Reggio Emilia, in due anni 48 unioni civili e 58 convivenze di fatto
Bene anche il testamento biologico, registrate dal 2010 le volontà di 361 persone Il vicesindaco Sassi: «Con questi strumenti si crea una società libera e plurale»
REGGIO EMILIA. Probabilmente Reggio Emilia non è più la città “rossa” di un tempo ma, certamente, nel corso degli anni non ha rinunciato alla sua laicità. Unioni civili, convivenze di fatto, testamenti biologici: la comunità reggiana è stata al passo con l’avanzare delle sfide etiche e legislative che stanno impegnando il mondo. E lo ha fatto sfruttando le nuove leggi varate dal Governo e dei vuoti normativi che hanno permesso ai Comuni di avere una certa autonomia sulla tematica del fine vita.
La novità più rilevante è stata sicuramente la legge Cirinnà, accolta con enorme favore dall’amministrazione di Reggio. Tanto che ad agosto dello scorso anno l’unione in Sala del Tricolore fra Piergiorgio Paterlini e Marco Sotgiu è stata il primo “sì” omosessuale della storia d’Italia, oltre che della nostra città. Una novità in materia di laicità pubblica seguita, a maggio 2017, anche dalla prima unione civile reggiana con una persona transessuale, uno dei primi casi nazionali.
Ma dal sì Paterlini e Sotgiu in tanti hanno seguito il loro esempio. Nel 2016 sono state 26 le unioni civili celebrate, 22 nel 2017 fino ad oggi. E i numeri salgono ancora per quanto riguarda invece le convivenze di fatto: 33 nel 2016, 25 quest’anno.
Una differenza, quella fra queste due forme giuridiche, definita sempre dalla legge Cirinnà. In sintesi le unioni civili sono delle specifiche formazioni sociali costituite da persone maggiorenni dello stesso sesso. Le convivenze di fatto invece fanno riferimento a quelle coppie formate da due persone maggiorenni, sia etero che omosessuali, che sono unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, che non sono vincolate da rapporti di parentela, affinità, adozione, matrimonio o un’unione civile.
Numeri, quelli reggiani, dei quali va fiero il vicesindaco e assessore al Welfare Matteo Sassi: «La laicità è un prerequisito per un ordinamento che si voglia dire realmente democratico. La società laica e plurale è l’unica che può consentire un pieno riconoscimento delle diverse culture ma anche e soprattutto un pieno sviluppo delle potenzialità di ciascuna persona. E da questo punto di vista i diritti civili e le libertà fondamentali sono espressione di queste potenzialità».
Vi è poi un terzo elemento che fa parte del “pacchetto laicità” di Reggio: il testamento biologico. «Nel 2010 – prosegue Sassi – con una delibera il Comune ha creato il registro del testamento biologico sulla scorta di un percorso politico partecipato con diversi comitati cittadini, fra i quali Dar Voce e Iniziativa laica. È vero che non ci sta una norma nazionale che dia piena attuazione alle ultime volontà di ognuno di noi sul fine vita, ma è altrettanto vero che nessuna legge vieta di creare un pubblico registro per custodirle. In questo modo, davanti a un ipotetico contenzioso giuridico, i familiari e il medico hanno una tutela in più».
Un’idea apprezzata dai reggiani che, in 7 anni, hanno depositato 361 testamenti.
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