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«Nel Kurdistan colpito da guerre e sisma»

«Nel Kurdistan colpito da guerre e sisma»

Il racconto del reggiano Stefano Antichi: «A Erbil tutti in strada per il panico della scossa da 7,2 gradi»

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REGGIO EMILIA. «Ad Ankawa, la zona cristiana di Erbil, tutti gli abitanti si sono riversati in strada presi dal panico». In Iraq erano le 21.30 di domenica sera (le 19.30 italiane) quando il pavimento sotto i suoi piedi ha cominciato paurosamente a tremare. Stefano Antichi, giornalista reggiano impegnato con Terres des Homme in progetti umanitari, vive nel Kurdistan iracheno, il territorio colpito dal terribile sisma che ha devastato la zona al confine tra Iraq e Iran.

Il bilancio ufficiale, che sale di ora in ora, ieri sera parlava di oltre 60 morti e oltre 500 feriti, ma i media di Stato iraniani hanno indicato 140 vittime solo in quel Paese. La forte scossa ha avuto epicentro in territorio iracheno, nella provincia curda di Sulaymaniyya, a una profondità di quasi 40 chilometri. E a una distanza di circa 150 chilometri da Erbil, la località nella quale vive il giornalista reggiano.

«Abbiamo iniziato a sentire il pavimento oscillare per un periodo di tempo prolungato e ci siamo resi conto che era un terremoto – racconta Antichi – Non ci sono stati danni materiali qui ad Erbil, solo qualche danno ad alcune abitazioni nella zona della cittadella, la più antica della città, con edifici del periodo ottomano. Danni ingenti invece si sono registrati nel governatorato di Sulaymaniyya, la seconda città del Kurdistan Iracheno vicina al confine iraniano. Diverse case sono crollate e altre hanno subito ingenti danni».

Una situazione drammatica, aggravata anche dalla delicata fase storico-politica in cui si trova il Kurdistan iracheno, che ospita più di un milione e mezzo di sfollati provenienti dalle altre regioni dell’Iraq, scappati dopo la proclamazione dello Stato Islamico (Isis), oltre ad alcune centinaia di migliaia di rifugiati siriani provenienti dal Rojava, regione curda della Siria, e sfollati dalla regione cristiana dell’Iraq nei pressi di Mosul, che sono anch’essi fuggiti dal Califfato. Una zona di confine che il 25 settembre scorso, attraverso un referendum, ha proclamato la propria indipendenza, riaccendendo un conflitto che appare senza soluzione. «Il terremoto capita in un momento storico molto delicato – aggiunge Antichi – poco tempo fa c’è stato il referendum per l’indipendenza del Kurdistan, finito con l’invasione dell’esercito e delle milizia di Baghdad in molte zone del Kurdistan, in modo sensibile nell’area contesa di Kirkuk». Ma sono proprio le Ong presenti sul territorio a fornire soccorso alle popolazioni colpite dal sisma e dal conflitto: «Ong e altre istituzioni si sono mobilitate per soccorrere le persone che hanno perso la casa o subito danni. Un aereo, cargo turco, è atterrato all’aeroporto di Sulaymaniyya, anche con aiuti umanitari». Un fatto importante, considerato «che dal 29 settembre gli aeroporti del Kurdistan sono chiusi al traffico internazionale». (e.spa.)

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