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«Bisogna portare i giovani nelle nostre fabbriche»

di Leonardo Grilli
«Bisogna portare i giovani nelle nostre fabbriche»

Claudio Galli, responsabile del gruppo metalmeccanico reggiano di Unindustria «Per sopravvivere ed essere competitivi è necessario investire nella formazione»

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REGGIO EMILIA. Uno dei fiori all’occhiello dell’industria reggiana è storicamente il comparto metalmeccanico. Rinomato in tutto il mondo per i suoi prodotti di eccellenza, dà lavoro a migliaia di operai ed è uno dei settori che meglio di altri hanno saputo reggere alla crisi economica dell’ultimo decennio. Un mondo che ha sempre contato anche a livello nazionale, capace di esprimere personalità influenti come Maurizio Landini, ex segretario generale della Fiom, e il suo “contraltare” Fabio Storchi, ex presidente nazionale di Federmeccanica. Oggi, a rappresentare le nostre aziende metalmeccaniche, nell’Unindustria di Reggio Emilia c’è Claudio Galli. Lo incontriamo, in un piovoso martedì mattina, all’interno della sede di Unindustria, per fare il punto assieme a lui sugli obiettivi e i risultati che si devono porre gli industriali reggiani.

Il mondo, e non solo per la crisi economica, negli ultimi anni è cambiato radicalmente. Come sta reagendo il settore metalmeccanico reggiano?

«Direi piuttosto bene, la situazione è positiva. Abbiamo saputo reggere meglio alla crisi del 2007 e dopo una ripresa a rilento ora stiamo accelerando. Il merito è soprattutto degli investimenti fatti negli anni precedenti che in un primo momento hanno appesantito le aziende, ma adesso le stanno avvantaggiando. D’altronde quando un camion è carico frena più bruscamente ma fa anche un viaggio più lungo».

Oggi però gli imprenditori devono affrontare problematiche diverse, a Reggio siamo preparati?

«Il tema più grande è convivere e affrontare questa società liquida e globale. Un tempo sapevi bene o male qual era la tua strada, tiravi dritto e davi un’occhiata agli svincoli. Oggi la strada te la indica un robot e tu devi essere in grado di guardarti attorno a 360 gradi».

Parlando di robot, oggi una delle questioni centrali è la digitalizzazione del lavoro.

«Sì, ma questo non mi spaventa e non credo sottrarrà manodopera o posti di lavoro. Storicamente non è stato così per le altre innovazioni, dobbiamo solo metterci nell’ordine delle idee che il cambiamento si deve guidare, senza farsi trascinare da esso. Ci si deve aprire al mondo, soprattutto in un settore come quello metalmeccanico. A Reggio Emilia ad esempio nell’edilizia il 95% del lavoro è interno, noi affrontiamo invece la concorrenza anche dall’estero, ma devo dire che le nostre imprese hanno saputo reagire bene e questo ha creato delle realtà sane, competitive».

Proprio domani si svolgerà l’assemblea 2017 del gruppo metalmeccanico sul tema dell’innovazione tecnologica. Qual è allora la vera sfida dei prossimi anni?

«Puntare sulla formazione e sulla creazione di figure lavorative competenti e preparate. Abbiamo i robot è vero, ma servono persone in grado di usarli. Non parlo però solo di corsi attinenti al lavoro che si svolge. Anche incoraggiare i dipendenti a formarsi sulle loro passioni è fondamentale per creare delle personalità mature dal punto di vista umano. Ad esempio, frequentare delle lezioni di ricamo può aumentare la pazienza di una persona, imprescindibile quando magari sei in India e stai affrontando una trattativa commerciale lunga complicata».

Un’innovazione umana che coinvolge anche i giovani e gli studenti.

«Soprattutto loro. Questo è uno dei grandi temi del futuro, portare i ragazzi dentro le fabbriche, far vedere loro come funziona questo lavoro. Spesso hanno un’idea vecchia e stereotipata e invece è necessario che conoscano, per poter poi fare delle scelte consapevoli. A questo si aggiunge la complessità di far convivere dentro uno stesso meccanismo cinque generazioni di dipendenti diverse».

E in tutto questo com’è il vostro rapporto con “l’altra faccia della medaglia”, i sindacati di categoria?

«Direi molto buono. Il nuovo contratto nazionale, che ha avuto come sponsor principali proprio Landini e Storchi, ha introdotto novità importanti anche dal punto di vista della formazione professionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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