. Come dire: a pochi giorni dalla chiusura dei punti nascita di Castelnovo Monti, Pavullo nel Frignano e Borgo Val di Taro (Parma), ci si trova di fronte alla morte di un bimbo. Alla faccia della sicurezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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