Raid al cimitero per rubare l’oro rosso
di Ambra Prati
I malviventi, disturbati dall’arrivo dei carabinieri, sono fuggiti. I coniugi Melioli: «Non c’è pace per la tomba di nostro figlio»
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REGGIO EMILIA. «Un altro furto alla cappella di famiglia? Non lo sapevo, non ci hanno ancora avvisati. Lì è sepolto mio figlio, morto a 21 anni in un incidente stradale. E lì andremo a breve anche noi». Fanno venire i brividi le parole di Elmo Melioli, 92 anni, e della moglie Iginia, anziani coniugi residenti in via Galiani a Sesso (una laterale della strada provinciale che conduce a Cadelbosco Sopra, dopo la rotonda centrale della frazione), che si sono visti violata - e non per la prima volta - la tomba del figlio, bersaglio di chi non risparmia neppure i lutti più dolorosi.
Per fortuna questa volta l’assalto dei cosiddetti “cacciatori di oro rosso”, batterie di ladruncoli senza scrupoli che periodicamente depredano cimiteri e linee ferroviarie per raccogliere il rame e rivenderlo sul mercato nero, è stato sventato. Infatti i responsabili, due sconosciuti, sono stati colti sul fatto e disturbati dai carabinieri mentre stavano smontando dei pluviali in rame da alcune cappelle: perciò i malviventi hanno dovuto “rivedere” i loro piani e sono stati costretti a una precipitosa fuga a mani vuote, mentre le grondaie, fortemente danneggiate, sono rimaste sul posto.
È successo nella tarda serata di domenica scorsa, quando al 112 è giunta una telefonata da parte di un cittadino che, transitando in via Don Oreste Gambini a Sesso di Reggio Emilia, aveva sentito dei forti rumori metallici provenire dall’interno del cimitero, a quell’ora chiuso e teoricamente deserto. Sul posto è subito stata inviata una pattuglia del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia. Appena giunti sul posto, i carabinieri hanno visto due persone correre fuori dal cimitero a gambe levate. I militari si sono messi subito all’inseguimento dei sospetti, ma i due malviventi sono riusciti a dileguarsi a piedi nel buio della notte per le campagne circostanti, nonostante la successiva caccia all’uomo scatenata nella zona, dove sono confluite altre pattuglie a dare man forte.
I due malviventi, che senza dubbio dovevano avere un furgone nei dintorni, al momento sono riusciti a far perdere le proprie tracce. Nel frattempo altri carabinieri hanno eseguito un sopralluogo all’interno del cimitero, per ricostruire l’accaduto.
Il camposanto, sulla stradina di campagna piuttosto isolata e poco abitata dopo la chiesa, è costituito da un primo corpo quadrato circondato da un muro basso e da un secondo perimetro in muratura “allargato” e più alto, dove si trovano sul lato esterno i loculi e sul lato interno le cappelle di famiglia di un certo pregio, una in fila all’altra. Ed è proprio in quel punto, accanto alle cappelle sul lato destro rispetto alla cancellata d’entrata, che gli uomini dell’Arma hanno trovato le gronde in rame smontate a metà, a riprova del rumoroso “lavoro” interrotto. In particolare i pluviali divelti si trovavano in corrispondenza delle cappelle di proprietà delle famiglie Melioli e Chiesi. «Una brutta notizia», commenta Elmo Melioli, che si rimprovera di non essersi recato al camposanto sabato scorso.
«Ci vado una volta alla settimana, sempre al sabato, ma quello appena passato è morto una parente e sono stato impegnato».
Non è la prima volta che l’anziana coppia diventa bersaglio, suo malgrado, dei cacciatori di rame. «Circa cinque anni fa, un’altra banda colpì sempre al cimitero di Sesso, tirando via le grondaie in rame dietro alla nostra cappella. In seguito li avevo sostituiti con delle tubature in lamiera, perché è inutile mettere metallo prezioso, tanto sparisce subito – spiega Melioli –. Da allora erano rimaste le grondaie in rame in alto sul davanti, che credo siano quelle prese di mira. Io però mi chiedo: chi compra il rame a due lire, non si fa domande? Gli acquirenti non sospettano nulla?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per fortuna questa volta l’assalto dei cosiddetti “cacciatori di oro rosso”, batterie di ladruncoli senza scrupoli che periodicamente depredano cimiteri e linee ferroviarie per raccogliere il rame e rivenderlo sul mercato nero, è stato sventato. Infatti i responsabili, due sconosciuti, sono stati colti sul fatto e disturbati dai carabinieri mentre stavano smontando dei pluviali in rame da alcune cappelle: perciò i malviventi hanno dovuto “rivedere” i loro piani e sono stati costretti a una precipitosa fuga a mani vuote, mentre le grondaie, fortemente danneggiate, sono rimaste sul posto.
È successo nella tarda serata di domenica scorsa, quando al 112 è giunta una telefonata da parte di un cittadino che, transitando in via Don Oreste Gambini a Sesso di Reggio Emilia, aveva sentito dei forti rumori metallici provenire dall’interno del cimitero, a quell’ora chiuso e teoricamente deserto. Sul posto è subito stata inviata una pattuglia del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia. Appena giunti sul posto, i carabinieri hanno visto due persone correre fuori dal cimitero a gambe levate. I militari si sono messi subito all’inseguimento dei sospetti, ma i due malviventi sono riusciti a dileguarsi a piedi nel buio della notte per le campagne circostanti, nonostante la successiva caccia all’uomo scatenata nella zona, dove sono confluite altre pattuglie a dare man forte.
I due malviventi, che senza dubbio dovevano avere un furgone nei dintorni, al momento sono riusciti a far perdere le proprie tracce. Nel frattempo altri carabinieri hanno eseguito un sopralluogo all’interno del cimitero, per ricostruire l’accaduto.
Il camposanto, sulla stradina di campagna piuttosto isolata e poco abitata dopo la chiesa, è costituito da un primo corpo quadrato circondato da un muro basso e da un secondo perimetro in muratura “allargato” e più alto, dove si trovano sul lato esterno i loculi e sul lato interno le cappelle di famiglia di un certo pregio, una in fila all’altra. Ed è proprio in quel punto, accanto alle cappelle sul lato destro rispetto alla cancellata d’entrata, che gli uomini dell’Arma hanno trovato le gronde in rame smontate a metà, a riprova del rumoroso “lavoro” interrotto. In particolare i pluviali divelti si trovavano in corrispondenza delle cappelle di proprietà delle famiglie Melioli e Chiesi. «Una brutta notizia», commenta Elmo Melioli, che si rimprovera di non essersi recato al camposanto sabato scorso.
«Ci vado una volta alla settimana, sempre al sabato, ma quello appena passato è morto una parente e sono stato impegnato».
Non è la prima volta che l’anziana coppia diventa bersaglio, suo malgrado, dei cacciatori di rame. «Circa cinque anni fa, un’altra banda colpì sempre al cimitero di Sesso, tirando via le grondaie in rame dietro alla nostra cappella. In seguito li avevo sostituiti con delle tubature in lamiera, perché è inutile mettere metallo prezioso, tanto sparisce subito – spiega Melioli –. Da allora erano rimaste le grondaie in rame in alto sul davanti, che credo siano quelle prese di mira. Io però mi chiedo: chi compra il rame a due lire, non si fa domande? Gli acquirenti non sospettano nulla?».
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