Gazzetta di Reggio

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Le battaglie giudiziarie per il recupero crediti

di Evaristo Sparvieri
Le battaglie giudiziarie per il recupero crediti

Le principali cause legali affrontate in diversi tribunali d’Italia negli ultimi mesi  E i tempi della giustizia spostano in avanti i tempi di chiusura della procedura

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REGGIO EMILIA. Grane su grane. E una lunga serie di battaglie legali per il recupero dei crediti. C’è anche questo nell’ultima relazione del liquidatore giudiziale Cmr, Edi Bertolini, inviata al Comitato dei creditori e al giudice delegato, Virgilio Notari, nella quale viene tracciato un bilancio della procedura di concordato preventivo aggiornato al primo semestre 2017. Un capitolo della relazione è dedicato proprio alle più significative cause in corso in diversi tribunali d’Italia, che spostano inevitabilmente i tempi di chiusura del concordato oltre il termine previsto del 2018.

19 dicembre 2018. È questa ad esempio la data fissata nel maggio scorso dal giudice per l’udienza di precisazione delle conclusioni di una causa che vede contrapposti, davanti al tribunale di Roma, da un lato la Cmr, dall’altro la Fondi Immobiliari Italiani Sgrpa Polis Fondi. In particolare, Cmr ritiene di vantare un credito di 1,5 milioni di euro, considerato «a rischio di inesigibilità in quanto la società Fondi Immobiliari Italiani Sgrpa ha incardinato due distinte cause», non solo opponendosi al decreto ingiuntivo con il quale veniva chiesto il pagamento della somma, ma anche richiedendo nei confronti della coop reggiana 860mila euro per inadempimento contrattuale, 510mila euro per accertamenti di vizi e difetti, 457mila euro per omissione di opere contrattualmente pattuite, 83mila euro di danni per maggiori costi da appalti a terzi e altri 189mila euro per lucro cessante, ovvero mancato guadagno patrimoniale. Una battaglia a colpi di consulenze nella quale Polis Fondi tira in ballo inoltre escussioni di garanzie fideiussorie Unicredit e Unipol, per una partita che al 30 giugno scorso risultava ancora in corso.

Un accordo. È quello invece raggiunto fra la società Frantoio Fondovalle e la Cmr Industriale (ora Emiliana Conglomerati). Fra Cmr e Frantoio Fondovalle c’erano rapporti di tipo contrattuale e commerciale. E da Cmr Industriale chiedono con un decreto ingiuntivo del Tribunale di Reggio 326mila euro più interessi. «Tra il Frantoio da una parte e la Cmr e la Emiliana dall’altra – si legge nella relazione – sorgevano contestazioni in merito ai rapporti di dare e avere tra le parti e alle reciproche posizioni di debito e credito, originate dai loro rapporti contrattuali».

La società Frantoio, dunque, promuove due cause, una delle quali in opposizione al decreto ingiuntivo, riunite poi in un unico procedimento che arriva a sentenza il 10 febbraio scorso, condannando Cmr al pagamento di 470mila euro più le spese legali (altri 12mila euro) e un rimborso forfettario. Una condanna cui è seguito un accordo tra le parti, coinvolgendo sia Cmr sia Emiliana Conglomerati, che nel primo semestre risultava ancora in corso di valutazione: da un lato, Cmr riconosce nei confronti della società Frantoio una somma 509mila euro «da corrispondersi in moneta concordataria nei limiti e secondo le previsioni del piano concordatario»; da un altro lato, Cmr Industriale (ora Emiliana Conglomerati) riconosce a Cmr un credito di 297mila euro; da un altro, infine, Frantoio Fondovalle rinuncia al rimborso delle spese legali liquidate in suo favore. E se alcune controversie chiamano in causa anche singoli cittadini, fra le pagine della relazione spunta anche la questione relativa alla Cava-discarica il Ciliegio di Casalgrande, al centro il 12 giugno 2015 di una disposizione di chiusura avanzata a Cmr dalla Provincia: un’operazione da effettuare entro sei mesi da quella data, su cui sono iniziate una ricognizione tecnica e un’attività di monitoraggio necessarie a ottemperare la richiesta, con un piano elaborato da Arpa che prevede anche una prestazione di garanzia per 138mila euro. «Al momento pare difficoltoso il rilascio della prestazione di garanzia», si legge nella relazione. L’argomento è stato al centro anche di un tavolo, lo scorso giugno, con Arpae, Comune di Casalgrande, Provincia e rappresentanti Cmr. «Si precisa in ogni caso – conclude la relazione – che la dismissione della cava di proprietà appare quanto mai difficoltosa per le problematiche connesse al loro ripristino in conformità alle disposizioni fissate dal Comune e dalla Provincia».

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