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Emergenza alla Don Cavalletti con dieci “ospiti” da salvare
CARPINETI. Una decina di anziani ospiti spaventati dal terremoto e dalla confusione, da gestire, curare e portare al sicuro. Delle tante simulazioni che in questi due giorni stanno coinvolgendo...
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CARPINETI. Una decina di anziani ospiti spaventati dal terremoto e dalla confusione, da gestire, curare e portare al sicuro. Delle tante simulazioni che in questi due giorni stanno coinvolgendo centinaia di volontari di protezione civile reggiana, una delle più impegnative ed articolate è quella andata in scena ieri pomeriggio alla casa di riposo Don Cavalletti di Poiago di Carpineti. Si parla di una delle principali strutture residenziali per anziani dell’intero territorio appenninico, per numero di ospiti.
L’esercitazione ha ipotizzato che nella forte scossa di terremoto partita in Garfagnana (tema portante dell’intera due giorni di protezione civile) anche uno dei reparti della casa di riposo sia rimasto danneggiato, con la necessità quindi di trasferire le persone che vi risiedono. Da lì è partita la simulazione vera e propria, con la chiamata da parte del personale del Don Cavalletti alla centrale operativa e poi, passaggio dopo passaggio, all’intervento sul posto di diverse ambulanze della Croce Rossa, personale sanitario chiamato ad aiutare gli anziani in difficoltà.
Ad accogliere i volontari, c’erano davvero nove ospiti, nove bravissimi simulatori (a propria volta volontari della Croce Rossa), truccati alla perfezione e abilissimi a immedesimarsi nella parte, fra tic, parlate in dialetto, confusione, lamentele e tentativi di fuga dal reparto.
Un gruppetto pestifero quanto realistico, che ha fatto impazzire o poco meno gli addetti impegnati in prima persona, offrendo però loro la possibilità di confrontarsi con uno scenario quanto mai realistico.
Oltre a valutare le condizioni sanitarie degli anziani, i volontari sanitari hanno dovuto stare attenti a non perderne qualcuno per strada, inseguendo i fuggitivi in sedia a rotelle e bastone, e a curarsi di tutte le condizioni ambientali. Ad esempio, non era possibile portare fuori gli ospiti prima dell’arrivo dell’ambulanza, perché il freddo intenso – e ieri il vento di Poiago era promemoria efficace in questo senso – avrebbe potuto provocare conseguenze ancora peggiori.
Un altro compito fondamentale riguarda la valutazione del danno. Dopo la visita, per ogni paziente si stabilisce un codice e al polso della persona soccorsa viene legato un braccialetto del coloro corrispondente al codice di gravità, così da poter decidere l’ordine e il luogo di medicazione e trasferimento.
Così, per quasi due ore si è lavorato a pieno ritmo, con i volontari aiutati dall’agente della polizia municipale, dagli addetti del Comune e da quelle della casa di riposo, che proprio come in caso di calamità hanno contribuito nei loro rispettivi ruoli, gestendo il traffico e l’arrivo delle varie ambulanze e accudendo gli ospiti spaventati. E alla fine, tutti si sono salvati. (adr.ar.)
L’esercitazione ha ipotizzato che nella forte scossa di terremoto partita in Garfagnana (tema portante dell’intera due giorni di protezione civile) anche uno dei reparti della casa di riposo sia rimasto danneggiato, con la necessità quindi di trasferire le persone che vi risiedono. Da lì è partita la simulazione vera e propria, con la chiamata da parte del personale del Don Cavalletti alla centrale operativa e poi, passaggio dopo passaggio, all’intervento sul posto di diverse ambulanze della Croce Rossa, personale sanitario chiamato ad aiutare gli anziani in difficoltà.
Ad accogliere i volontari, c’erano davvero nove ospiti, nove bravissimi simulatori (a propria volta volontari della Croce Rossa), truccati alla perfezione e abilissimi a immedesimarsi nella parte, fra tic, parlate in dialetto, confusione, lamentele e tentativi di fuga dal reparto.
Un gruppetto pestifero quanto realistico, che ha fatto impazzire o poco meno gli addetti impegnati in prima persona, offrendo però loro la possibilità di confrontarsi con uno scenario quanto mai realistico.
Oltre a valutare le condizioni sanitarie degli anziani, i volontari sanitari hanno dovuto stare attenti a non perderne qualcuno per strada, inseguendo i fuggitivi in sedia a rotelle e bastone, e a curarsi di tutte le condizioni ambientali. Ad esempio, non era possibile portare fuori gli ospiti prima dell’arrivo dell’ambulanza, perché il freddo intenso – e ieri il vento di Poiago era promemoria efficace in questo senso – avrebbe potuto provocare conseguenze ancora peggiori.
Un altro compito fondamentale riguarda la valutazione del danno. Dopo la visita, per ogni paziente si stabilisce un codice e al polso della persona soccorsa viene legato un braccialetto del coloro corrispondente al codice di gravità, così da poter decidere l’ordine e il luogo di medicazione e trasferimento.
Così, per quasi due ore si è lavorato a pieno ritmo, con i volontari aiutati dall’agente della polizia municipale, dagli addetti del Comune e da quelle della casa di riposo, che proprio come in caso di calamità hanno contribuito nei loro rispettivi ruoli, gestendo il traffico e l’arrivo delle varie ambulanze e accudendo gli ospiti spaventati. E alla fine, tutti si sono salvati. (adr.ar.)
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