Gazzetta di Reggio

Reggio

l’udienza 

Valute rivendute e affari a Malta

Ricostruiti i legami affaristici della consorteria anche all’estero

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REGGIO EMILIA. Antonio Valerio è e resta un fiume in piena. Mentre risponde agli avvocati del processo Aemilia aggiunge dettagli, citazioni e sottolineature per tentare di rendere l’idea del filo rosso che collega gli imputati del processo. «Nasciamo tutti muratori, ma in realtà facciamo tutt'altro» ha detto ieri Valerio per ribadire gli affari illeciti celati dietro l’attività degli imprenditori cutresi coinvolti nel processo. Valerio ha poi affermato di aver passato diverso tempo all’estero, tra Polonia, Spagna, Svizzera. Viaggi utilizzati per creare triangolazioni societarie e commettere illeciti finanziari. Il pentito racconta poi della riscossione del credito vantato nei confronti di un altro imputato, l’imprenditore Giovanni Vecchi, con il quale ha vari incontri. Valerio è poi a conoscenza di una somma custodita da Vecchi a Malta.

Le attività illecite della cosca di ’ndrangheta radicata in Emilia erano le più disparate ma quasi sempre redditizie. Oltre alla falsa fatturazione e allo «svuotamento delle società per truffare i fornitori», c’era anche la «fabbricazione delle lire». La valuta, uscita fuori corso, aveva infatti «un valore sul mercato nero». Di questa attività ha fatto ieri un breve accenno Valerio, da diverse udienze sottoposto al controesame degli avvocati che assistono gli imputati del rito ordinario del processo, in corso nel tribunale di Reggio. Gli affari che collegano gli imprenditori cutresi al centro del processo, sono il motore che tiene insieme la consorteria. (e.l.t.)

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