Oggi l’addio a don Morani Una vita dedicata ai poveri
Guastalla, alle 11 in duomo presiederà il vescovo emerito Caprioli con i sacerdoti L’88enne sacerdote e pittore era un membro storico dei Servi della Chiesa
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GUASTALLA . Questa mattina, alle 11, in duomo, la comunità guastallese e il vescovo emerito Adriano Caprioli con i sacerdoti, daranno l’addio a monsignor Ambrogio Morani, membro storico dei Servi della Chiesa e cappellano emerito dell’ospedale di Guastalla.
Dopo la messa l’ultimo viaggio verso Paullo di Casina dov’era nato 88 anni fa.
Qui la salma è attesa per le 14.30 nella pieve, dove sarà officiata una funzione funebre, e, come da desiderio del sacerdote, sarà tumulata nel cimitero vicino ai suoi genitori e fratelli. Don Morani lascia due cognate e i nipoti.
La camera ardente di don Ambrogio ieri è stata custodita nella Cappella dell’ospedale di Guastalla dove, nel pomeriggio, il vescovo Massimo Camisasca ha recitato il santo Rosario. Tantissime le persone presenti.
La vita di Morani è stata interamente dedicata ai poveri, secondo il carisma di monsignor Dino Torreggiani, il fondatore dei Servi della Chiesa, e l’amicizia maturata con don Alberto Altana. A Guastalla era entrato nell’istituto secolare dei Servi della Chiesa nel 1948 dopo un’esperienza di noviziato nel convento dei Cappuccini di Fidenza, che aveva dovuto interrompere per motivi di salute.
Subito dopo l’ordinazione sacerdotale, ricevuta il 17 dicembre 1955, era stato nominato direttore del collegio San Giuseppe di Guastalla, incarico che ha esercitato fino al 1978; successivamente ha diretto il centro vocazionale dei Servi della Chiesa fino al 1986.
Il sacerdote è rimasto sempre a Guastalla, il che non gli ha impedito di svolgere un’opera di evangelizzazione ad ampio raggio e per tanti “ultimi”: dal 1958 al 1965 è stato cappellano delle carceri e per vent’anni (dagli anni ‘60 agli ‘80) dei Sinti e dei Rom, oltre che cappellano dell’ospedale dal 1985.
Pittore appassionato e fantasioso, era diventato un maestro per i naifs della Bassa. Quadri di “Brommo”, questo il suo nome d’arte, sono diffusi in tutta Italia e in Vaticano.
Cordoglio è stato espresso ai sacerdoti e al vescovo della diocesi da parte del sindaco Camilla Verona, anche a nome di tutta l’amministrazione comunale: «Per i guastallesi don Ambrogio era una figura importante. Apriva sempre la porta a tutte le persone che gli chiedevano aiuto. E tutti se ne andavano con un pacchettino o una parola di conforto. Lui fin che ha potuto è sempre stato vicino ai malati, ha visto in faccia la sofferenza. È stato davvero il sacerdote degli “ultimi”». E ieri, sono andati in tanti a far visita alla salma per un saluto, una preghiera, un fiore.
Sulla pagina Facebook di “Sei di Guastalla Se...” il ricordo e il cordoglio di tanti amici e semplici cittadini tra cui il pittore naif Franco Mora. E c’è chi, come l’architetto Sergio Zanichelli, lo ricorda come «grande uomo di fede e di cultura». (m.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Dopo la messa l’ultimo viaggio verso Paullo di Casina dov’era nato 88 anni fa.
Qui la salma è attesa per le 14.30 nella pieve, dove sarà officiata una funzione funebre, e, come da desiderio del sacerdote, sarà tumulata nel cimitero vicino ai suoi genitori e fratelli. Don Morani lascia due cognate e i nipoti.
La camera ardente di don Ambrogio ieri è stata custodita nella Cappella dell’ospedale di Guastalla dove, nel pomeriggio, il vescovo Massimo Camisasca ha recitato il santo Rosario. Tantissime le persone presenti.
La vita di Morani è stata interamente dedicata ai poveri, secondo il carisma di monsignor Dino Torreggiani, il fondatore dei Servi della Chiesa, e l’amicizia maturata con don Alberto Altana. A Guastalla era entrato nell’istituto secolare dei Servi della Chiesa nel 1948 dopo un’esperienza di noviziato nel convento dei Cappuccini di Fidenza, che aveva dovuto interrompere per motivi di salute.
Subito dopo l’ordinazione sacerdotale, ricevuta il 17 dicembre 1955, era stato nominato direttore del collegio San Giuseppe di Guastalla, incarico che ha esercitato fino al 1978; successivamente ha diretto il centro vocazionale dei Servi della Chiesa fino al 1986.
Il sacerdote è rimasto sempre a Guastalla, il che non gli ha impedito di svolgere un’opera di evangelizzazione ad ampio raggio e per tanti “ultimi”: dal 1958 al 1965 è stato cappellano delle carceri e per vent’anni (dagli anni ‘60 agli ‘80) dei Sinti e dei Rom, oltre che cappellano dell’ospedale dal 1985.
Pittore appassionato e fantasioso, era diventato un maestro per i naifs della Bassa. Quadri di “Brommo”, questo il suo nome d’arte, sono diffusi in tutta Italia e in Vaticano.
Cordoglio è stato espresso ai sacerdoti e al vescovo della diocesi da parte del sindaco Camilla Verona, anche a nome di tutta l’amministrazione comunale: «Per i guastallesi don Ambrogio era una figura importante. Apriva sempre la porta a tutte le persone che gli chiedevano aiuto. E tutti se ne andavano con un pacchettino o una parola di conforto. Lui fin che ha potuto è sempre stato vicino ai malati, ha visto in faccia la sofferenza. È stato davvero il sacerdote degli “ultimi”». E ieri, sono andati in tanti a far visita alla salma per un saluto, una preghiera, un fiore.
Sulla pagina Facebook di “Sei di Guastalla Se...” il ricordo e il cordoglio di tanti amici e semplici cittadini tra cui il pittore naif Franco Mora. E c’è chi, come l’architetto Sergio Zanichelli, lo ricorda come «grande uomo di fede e di cultura». (m.p.)
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