Arrestati due spacciatori nel casolare della droga
I giovani sono stati trovati con circa due etti di cocaina nello stabile di via Ancini In quello stesso edificio a marzo era stata scoperta una piantagione di marijuana
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REGGIO EMILIA. Dopo la marijuana, la cocaina. Il casolare della droga di via Ancini, nella borgata di Case Pirondi, a Roncocesi, continuava a essere utilizzato come un vero e proprio fortino dagli spacciatori. Un luogo ostico da raggiungere, circondato dal torrente Modolena, dal fango e da un campo nomadi.
Per questo, probabilmente, i due criminali albanesi arrestati dalla squadra mobile di Reggio Emilia si sentivano al sicuro, nonostante la grossa operazione antidroga condotta proprio lì a marzo.
In quella circostanza i poliziotti avevano scoperto, nascosta all’interno del fabbricato, una vera e propria piantagione di marijuana: 648 piante in vario stato di maturazione, numerose lampade alogene necessarie per far crescere velocemente la coltivazione e un impianto di aspirazione per ciascuna stanza adibita alla coltivazione dello stupefacente. Il tutto amorevolmente accudito da un “agricoltore” di origini cinesi.
Dopo quell’episodio, però, il traffico di droga in via Ancini non si è certo fermato, finché alla questura non è arrivata la segnalazione di movimenti sospetti all’interno del casolare.
Così, sabato, gli agenti della Mobile si sono appostati fuori dallo stabile fra notevoli difficoltà. La strada sterrata, piena di buche, era quasi impraticabile tanto che un’unità del reparto Prevenzione crimine, che doveva raggiungere la zona per dare supporto ai colleghi, non è riuscita ad arrivare.
Nonostante questo però i poliziotti sono riusciti a intercettare un giovane che, in bicicletta, stava uscendo dall’edificio rurale. Una volta fermato, in suo possesso è stato trovato un involucro contenente oltre 25 grammi di cocaina e una chiave utilizzata per chiudere una delle stanze del casolare.
Così gli agenti, una volta entrati proprio grazie alla chiave, hanno trovato un secondo ragazzo in possesso di altri 140 grammi di cocaina, in parte nascosta in un vasetto di vetro assieme a del riso. Una circostanza che, secondo le ipotesi investigative, potrebbe dire molto sul metodo utilizzato dagli spacciatori per nascondere la droga.
Il barattolo, probabilmente, era stato disseppellito da poco per rifornire i clienti del giorno e il riso serviva proprio ad assorbire l’umidità del terreno e preservare intatto lo stupefacente.
Oltre alla cocaina la Mobile ha sequestrato anche sette telefoni cellulari, utilizzati per mantenere i contatti con i clienti, un bilancino di precisione per dividere le dosi e diverso materiale per confezionarle e venderle.
I due ragazzi albanesi, il 29enne Arsid Subashi e il 28enne Dorian Cakri, sono quindi stati arrestati e si trovano in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Leonardo Grilli
Per questo, probabilmente, i due criminali albanesi arrestati dalla squadra mobile di Reggio Emilia si sentivano al sicuro, nonostante la grossa operazione antidroga condotta proprio lì a marzo.
In quella circostanza i poliziotti avevano scoperto, nascosta all’interno del fabbricato, una vera e propria piantagione di marijuana: 648 piante in vario stato di maturazione, numerose lampade alogene necessarie per far crescere velocemente la coltivazione e un impianto di aspirazione per ciascuna stanza adibita alla coltivazione dello stupefacente. Il tutto amorevolmente accudito da un “agricoltore” di origini cinesi.
Dopo quell’episodio, però, il traffico di droga in via Ancini non si è certo fermato, finché alla questura non è arrivata la segnalazione di movimenti sospetti all’interno del casolare.
Così, sabato, gli agenti della Mobile si sono appostati fuori dallo stabile fra notevoli difficoltà. La strada sterrata, piena di buche, era quasi impraticabile tanto che un’unità del reparto Prevenzione crimine, che doveva raggiungere la zona per dare supporto ai colleghi, non è riuscita ad arrivare.
Nonostante questo però i poliziotti sono riusciti a intercettare un giovane che, in bicicletta, stava uscendo dall’edificio rurale. Una volta fermato, in suo possesso è stato trovato un involucro contenente oltre 25 grammi di cocaina e una chiave utilizzata per chiudere una delle stanze del casolare.
Così gli agenti, una volta entrati proprio grazie alla chiave, hanno trovato un secondo ragazzo in possesso di altri 140 grammi di cocaina, in parte nascosta in un vasetto di vetro assieme a del riso. Una circostanza che, secondo le ipotesi investigative, potrebbe dire molto sul metodo utilizzato dagli spacciatori per nascondere la droga.
Il barattolo, probabilmente, era stato disseppellito da poco per rifornire i clienti del giorno e il riso serviva proprio ad assorbire l’umidità del terreno e preservare intatto lo stupefacente.
Oltre alla cocaina la Mobile ha sequestrato anche sette telefoni cellulari, utilizzati per mantenere i contatti con i clienti, un bilancino di precisione per dividere le dosi e diverso materiale per confezionarle e venderle.
I due ragazzi albanesi, il 29enne Arsid Subashi e il 28enne Dorian Cakri, sono quindi stati arrestati e si trovano in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Leonardo Grilli
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