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«In 44 nell’ex Opg: la situazione è critica»

«In 44 nell’ex Opg: la situazione è critica»

Nuova ispezione della delegazione del Partito Radicale: «Pochi gli agenti e per di più non formati»

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REGGIO EMILIA. La situazione nel carcere della Pulce rimane delicata relativamente alla presenza di detenuti psichiatrici.

L’ha constatato ieri la delegazione del Partito Radicale che, dopo la visita ispettiva del 24 febbraio scorso, è tornata nella struttura di via Settembrini. In febbraio erano 153 i malati psichiatrici (su un totale di 351 detenuti), con 50 di loro sotto osservazione nel nuovo reparto dell’ex Opg in cui opera un solo psichiatra una volta alla settimana.

Ora il numero è calato a 44 internati sotto osservazione «ma in percentuale è una quantità molto superiore – rimarca Monica Mischiatti (associazione Piero Capone) che fa parte della delegazione radicale che ha incontrato i cronisti davanti alla Pulce – rispetto a tanti altri istituti carcerari e con la prospettiva, al momento, di non poter essere trasferiti nelle strutture riabilitative conosciute come Rems (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza). Quindi il carcere si deve organizzare – conclude – per poter affrontare questo problema davvero serio». Nelle Rems viene trasferito (nella struttura riabilitativa della propria regione di residenza) chi ha espiato la pena ed è incapace d’intendere e di volere, mentre restano nell’ex Opg gli internati che non hanno ancora saldato i conti con la giustizia ma anche quei detenuti che in carcere peggiorano visibilmente sul piano psichiatrico («Perché il carcere produce queste forme di malattia»). Quindi i 44 detenuti psichiatrici restano – a Reggio – in una sorta di “limbo”, oltretutto sotto l’osservazione insufficiente non solo da un punto di visita numerico (quanto ad agenti penitenziari e personale sanitario), ma anche sul piano della specifica preparazione ad affrontare le malattie mentali. «Nell’ex Opg di Reggio la gestione senza l’adeguata preparazione medica per la tutela della salute mentale – spiega l’ex parlamentare radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, presidente dell’istituto Luca Coscioni – non è un problema da poco per gli agenti penitenziari, con rischi connessi. Per non parlare del medico presente che è un precario a cui da 15 anni viene rinnovato il contratto annualmente. La nostra proposta? Bisogna cominciare a ragionare come in un’azienda privata in cui si ha attenzione per la salute e la preparazione professionale dei propri dipendenti. Durante l’ispezione – aggiunge – abbiamo apprezzato la disponibilità al dialogo del coordinatore sanitario Georgios Vertsonis. Continueremo a tenere sotto controllo la situazione che rimane di criticità». (t.s.)

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