L’addio della diocesi a don Ambrogio
di Mauro Pinotti
Tutti i sacerdoti, guidati dal vescovo emerito Caprioli, ai funerali dello storico cappellano dell’ospedale e famoso pittore
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GUASTALLA. Dal saluto di commiato del vescovo emerito della diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, Adriano Caprioli, all’addio commosso dell’amico Giuseppe Amadei. Duomo gremito, ieri mattina per i funerali di monsignor Ambrogio Morani, il sacerdote degli umili. Alle esequie erano presenti tutti i sacerdoti della diocesi e rappresentanti dell’istituto dei Servi della Chiesa.
La bara è stata posta davanti all’altare con sopra il suo abito talare e la stola. Ad accogliere la salma di don Ambrogio è stato il vescovo emerito: «Consegniamo nelle mani di Gesù un nostro carissimo sacerdote. Consegniamo non solo l’anima ma tutta la sua vita: la mente, il cuore, i desideri, i progetti, i suoi quadri, le sue lettere ma anche le speranze che hanno sostenuto il suo cammino nel suo lungo ministero speso qui a Guastalla in particolare con i malati dell’ospedale. Vogliamo dare alla morte il suo vero significato. La morte non è la fine di tutto ma il compimento, il traguardo di tutto. Credere non è un perdere ma ritrovare la vita nella sua pienezza». Poi l’invito a credenti e laici: «Viviamo bene, scegliamo bene le cose che contano agli occhi di Dio nella vita. Prepariamo bene il momento in cui anche per noi si schiuderà la vita eterna».
Dopo le letture e il Vangelo, don Stefano Torelli nella sua omelia ha ricordato i passaggi fondamentali della vita di don Ambrogio: «In questi giorni a Roma si è svolto un convegno sugli istituti secolari di cui don Ambrogio faceva parte. È una novità e rivoluzione nella chiesa perché permette alle persone di vivere con i voti, non stando in convento come è sempre stato nei secoli, ma da 70 anni, uno può vivere i voti di povertà, castità e obbedienza anche nella vita laicale, nel mondo, nel lavoro e come sacerdote diocesano. Don Ambrogio ha vissuto in mezzo alla società e alle persone. Si è lasciato conoscere e ha conosciuto. È andato incontro a persone che non si sa cosa pensino, quale sua il loro valore. E con loro, don Ambrogio, inizia ed approfondisce un dialogo vero. Ha conosciuto tanti ambienti e realtà riuscendo a entrare nel cuore di comunità dove la chiesa, a volte, non arriva. Ringrazio il Signore per questo grande esempio e gli chiedo che questo fuoco, che aveva nel carattere e nello spirito, possa continuare e possa essere di nuovo presente, possa chiamare uomini, donne e laici a scegliere la strada della consacrazione secolare e anche tanti sacerdoti».
Poi lo struggente ricordo di Giuseppe Amadei, alla soglia dei suoi 99 anni (che compirà il prossimo 18 marzo), che ha voluto annoverarlo tra i suoi «pochi ma cari amici».
Quindi la bara è stata portata fuori dal duomo a spalla da alcuni sacerdoti prima del viaggio verso Paullo di Casina.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La bara è stata posta davanti all’altare con sopra il suo abito talare e la stola. Ad accogliere la salma di don Ambrogio è stato il vescovo emerito: «Consegniamo nelle mani di Gesù un nostro carissimo sacerdote. Consegniamo non solo l’anima ma tutta la sua vita: la mente, il cuore, i desideri, i progetti, i suoi quadri, le sue lettere ma anche le speranze che hanno sostenuto il suo cammino nel suo lungo ministero speso qui a Guastalla in particolare con i malati dell’ospedale. Vogliamo dare alla morte il suo vero significato. La morte non è la fine di tutto ma il compimento, il traguardo di tutto. Credere non è un perdere ma ritrovare la vita nella sua pienezza». Poi l’invito a credenti e laici: «Viviamo bene, scegliamo bene le cose che contano agli occhi di Dio nella vita. Prepariamo bene il momento in cui anche per noi si schiuderà la vita eterna».
Dopo le letture e il Vangelo, don Stefano Torelli nella sua omelia ha ricordato i passaggi fondamentali della vita di don Ambrogio: «In questi giorni a Roma si è svolto un convegno sugli istituti secolari di cui don Ambrogio faceva parte. È una novità e rivoluzione nella chiesa perché permette alle persone di vivere con i voti, non stando in convento come è sempre stato nei secoli, ma da 70 anni, uno può vivere i voti di povertà, castità e obbedienza anche nella vita laicale, nel mondo, nel lavoro e come sacerdote diocesano. Don Ambrogio ha vissuto in mezzo alla società e alle persone. Si è lasciato conoscere e ha conosciuto. È andato incontro a persone che non si sa cosa pensino, quale sua il loro valore. E con loro, don Ambrogio, inizia ed approfondisce un dialogo vero. Ha conosciuto tanti ambienti e realtà riuscendo a entrare nel cuore di comunità dove la chiesa, a volte, non arriva. Ringrazio il Signore per questo grande esempio e gli chiedo che questo fuoco, che aveva nel carattere e nello spirito, possa continuare e possa essere di nuovo presente, possa chiamare uomini, donne e laici a scegliere la strada della consacrazione secolare e anche tanti sacerdoti».
Poi lo struggente ricordo di Giuseppe Amadei, alla soglia dei suoi 99 anni (che compirà il prossimo 18 marzo), che ha voluto annoverarlo tra i suoi «pochi ma cari amici».
Quindi la bara è stata portata fuori dal duomo a spalla da alcuni sacerdoti prima del viaggio verso Paullo di Casina.
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