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arte e politica: il retroscena anni ‘60 

Il Don Camillo dei naif contro il “Peppone” Zavattini

Il Don Camillo dei naif contro il “Peppone” Zavattini

Negli anni Sessanta – a Guastalla – c’erano improvvisati punti-mostra, come quello del corniciaio-artista Mario Daolio, cioè l’indimenticabile “Piccola Margutta”, il cenacolo guastallese dell’arte...

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Negli anni Sessanta – a Guastalla – c’erano improvvisati punti-mostra, come quello del corniciaio-artista Mario Daolio, cioè l’indimenticabile “Piccola Margutta”, il cenacolo guastallese dell’arte vissuta come spontaneità, confronto di stili, voglia di esprimersi e soprattutto amicizia. Un ritrovo, anche un po’ guascone, di artisti dalle tante anime. E da quell’incubatrice sono passati tipi particolari di sognatori: i pittori naifs. A battezzarla “Piccola Margutta” ci pensò il critico Nevio Iori, a spingere per organizzarvi delle mostre un sacerdote-pittore, l’impareggiabile don Morani che, a partire dagli anni Sessanta, si calò in un amen nel ruolo di padre spirituale dei naifs, su mandato non casuale del vescovo Gilberto Baroni – mi svelò l’anno scorso don Ambrogio – preoccupato a quell’epoca del “dominio” nel settore dell’intellettuale di sinistra Cesare Zavattini. Quindi da una parte Za che “al valore e ai compiti della naivetè ha creduto fortemente, delineando i termini dell’evoluzione storica del “fatto naif”, come forma d’arte popolare e ingenua storicamente connotata fin da secoli addietro (dagli ex voto alle insegne da osteria, alle tavole dei cantastorie ed altro”.

Dall’altra parte un sacerdote propositivo – in arte Brommo – che darà pure lui parecchio impulso alla creatività naive nell’area rivierasca del Po “dando così sfogo al suo autentico estro pittorico e, come al solito, senza scopo di lucro e di gloria”. Il Don Camillo dei pittori naifs. Una storia dal sapore guareschiano. (t.s.)

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