Morti per finta contro le guerre
Pacifisti e anarchici hanno dato vita a due cortei con una simulazione d’attacco
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REGGIO EMILIA. Si sono stesi, come corpi morti vestiti di tute bianche, davanti agli occhi dei passanti che affolavano ieri pomeriggio via Emilia Santo Stefano. Una simulazione fatta in carne e ossa dai tanti partecipanti al corteo pacifista che ieri ha sfilato per il centro di Reggio Emilia, a poche ore dalla celebrazione della Giornata dell’unità nazionale e delle Forze armate. Un 4 novembre a due facce: quella pacifista è scesa a sua volta in piazza della Vittoria su convocazione del Movimento Nonviolento insieme ad altri soggetti culturali e politici della città, che si sono ritrovati per dire basta ad armi nucleari e spese militari.
«A cento anni dalla “inutile strage” della Prima Guerra Mondiale siamo convinti che un’altra difesa sia possibile» avevano già messo in chiaro gli organizzatori durante la presentazione della giornata durante la conferenza stampa.
«Lo affermeremo ricordando Mario Baricchi e Fermo Angioletti, i giovanissimi reggiani che il 25 febbraio del 1915 furono uccisi dal regio esercito mentre protestavano contro l’ingresso dell’Italia nella grande guerra, e realizzando un grande e luminoso simbolo di pace alla cui costruzione sono invitati tutti i cittadini».
Durante l'iniziativa è stata presentata la campagna “Italia ripensaci”, «nata perché il nostro Paese sottoscriva il trattato per l'abolizione delle armi nucleari». «Non possiamo più permetterci di svettare ai primi posti per la spesa pubblica militare, sperperando 23 miliardi all’anno, ben 63 milioni al giorno in armamenti» hanno scandito dal corteo, mentre alla Gabella c’era il secondo corteo antimilitarista formato dagli anarchici reggiani e dall’Unione sindacale italiana. (e.l.t.)
«A cento anni dalla “inutile strage” della Prima Guerra Mondiale siamo convinti che un’altra difesa sia possibile» avevano già messo in chiaro gli organizzatori durante la presentazione della giornata durante la conferenza stampa.
«Lo affermeremo ricordando Mario Baricchi e Fermo Angioletti, i giovanissimi reggiani che il 25 febbraio del 1915 furono uccisi dal regio esercito mentre protestavano contro l’ingresso dell’Italia nella grande guerra, e realizzando un grande e luminoso simbolo di pace alla cui costruzione sono invitati tutti i cittadini».
Durante l'iniziativa è stata presentata la campagna “Italia ripensaci”, «nata perché il nostro Paese sottoscriva il trattato per l'abolizione delle armi nucleari». «Non possiamo più permetterci di svettare ai primi posti per la spesa pubblica militare, sperperando 23 miliardi all’anno, ben 63 milioni al giorno in armamenti» hanno scandito dal corteo, mentre alla Gabella c’era il secondo corteo antimilitarista formato dagli anarchici reggiani e dall’Unione sindacale italiana. (e.l.t.)
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