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Porcilaia, appello alla Regione «Non firmate quella delibera»

di Giuseppe Boi
Porcilaia, appello alla Regione «Non firmate quella delibera»

Cadelbosco, la delusione dopo il via libera della Conferenza di servizi all’ampliamento dell’ex Aras Il sindaco e il comitato Aria Pulita: «Speravamo che Ausl e Arpae imponessero delle prescrizioni»

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CADELBOSCO. Un appello, l’ennesimo e forse ultimo, alla Regione: «Bloccate la porcilaia». A lanciarlo sono il sindaco Tania Tellini e il comitato Aria pulita. All’indomani del via libera della Conferenza di servizi all’ampliamento dell’allevamento ex Aras, a Cadelbosco si spera in un ultimo colpo di coda: che l’assessore all’Agricoltura, Simona Caselli non firmi la delibera che autorizza Tenuta San Vincenzo ad allevare oltre 7.500 maiali contro gli attuali 1.500. «O quanto meno obblighi l’azienda a installare degli strumenti per azzerare le emissioni nocive», afferma Claudio Giacca, presidente del comitato Aria Pulita.

Richieste che rischiano di cadere nel vuoto. Anche perché le posizioni emerse nella Conferenza di servizio sono chiare. Il Comune è stato l’unico ente a dire no al progetto. Provincia di Reggio, Arpae, Ausl, Aipo, Consorzio di bonifica, Genio civile e vigili del fuoco non hanno rilevato hanno dato il loro assenso all’ampliamento. Nessuno di questi enti ha rilevato problematiche tali da fermare un progetto che prevede l’allevamento di 7.500 suini e la realizzazione di un impianto a biogas da 99 chilowatt. Né sono state imposte delle prescrizioni particolari alla Tenuta San Vincenzo dal punto di vista delle emissioni nell’aria.

«La maggiore delusione è proprio questa – spiega il sindaco Tania Tellini –. Mi aspettavo una maggiore attenzione all’ambiente e alla qualità della vita dei cittadini. Il nostro non è un capriccio. Non diciamo no alle aziende e agli investimenti. Ci saremo però aspettati da Ausl e Arpa l’individuazione di alcune prescrizioni a carico della Tenuta San Vincenzo».

Sulla stessa linea d’onda anche il comitato Aria pulita. «Se abbattono le emissioni per noi non c’è nessun problema – ribadisce Giacca –. Gli studi che abbiamo presentato, in particolare la perizia di Antonio Bodini (docente all’università di Parma, ndr) dimostrano che le misure e i controlli previsti nell’attuale progetto non danno una garanzia assoluta. Per raggiungerla occorrono degli strumenti estremamente costosi che, naturalmente, un’azienda privata non vuole affrontare. Le istituzioni devono fare qualcosa».

«Qui non stiamo parlando di un normale allevamento – prosegue il presidente del comitato –. Quello che vogliono costruire è una vera e propria industria che nulla ha a che fare con l’agricoltura. L’Ausl e l’Arpae devono imporre degli obblighi e delle prescrizioni a questo mega-allevamento a due passi dalle nostre case. E lo deve fare soprattutto la Regione che pochi anni fa ha inserito Cadelbosco nelle aree ad alta criticità per la qualità dell’aria e ora, come un Giano bifronte, autorizza l’ampliamento dell’ex Aras».

E proprio la delibera della Regione è l’ultimo tassello mancante. Prassi vuole che l’ente non faccia altro che ratificare quanto deciso, sebbene a maggioranza, dalla Conferenza di servizi. «Tecnicamente è fatta – conferma Giacca –, ma bisogna vedere cosa dirà la popolazione. Noi non ci fermiamo. Siamo pronti a manifestare, come sempre in maniera civile, il nostro dissenso. Nei prossimi giorni decideremo cosa fare. Dobbiamo incontrarci col sindaco e con la popolazione e tutti insieme stabiliremo come muoverci. Sperando fino alla fine, che la Regione rifletta un attimo prima di adottare la delibera».

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