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«Più dividendi ai comuni soci di Iren»

«Più dividendi ai comuni soci di Iren»

Presentato il nuovo piano industriale, il presidente Peveraro: «Boom del titolo, entro il 2022 cedole in crescita del 50%»

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REGGIO EMILIA. Quest’anno Iren ha versato 11 milioni di dividendi ai comuni reggiani. Assegno prezioso, che salirà però in maniera costante da qui al 2022 del 10% l’anno, raggiungendo un +50% rispetto ad oggi. È il punto centrale del piano industriale presentato ieri ai mercati dall’azienda partecipata dalle amministrazioni locali, che ha annunciato anche un taglio del debito per 300 milioni e un investimento da 55 milioni a Gavassa solo per l’impianto di trattamento dei rifiuti organici. Punti che toccano nel vivo la realtà reggiana, dove la multiutility e le sue vicissitudini avranno un peso ancora maggiore nei prossimi anni, vista la rilevanza dei profitti che dalle casse dell’azienda dell’energia e dei rifiuti si riverseranno in quelle dei comuni reggiani sotto forma di cedole, sponsorizzazioni, posti di lavoro e investimenti. Ieri Iren ha presentato sia i conti al 30 settembre 2017 sia il più rilevante piano industriale che prevede cinque anni di vacche grasse per gli azionisti pubblici. «La nostra politica dei dividendi è sostenibile e chiederemo all’assemblea già da quest’anno un incremento - ci ha spiegato al telefono Roberto Peveraro, presidente di Iren, che ieri ha presentato il nuovo piano a Piazza Affari - Prevediamo anche una riduzione della posizione finanziaria e del suo rapporto con l’Ebitda. In passato siamo stati sopra a soglie che destavano una certa preoccupazione ma al 2022 il rapporto scenderà da 3 a 2,3 volte. Quindi da questo punto di vista preoccupazioni non ne abbiamo».

Mentre sembra scontato il via libera in assemblea ad una ancor più generosa politica dei dividendi da parte dei sindaci-azionisti, più complessa sembra essere invece la partita delle acquisizioni, dove Iren è protagonista del consolidamento in Italia. «Abbiamo 30 dossier aperti sui nostri territori - rivela Peveraro - ma ci muoviamo con prudenza. Il titolo Iren invece è salito del 165% dal primo gennaio 2015, anche se è imponderabile il suo corso futuro. Per ora sappiamo che i titoli dei nostri concorrenti sono cresciuti ma meno: nello stesso periodo le azioni di A2a sono salite del 77%, quelle di Hera del 43%. Siamo passati da una capitalizzazione di Borsa da 1 miliardo e 900 milioni a 3 miliardi di euro». Proprio l’apprezzamento del titolo deve aver fatto gola agli altri comuni grandi azionisti, come conferma il presidente: «Non è un segreto che Genova e Torino hanno deciso di vendere una quota libera del 5%, titoli fuori dal vincolo del patto di sindacato». Amministrazioni dove è cambiato anche il colore politico delle maggioranze, passate da sinistra a destra e grillini, sfaldando il fronte del Pd la cui unica bandiera è rimasta in mano al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, che sta ricucendo la trama dei rapporti con i nuovi colleghi. Proprio da Reggio è giunto l’ennesimo richiamo al rispetto dei territori. «I nostri azionisti sono anche nostri clienti. Stiamo rafforzando il rapporto perché è dall’apporto dei comuni che è potuta nascere Iren - dice Peveraro - Il 96% dei 2,5 miliardi di investimenti che prevediamo sarà effettuato sui nostri territori. Teniamo anche in considerazione i nostri 6.200 dipendenti, con i quali è in corso una trattativa sindacale. Voglio che sia chiara una cosa: non abbiamo previsto tagli e vogliamo raddoppiare a 400 il numero degli under 30 entro il 2020. Poi bisogna pensare che Iren aiuta le comunità, come con il sistema teatrale delle città emiliane. Senza il nostro contributo potrebbe traballare».

Resta il nodo Iren Rinnovabili, che a Reggio si occupa di iniziative anche immobiliari, come le ex Reggiane. «Rinnovabili lavora su progetti di efficienza energetica ma anche sui temi della riqualificazione urbana e dei patrimoni pubblici».

L’ingrandimento di Iren a suon di acquisizioni disturbano non poco i piccoli comuni per l’allentamento della governance. «Per ora il nostro modello pubblico-privato funziona e il voto maggiorato ha già dato un risposta ma questo sarà materia di discussione».

Enrico Lorenzo Tidona

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