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Le perizie non confermano una morte alla Cemental

di Enrico Lorenzo Tidona
Le perizie non confermano una morte alla Cemental

Udienza in favore dell’ex titolare dopo la deposizione dei consulenti del tribunale Nanetti: «Messe in dubbio le cause della morte di mio padre. Non lo accetto»

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CORREGGIO. Braccio di ferro tra periti sulle condizioni di lavoro alla Cemental di Correggio. Un’udienza in salita per gli ex operai dopo la deposizione avvenuta ieri nel processo che vede imputato l’ex titolare della Cemental, il cavalier Franco Ponti, accusato in questo procedimento di omicidio colposo e lesioni gravissime per l’impiego dell’amianto nelle lavorazioni dell’azienda correggese. A deporre sono stati i due periti del collegio Stefano Candura (docente di Medicina del lavoro all’Università di Pavia) e Yao Chen (del Dipartimento di Medicina legale sempre dell’ateneo pavese), che non hanno messo un punto fermo soprattutto sulla morte di Luciano Nanetti, ex operaio la cui famiglia si è costituita parte civile ed è difesa dall’avvocato Ernesto D’Andrea. I due periti sono stati quindi sottoposti a un duro contraddittorio diretto con il consulente di parte civile Enzo Merler, dirigente dell’Ausl di Padova.I periti nominati dal tribunale hanno ingaggiato un botta a risposta con Merler, tra i mugugni dei familiari che imputano il decesso di Luciano Nanetti (la cui morte portò all’esposto del figlio Andrea e alla conseguente inchiesta della procura) all’esposizione all’amianto.

Pochi dubbi invece sulle cause dell’asbestosi diagnosticata a Paolo Montanari (presente ieri in aula). Il tribunale deve capire se erano presenti le protezioni prescritte per legge mentre i due operai erano al lavoro. In secondo luogo si deve capire se vi sia il nesso di causalità fra l’esposizione all’amianto e il decesso di Nanetti.

«C’è stata l’illustrazione da parte dei Ctu per la perizia – ha riportato l’avvocato D’Andrea –. Il nostro consulente di parte, il dottor Merler, ha chiesto dei chiarimenti facendo diverse osservazioni sul merito scientifico che ora sono al vaglio del giudice».

Il processo, per certi versi, sembra essersi complicato per le parti lese. «Ci sono degli elementi positivi – sottolinea D’Andrea – che confermano da una parte l’impianto accusatorio avanzato dalla procura e dal pm Isabella Chiesi. Altri elementi meritano invece di essere ponderati ed effettivamente allo stato attuale sono rimessi più alla discrezionalità del giudice».

Rabbia tra i parenti delle vittime dell’amianto. Lea Giberti, vedova di Gastone Cipolli, si è detta esterrefatta dalla posizione dei periti. «La mia impressione è che sono stati molto indecisi sulle risposte. Noi ci aspettavamo verità. Sono stati molto prudenti».

Nella prossima udienza, fissata il 18 dicembre, saranno sentiti i periti di parte. «Le cause della morte di mio padre sono molto chiare – ha ribadito con forza Andrea Nanetti a margine dell’udienza –. Quattro strutture ospedaliere l’hanno già detto così come tutti gli specialisti. Questa perizia sembra insinuare dei dubbi. Sembra una perizia di parte. Che un professore venga a raccontare che nel 1971 non si sapeva quali sistemi di sicurezza si potevano adottare mi fa pensare. È sotto gli occhi di tutti il contrasto tra questa perizia di oggi e quella del dottor Soffritti che ha portato alla condanna di Ponti nell’altro processo. Sembra che si parli di due Cemental, di due aziende diverse. Ci sono fabbriche del 1940 riprese in foto con degli aspiratori per le aspirazioni di amianto. Era noto che di amianto si poteva morire».

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