Con Berlinguer a Reggio una massa di 64mila iscritti
Il 1984 segnò il sorpasso sulla Dc con il 54% dei suffragi Nel 1921, alla fondazione del partito, le tessere erano 200
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Quando anche a Reggio Emilia, dopo il Congresso di Livorno (gennaio 1921), si era costituita la prima Federazione comunista in via Caggiati, raccolse subito 200 iscritti, poi saliti a 600 nei mesi successivi, nella gran parte giovani, forze espresse dalla diaspora del partito socialista nel momento più difficile, con il fascismo che si affermava ormai in tutta Italia e che trovava, proprio nelle zone “rosse”, il proprio cammino facilitato dalle divisioni e scissioni, malattia endemica della sinistra italiana.
Rimasta l’unica forza ad opporsi nel paese, costretto alla clandestinità, il Pci poteva però contare già su 1000 iscritti nel 1933.
Dopo gli arresti operati ad ondate successive dall’Ovra ed il Patto Ribbentrop-Molotov del 1939 che decretò la fine dell’antifascismo italiano, il Pci riprese, anche in provincia, la trama organizzativa dopo il 25 luglio, con la liberazione dei dirigenti incarcerati e già il 9 settembre alle Scampate di Montecavolo fu deciso il passaggio alla lotta armata.
Venti mesi dopo - alla Liberazione - il Pci reggiano poteva contare su poco più di 5.000 tesserati, che nell'ottobre avevano già raggiunto la quota vertiginosa di oltre 45.000. Una massa di militanti cui era ben difficile in così breve tempo fornire dirigenti e quadri all’altezza.
Lo sforzo fu enorme per organizzare, inquadrare, formare. Già alle prime elezioni amministrative della primavera 1946 il Pci raggiunse il 46% dei suffragi, dato confermato nelle politiche-referendarie del 2 giugno. Distaccata la Dc (23%) e il Psiup (26%).
Dopo la sconfitta su scala nazionale del 18 aprile, segnata invece dall’affermazione in sede locale del Fronte popolare (Pci+Psiup) con il 58% , per tutti gli anni ‘50 il Pci reggiano non scese mai sotto il 40% dei suffragi, assestandosi intorno al 45,5% tra il 1963 e il 1968, nel 1969 fu istituito anche il Comitato Cittadino che poteva contare su 7 funzionari e una base di 24.000 iscritti. Gli anni Settanta sono quelli dell’avanzata: dal 48.8% delle Politiche del 1972, si arriverà al 52.7% nel 1976, poco meno del picco assoluto con il 54.4% nelle Europee 1984 segnate dalla morte di Enrico Berlinguer (e dal “sorpasso” del Pci sulla Dc). L’anno precedente gli iscritti avevano toccato quota 64.000 (1,6 milione su scala nazionale). Nel 1991, primo anno di vita dell’“erede” PdS gli iscritti a Reggio erano scesi a 38.432 unità, alle Politiche del 1992 il nuovo partito raggiunse a Reggio Emilia il 37,7%. Era iniziata una nuova vicenda. (m.s.)
Rimasta l’unica forza ad opporsi nel paese, costretto alla clandestinità, il Pci poteva però contare già su 1000 iscritti nel 1933.
Dopo gli arresti operati ad ondate successive dall’Ovra ed il Patto Ribbentrop-Molotov del 1939 che decretò la fine dell’antifascismo italiano, il Pci riprese, anche in provincia, la trama organizzativa dopo il 25 luglio, con la liberazione dei dirigenti incarcerati e già il 9 settembre alle Scampate di Montecavolo fu deciso il passaggio alla lotta armata.
Venti mesi dopo - alla Liberazione - il Pci reggiano poteva contare su poco più di 5.000 tesserati, che nell'ottobre avevano già raggiunto la quota vertiginosa di oltre 45.000. Una massa di militanti cui era ben difficile in così breve tempo fornire dirigenti e quadri all’altezza.
Lo sforzo fu enorme per organizzare, inquadrare, formare. Già alle prime elezioni amministrative della primavera 1946 il Pci raggiunse il 46% dei suffragi, dato confermato nelle politiche-referendarie del 2 giugno. Distaccata la Dc (23%) e il Psiup (26%).
Dopo la sconfitta su scala nazionale del 18 aprile, segnata invece dall’affermazione in sede locale del Fronte popolare (Pci+Psiup) con il 58% , per tutti gli anni ‘50 il Pci reggiano non scese mai sotto il 40% dei suffragi, assestandosi intorno al 45,5% tra il 1963 e il 1968, nel 1969 fu istituito anche il Comitato Cittadino che poteva contare su 7 funzionari e una base di 24.000 iscritti. Gli anni Settanta sono quelli dell’avanzata: dal 48.8% delle Politiche del 1972, si arriverà al 52.7% nel 1976, poco meno del picco assoluto con il 54.4% nelle Europee 1984 segnate dalla morte di Enrico Berlinguer (e dal “sorpasso” del Pci sulla Dc). L’anno precedente gli iscritti avevano toccato quota 64.000 (1,6 milione su scala nazionale). Nel 1991, primo anno di vita dell’“erede” PdS gli iscritti a Reggio erano scesi a 38.432 unità, alle Politiche del 1992 il nuovo partito raggiunse a Reggio Emilia il 37,7%. Era iniziata una nuova vicenda. (m.s.)
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