Furto alla Cavandoli rubate sette moto bottino 40mila euro
di Ambra Prati
Ennesimo colpo nella zona artigianale di Montecchio «Sono dei professionisti: tutto è durato solo sei minuti»
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MONTECCHIO. «L’allarme collegato con il mio cellulare è suonato a mezzanotte e dodici. Io ero ancora sveglio, da casa mia a Bibbiano sono arrivato in sette minuti: troppo tardi, i ladri hanno agito in sei minuti”. Alessandro Cavandoli, 29 anni, è il figlio di Bruno, titolare della Cavandoli Moto, punto vendita specializzato in moto da cross e biciclette ospitato nella zona artigianale di Montecchio.
Un’area che, negli ultimi due-tre mesi, è assediata da colpi notturni a raffica, soprattutto di veicoli poi utilizzati per compiere altri furti. In pochi metri i ladri hanno battuto diverse attività intorno alla rotonda del Monny Bar: dalla concessionaria Autoblu di Giroldini e Venturelli, di fronte a Cavandoli, alla DGF centro revisioni auto e moto, collocata a fianco.
Lunedì notte è toccato a Cavandoli Moto, storico punto vendita montecchiese attivo da oltre trent’anni: un tempo si trovava in centro, prima di trasferirsi nell’area artigianale nel 2012.
Affacciato sulla rotatoria, dal negozio si accede sul retro, in via Galilei 15, dove si trova un corridoio, separato dalla DGF da un muretto basso con una rete metallica, che porta al cortile sul davanti. La banda è entrata proprio dai “vicini” della DGF, forzando la cancellata su via Galilei: il sistema antifurto non è scattato, è possibile che sia stato manomesso.
I malviventi sono entrati con una Fiat Daily bianco e hanno percorso lo stretto cortile parallelo a Cavandoli fino alla fine: lì hanno tagliato e smontato la rete e per passare il muretto con il furgone hanno posizionato per terra, da entrambi i lati, degli pneumatici (ruote complete di cerchioni) che si trovavano accatastati nel cortile dell’autofficina. Arrivati davanti all’ingresso di Cavandoli, il passaggio era ostruito da una Seicento parcheggiata: i ladri hanno spaccato il vetro, messo in folle e spostato l’utilitaria. Poi hanno sfondato la vetrata usando il furgone lanciato come ariete. All’interno, le moto erano incatenate da un corrimano in metallo alto mezzo metro e assicurato al pavimento. Per superare anche questo ostacolo e portare via le moto senza danneggiarle, i malviventi hanno messo un’asse metallica, tranciato le catene e portato via sette dei dieci modelli in vetrina, più alcuni accessori esposti sugli scaffali.
«Le moto erano nuove, le marche Kawasaki, Honda, Yamaha e Ktm – spiega Alessandro Cavandoli –. Il valore della merce si aggira sui 40mila euro, senza contare i danni alla struttura». La rampa di metallo è rimasta sul posto e ieri mattina è stata utilizzata per chiudere la spaccata, mentre gli operai si sono messi all’opera per ripristinare il punto vendita. «Il salone all’interno era tutto distrutto, sembrava che fosse scoppiata una bomba», commenta Alessandro.
Un piano “pulito”, veloce e studiato: senz’altro opera di professionisti, che non hanno lasciato nulla al caso. «Avevamo subìto un altro colpo simile due anni fa, avevano rubato 5-6 moto, e da allora avevamo aggiunto delle precauzioni: le moto incatenate, l’allarme perimetrale sulla recinzione. Quest’ultimo è scattato subito, ma i malviventi sono stati davvero rapidi».
Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri di Montecchio, guidati dal maresciallo Carlo Chiuri. Le telecamere della Dgf, derubata appena un mese fa di due auto poi ritrovate, erano attive e hanno ripreso almeno tre individui in azione. Ma le immagini non hanno fornito adeguati riscontri nemmeno sulla targa della furgone.
Ora i carabinieri analizzeranno le altre telecamere della zona in cerca di indizi. L’ipotesi è che si tratti di diverse batterie di ladri, vista la modalità peculiare di quest’ultimo colpo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’area che, negli ultimi due-tre mesi, è assediata da colpi notturni a raffica, soprattutto di veicoli poi utilizzati per compiere altri furti. In pochi metri i ladri hanno battuto diverse attività intorno alla rotonda del Monny Bar: dalla concessionaria Autoblu di Giroldini e Venturelli, di fronte a Cavandoli, alla DGF centro revisioni auto e moto, collocata a fianco.
Lunedì notte è toccato a Cavandoli Moto, storico punto vendita montecchiese attivo da oltre trent’anni: un tempo si trovava in centro, prima di trasferirsi nell’area artigianale nel 2012.
Affacciato sulla rotatoria, dal negozio si accede sul retro, in via Galilei 15, dove si trova un corridoio, separato dalla DGF da un muretto basso con una rete metallica, che porta al cortile sul davanti. La banda è entrata proprio dai “vicini” della DGF, forzando la cancellata su via Galilei: il sistema antifurto non è scattato, è possibile che sia stato manomesso.
I malviventi sono entrati con una Fiat Daily bianco e hanno percorso lo stretto cortile parallelo a Cavandoli fino alla fine: lì hanno tagliato e smontato la rete e per passare il muretto con il furgone hanno posizionato per terra, da entrambi i lati, degli pneumatici (ruote complete di cerchioni) che si trovavano accatastati nel cortile dell’autofficina. Arrivati davanti all’ingresso di Cavandoli, il passaggio era ostruito da una Seicento parcheggiata: i ladri hanno spaccato il vetro, messo in folle e spostato l’utilitaria. Poi hanno sfondato la vetrata usando il furgone lanciato come ariete. All’interno, le moto erano incatenate da un corrimano in metallo alto mezzo metro e assicurato al pavimento. Per superare anche questo ostacolo e portare via le moto senza danneggiarle, i malviventi hanno messo un’asse metallica, tranciato le catene e portato via sette dei dieci modelli in vetrina, più alcuni accessori esposti sugli scaffali.
«Le moto erano nuove, le marche Kawasaki, Honda, Yamaha e Ktm – spiega Alessandro Cavandoli –. Il valore della merce si aggira sui 40mila euro, senza contare i danni alla struttura». La rampa di metallo è rimasta sul posto e ieri mattina è stata utilizzata per chiudere la spaccata, mentre gli operai si sono messi all’opera per ripristinare il punto vendita. «Il salone all’interno era tutto distrutto, sembrava che fosse scoppiata una bomba», commenta Alessandro.
Un piano “pulito”, veloce e studiato: senz’altro opera di professionisti, che non hanno lasciato nulla al caso. «Avevamo subìto un altro colpo simile due anni fa, avevano rubato 5-6 moto, e da allora avevamo aggiunto delle precauzioni: le moto incatenate, l’allarme perimetrale sulla recinzione. Quest’ultimo è scattato subito, ma i malviventi sono stati davvero rapidi».
Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri di Montecchio, guidati dal maresciallo Carlo Chiuri. Le telecamere della Dgf, derubata appena un mese fa di due auto poi ritrovate, erano attive e hanno ripreso almeno tre individui in azione. Ma le immagini non hanno fornito adeguati riscontri nemmeno sulla targa della furgone.
Ora i carabinieri analizzeranno le altre telecamere della zona in cerca di indizi. L’ipotesi è che si tratti di diverse batterie di ladri, vista la modalità peculiare di quest’ultimo colpo.
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