Vaccini, resistenza di medici e infermieri
di Roberto Fontanili
Partita la campagna antinfluenzale: al Core un flashmob promosso dall’Ausl per sensibilizzare chi lavora in ospedale
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REGGIO EMILIA. «Ma non ci penso neanche a vaccinarmi»; «Io non mi ammalo mai»; «Se poi mi ammalo disgrazia»; «La vaccinazione non serve a niente».
A riportare queste frasi, dette e ripetute nei giorni scorsi da tanti medici, tecnici, infermieri, oss, che anche quest’anno, nonostante i ripetuti appelli della direzione dell’Ausl, hanno deciso di non sottoporsi a vaccinazione, sono stati ieri alcuni direttori di Reparto dell’Arcispedale Santa Maria Nuova.
E lo hanno fatto ieri, raccontando come ancora in molti reparti ospedalieri gli operatori che decidono di vaccinarsi siano una minoranza e le resistenze fortissime.
I dati forniti ieri – in occasione del flash mob a sostegno della campagna di vaccinazione contro l’influenza, che si è tenuto al Core – da parte del direttore del Presidio ospedaliero unico (ovvero di tutti i sei ospedali della nostra provincia) Giorgio Mazzi lo certificano: lo scorso anno solo uno su quattro dipendenti dell’Arcispedale si è vaccinato e altrettanto è avvenuto all’Ausl.
Il dottor Mazzi, nel sottolineare che quella di ieri «è stata solo la prima di una serie di iniziative di sensibilizzazione che l’Ausl reggiana, dopo l’unificazione, ha in animo di sviluppare» ha auspicato un ulteriore incremento perché ha sottolineato: «Siamo favorevoli alla vaccinazione estesa tra gli operatori sanitari per senso di responsabilità e per un dovere etico, che è quello di assistere al meglio i pazienti e non essere fonte di contagio per loro».
Il problema è che l’esempio e l’invito rivolto anche ieri, da medici e infermieri, ai loro riottosi colleghi a rispettare quella che parrebbe un’ordinaria norma di buon senso, non basta.
Peraltro, e questo è un altro elemento su cui si discute da tempo nel comparto della sanità, nel contratto collettivo di lavoro dei medici e degli operatori sanitari non è prevista la norma che obbliga i dipendenti a sottoporsi a vaccinazione e ci sono resistenze alla sua introduzione.
Ieri, come è stato fatto lo scorso anno, i primari dei diversi reparti c’erano quasi tutti per quella che è stata la fotografia di rito, con tanto di cartello che invita a seguire il loro esempio.
Il flash mob organizzato al Core, e avvenuto in contemporanea in tutti i presidi sanitari reggiani, ha dato il via ufficiale alla campagna di vaccinazione che si concluderà il 31 dicembre e l’iniziativa, oltre che a sensibilizzare gli operatori, si rivolge anche ai cittadini.
L’obiettivo della campagna quest’anno è di arrivare a Reggio a 90mila vaccinazioni dopo aver raggiunto 84.854 persone nel 2016.
I destinatari sono in prevalenza gli over 65 (la cui copertura lo scorso anno è stata del 57%) e le persone affette da patologie croniche.
«Credo che sia un dovere morale, per i miei colleghi, vaccinarsi contro l’influenza», è stato il commento del coordinatore infermieristico Maurizio Pocaforza che imputa «in parte a paura e pigrizia la scelta di molti colleghi di non farsi vaccinare».
Più diretto il direttore del Reparto di Pneumologia, Nicola Facciolongo, per il quale «è fondamentale per un operatore sanitario sottoporsi a vaccinazione per non diventare causa di rischi per chi si affida alle nostre cure».
E lo dice ricordando come anche lo scorso anno «il contagio influenzale abbia determinato complicanze gravi, in particolare tra gli anziani e nelle persone con asma e bronchiti croniche».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A riportare queste frasi, dette e ripetute nei giorni scorsi da tanti medici, tecnici, infermieri, oss, che anche quest’anno, nonostante i ripetuti appelli della direzione dell’Ausl, hanno deciso di non sottoporsi a vaccinazione, sono stati ieri alcuni direttori di Reparto dell’Arcispedale Santa Maria Nuova.
E lo hanno fatto ieri, raccontando come ancora in molti reparti ospedalieri gli operatori che decidono di vaccinarsi siano una minoranza e le resistenze fortissime.
I dati forniti ieri – in occasione del flash mob a sostegno della campagna di vaccinazione contro l’influenza, che si è tenuto al Core – da parte del direttore del Presidio ospedaliero unico (ovvero di tutti i sei ospedali della nostra provincia) Giorgio Mazzi lo certificano: lo scorso anno solo uno su quattro dipendenti dell’Arcispedale si è vaccinato e altrettanto è avvenuto all’Ausl.
Il dottor Mazzi, nel sottolineare che quella di ieri «è stata solo la prima di una serie di iniziative di sensibilizzazione che l’Ausl reggiana, dopo l’unificazione, ha in animo di sviluppare» ha auspicato un ulteriore incremento perché ha sottolineato: «Siamo favorevoli alla vaccinazione estesa tra gli operatori sanitari per senso di responsabilità e per un dovere etico, che è quello di assistere al meglio i pazienti e non essere fonte di contagio per loro».
Il problema è che l’esempio e l’invito rivolto anche ieri, da medici e infermieri, ai loro riottosi colleghi a rispettare quella che parrebbe un’ordinaria norma di buon senso, non basta.
Peraltro, e questo è un altro elemento su cui si discute da tempo nel comparto della sanità, nel contratto collettivo di lavoro dei medici e degli operatori sanitari non è prevista la norma che obbliga i dipendenti a sottoporsi a vaccinazione e ci sono resistenze alla sua introduzione.
Ieri, come è stato fatto lo scorso anno, i primari dei diversi reparti c’erano quasi tutti per quella che è stata la fotografia di rito, con tanto di cartello che invita a seguire il loro esempio.
Il flash mob organizzato al Core, e avvenuto in contemporanea in tutti i presidi sanitari reggiani, ha dato il via ufficiale alla campagna di vaccinazione che si concluderà il 31 dicembre e l’iniziativa, oltre che a sensibilizzare gli operatori, si rivolge anche ai cittadini.
L’obiettivo della campagna quest’anno è di arrivare a Reggio a 90mila vaccinazioni dopo aver raggiunto 84.854 persone nel 2016.
I destinatari sono in prevalenza gli over 65 (la cui copertura lo scorso anno è stata del 57%) e le persone affette da patologie croniche.
«Credo che sia un dovere morale, per i miei colleghi, vaccinarsi contro l’influenza», è stato il commento del coordinatore infermieristico Maurizio Pocaforza che imputa «in parte a paura e pigrizia la scelta di molti colleghi di non farsi vaccinare».
Più diretto il direttore del Reparto di Pneumologia, Nicola Facciolongo, per il quale «è fondamentale per un operatore sanitario sottoporsi a vaccinazione per non diventare causa di rischi per chi si affida alle nostre cure».
E lo dice ricordando come anche lo scorso anno «il contagio influenzale abbia determinato complicanze gravi, in particolare tra gli anziani e nelle persone con asma e bronchiti croniche».
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