la tragedia
La ricostruzione «Puerpera soccorsa e operata in un’ora»
CASTELNOVO MONTI . Nel corso dell’intervento di ieri in assemblea regionale, l’assessore Sandro Venturi ha fornito i dati ricostruendo quanto avvenuto. «La telefonata di soccorso al 118 arriva...
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CASTELNOVO MONTI . Nel corso dell’intervento di ieri in assemblea regionale, l’assessore Sandro Venturi ha fornito i dati ricostruendo quanto avvenuto.
«La telefonata di soccorso al 118 arriva domenica 29 ottobre, alle 5.45 di mattina – ricostruisce Venturi – L’operatore centrale valuta l’intervento di soccorso in codice giallo. Immediato, due minuti dopo, l’invio di un’ambulanza con infermiere. Intanto, scatta il preallarme dell’automedica a Pavullo. Alle 5.50, parte l’ambulanza con l’infermiere e l’autista soccorritore, l’arrivo sul posto 5 minuti dopo. In attesa dell’automedica, l’equipaggio dell’ambulanza rileva i parametri vitali. Qualche minuto dopo le 6 arriva l’automedica: il medico attiva la procedura, in vigore da anni, che prevede l’invio della paziente all’ospedale di Sassuolo, al pari di altre procedure di centralizzazione operative per infarto, ictus e politrauma. L’obiettivo è garantire l’assistenza da parte di un centro nascita di secondo livello idoneo ad accogliere e gestire qualunque complicanza per mamma e neonato».
«Alle ore 6.53 – prosegue quindi Venturi –, l’arrivo all’ospedale di Sassuolo, con accesso diretto in Ostetricia: sono già presenti un medico ginecologo e un’ostetrica. Immediata la diagnosi di distacco di placenta, con bradicardia fetale. Pochi minuti dopo inizia l’intervento in sala operatoria, con una équipe costituita da infermieri, due rianimatori, due ostetriche, tre ginecologi, un neonatologo e un chirurgo generale a disposizione. Passata un’ora dopo il cesareo, nonostante la tempestiva rianimazione neonatologica, purtroppo il bimbo non ce la fa».
Ovviamente però, al di là del dolore che la vicenda comporta, essa ha risvegliato le polemiche per la chiusura dei punti nascita appenninici: i comitati di Pavullo stanno anche valutando l’opportunità di presentare un esposto alla magistratura non tanto sull’operato del personale medico, quanto sulle scelte e i protocolli alla base del trasferimento a Sassuolo e in particolare della chiusura dei punti nascite appenninici.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«La telefonata di soccorso al 118 arriva domenica 29 ottobre, alle 5.45 di mattina – ricostruisce Venturi – L’operatore centrale valuta l’intervento di soccorso in codice giallo. Immediato, due minuti dopo, l’invio di un’ambulanza con infermiere. Intanto, scatta il preallarme dell’automedica a Pavullo. Alle 5.50, parte l’ambulanza con l’infermiere e l’autista soccorritore, l’arrivo sul posto 5 minuti dopo. In attesa dell’automedica, l’equipaggio dell’ambulanza rileva i parametri vitali. Qualche minuto dopo le 6 arriva l’automedica: il medico attiva la procedura, in vigore da anni, che prevede l’invio della paziente all’ospedale di Sassuolo, al pari di altre procedure di centralizzazione operative per infarto, ictus e politrauma. L’obiettivo è garantire l’assistenza da parte di un centro nascita di secondo livello idoneo ad accogliere e gestire qualunque complicanza per mamma e neonato».
«Alle ore 6.53 – prosegue quindi Venturi –, l’arrivo all’ospedale di Sassuolo, con accesso diretto in Ostetricia: sono già presenti un medico ginecologo e un’ostetrica. Immediata la diagnosi di distacco di placenta, con bradicardia fetale. Pochi minuti dopo inizia l’intervento in sala operatoria, con una équipe costituita da infermieri, due rianimatori, due ostetriche, tre ginecologi, un neonatologo e un chirurgo generale a disposizione. Passata un’ora dopo il cesareo, nonostante la tempestiva rianimazione neonatologica, purtroppo il bimbo non ce la fa».
Ovviamente però, al di là del dolore che la vicenda comporta, essa ha risvegliato le polemiche per la chiusura dei punti nascita appenninici: i comitati di Pavullo stanno anche valutando l’opportunità di presentare un esposto alla magistratura non tanto sull’operato del personale medico, quanto sulle scelte e i protocolli alla base del trasferimento a Sassuolo e in particolare della chiusura dei punti nascite appenninici.
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