«Quella struttura non doveva essere qui»
di Ambra Prati
Confronto fra comitato Reggio Emilia Sicura e L’Ovile sulla palazzina per i malati mentali in via Gobetti
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REGGIO EMILIA. «È stato un confronto civile e pacato, con tanti partecipanti nonostante la serata “impossibile” (meteo e nazionale di calcio) e nonostante le posizioni restino distanti». Così Corrado Grasselli, presidente del Cres (Comitato Reggio Emilia Sicura), definisce l’incontro pubblico di lunedì sera al Centro Simonazzi di via Turri 55, riguardante l’apertura della struttura per malati mentali in via Gobetti 1, nel quartiere stazione.
L’edificio, come hanno chiarito il presidente della coop sociale L’Ovile, Valerio Maramotti, e il responsabile settore psichiatria Marco Santarello, è una palazzina a tre piani situata a 30 metri da via Turri, acquistata dall’Ovile e ristrutturata per un investimento di 400mila euro. L’edificio, già operativo dal primo novembre – sebbene l’inaugurazione ufficiale avrà luogo il 25 novembre – potrà ospitare un massimo di 11 pazienti, alcuni provenienti dall’Opg e altri dall’Ausl: tutti uomini, con disturbi psichici certificati, che in modalità residenziale avranno un’assistenza 24 ore su 24. Al momento gli ospiti sono sei, che «saranno accompagnati fuori, se il giudice ha stabilito così», hanno chiarito i vertici, sottolineando che la struttura sarà aperta al quartiere e invitando i residenti a venire «a prendersi un caffè». Il caso di via Gobetti era scoppiato nel marzo scorso, quando alcuni residenti, apprendendo dagli operai al lavoro della destinazione d’uso, avevano chiesto un incontro all’assessore Natalia Maramotti. «L’assessore rispose che non ne sapeva nulla e che il Comune non poteva intromettersi in una trattativa privata. Versione per noi inaccettabile e non plausibile», ha ribadito Grasselli, che all’epoca chiese le dimissioni della Maramotti. La medesima versione, lunedì, è stata ribadita dal presidente della coop, secondo il quale L’Ovile avrebbe avuto la possibilità di comprare l’edificio, procedendo senza consultare l’amministrazione. Tra l’ottantina di persone presenti – tra gli amministratori, il consigliere comunale Gianluca Cantergiani (Pd), Norberto Vaccari (M5S) e l’avvocato Claudio Bassi (FI), tra i comitati Reggio Civitas –, non sono mancati gli interventi critici, come quello di Lucia Sangiorgi, del comitato Acqua pubblica, e della senatrice Maria Mussini (Gruppo Misto).
«Duole rimarcare, a giochi fatti, che a un quartiere già in ginocchio l’attuale amministrazione comunale lascia che si aggiungano criticità – è stata la conclusione di Grasselli – È indiscutibile che queste siano strutture indispensabili in una società civile. Il punto è che si tratta di interventi dal forte impatto sociale e di ordine pubblico, ancora una volta completamente ignorato perché manca una regìa. Chiediamo, per l’ennesima volta, che chi ha responsabilità su interventi ad alto impatto sociale si imponga come filtro e governi queste azioni sulla città, non lasciando ad un esclusivo tornaconto di privati o coop sociali le scelte in questi campi».
L’edificio, come hanno chiarito il presidente della coop sociale L’Ovile, Valerio Maramotti, e il responsabile settore psichiatria Marco Santarello, è una palazzina a tre piani situata a 30 metri da via Turri, acquistata dall’Ovile e ristrutturata per un investimento di 400mila euro. L’edificio, già operativo dal primo novembre – sebbene l’inaugurazione ufficiale avrà luogo il 25 novembre – potrà ospitare un massimo di 11 pazienti, alcuni provenienti dall’Opg e altri dall’Ausl: tutti uomini, con disturbi psichici certificati, che in modalità residenziale avranno un’assistenza 24 ore su 24. Al momento gli ospiti sono sei, che «saranno accompagnati fuori, se il giudice ha stabilito così», hanno chiarito i vertici, sottolineando che la struttura sarà aperta al quartiere e invitando i residenti a venire «a prendersi un caffè». Il caso di via Gobetti era scoppiato nel marzo scorso, quando alcuni residenti, apprendendo dagli operai al lavoro della destinazione d’uso, avevano chiesto un incontro all’assessore Natalia Maramotti. «L’assessore rispose che non ne sapeva nulla e che il Comune non poteva intromettersi in una trattativa privata. Versione per noi inaccettabile e non plausibile», ha ribadito Grasselli, che all’epoca chiese le dimissioni della Maramotti. La medesima versione, lunedì, è stata ribadita dal presidente della coop, secondo il quale L’Ovile avrebbe avuto la possibilità di comprare l’edificio, procedendo senza consultare l’amministrazione. Tra l’ottantina di persone presenti – tra gli amministratori, il consigliere comunale Gianluca Cantergiani (Pd), Norberto Vaccari (M5S) e l’avvocato Claudio Bassi (FI), tra i comitati Reggio Civitas –, non sono mancati gli interventi critici, come quello di Lucia Sangiorgi, del comitato Acqua pubblica, e della senatrice Maria Mussini (Gruppo Misto).
«Duole rimarcare, a giochi fatti, che a un quartiere già in ginocchio l’attuale amministrazione comunale lascia che si aggiungano criticità – è stata la conclusione di Grasselli – È indiscutibile che queste siano strutture indispensabili in una società civile. Il punto è che si tratta di interventi dal forte impatto sociale e di ordine pubblico, ancora una volta completamente ignorato perché manca una regìa. Chiediamo, per l’ennesima volta, che chi ha responsabilità su interventi ad alto impatto sociale si imponga come filtro e governi queste azioni sulla città, non lasciando ad un esclusivo tornaconto di privati o coop sociali le scelte in questi campi».
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