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«Abbiamo fatto il bene della bimba»

«Abbiamo fatto il bene della bimba»

Castelnovo, l’Ausl sulle polemiche dopo la nascita con taglio cesareo a Reggio

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CASTELNOVO MONTI. «Non era in atto nessun travaglio. Non è stata data nessuna indicazione per un taglio cesareo in urgenza e quest’ultimo è stato deciso non per l’evoluzione del parto ma per le condizioni fetali». Così la direzione regionale dell’Ausl interviene sulle polemiche scoppiate dopo che una bambina della montagna è nata a Reggio con un taglio cesareo dopo una corsa in ambulanza. Un fatto che ha fatto riesplodere le proteste per la chiusura del punto nascite del Sant’Anna. Una correlazione che, però, l’Ausl non solo nega ma «lesivo dell’immagine aziendale» tanto da aver dato «mandato all’Ufficio Legale dell’Azienda di valutare se esistano gli estremi e i presupposti per procedere nelle sedi competenti».

La direzione sanitaria non entra nel merito della vicenda con «particolari clinici che sarebbero lesivi della privacy della famiglia, che è nostro dovere tutelare», ma ritiene necessario chiarire alcuni punti. Anzitutto che «non si è trattato di travaglio di parto in atto, ma di controlli ambulatoriali non programmati richiesti dalla mamma e relativi a una gravidanza a rischio per la quale era stata posta da tempo indicazione per un taglio cesareo programmato in una struttura specialistica di terzo livello». L’Ausl dichiara poi che «durante i controlli effettuati a Castelnovo Monti non è mai stata posta indicazione per l’esecuzione di un taglio cesareo in urgenza». E ancora: «Il taglio cesareo è stato deciso nel centro di terzo livello dopo una valutazione degli specialisti, non in relazione all’evoluzione del travaglio, mai iniziato, ma per le condizioni fetali». E infine che «la neonata è assistita presso la terapia intensiva neonatale del Santa Maria Nuova e sono in atto accertamenti per determinare le cause della patologia in atto». «Per questo – conclude l’Ausl – riteniamo che il percorso clinico-assistenziale sia stato appropriato».

Chiarita la situazione dal punto di vista medico, la direzione generale sottolinea come «associare questa vicenda alla chiusura della funzione di punto nascite dell’ospedale di Castelnovo Monti è fuorviante e sbagliato in quanto, anche in presenza del punto nascite, in questo caso specifico si sarebbe proceduto ad avviare la mamma ad un centro specialistico di terzo livello (come Reggio, ndr), trattandosi di una gravidanza a rischio, come peraltro è avvenuto e avviene tuttora in casi analoghi». Una scelta dovuta al fatto che «il trasferimento della donna in gravidanza ai centri specialistici è sempre da preferire al trasporto assistito del neonato, in quanto quest’ultima procedura può essere gravata da complicanze aggiuntive per il neonato stesso».

Infine l’attacco: «Riteniamo che diffondere notizie incomplete, infondate e incontrollate, oltre che procurare un ingiustificato allarme nella popolazione, sia lesivo dell’immagine aziendale e dei professionisti che ogni giorno si adoperano per la tutela della salute dei cittadini».

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