Reggio Emilia, si finge donna in chat per adescare una lesbica
Un ventenne condannato a 6 mesi per sostituzione di persona e stalking. Voleva costringere la vittima a fare sesso spacciandosi per una ragazza
REGGIO EMILIA. Ha incontrato in una chat per sole ragazze un’altra ventenne reggiana, che credeva essere la ragazza dei suoi sogni, salvo scoprire che in realtà era un uomo che voleva raggirarla con un solo fine: fare sesso con una lesbica. Vicenda amara finita in tribunale, partita nella chat, con scambio di confidenze diventato affinità elettiva verso una persona dello stesso sesso, e che diventa con il tempo un amore saffico.
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Un sogno liberatorio coltivato e custodito gelosamente, tramutatosi però in un incubo quando la vittima decide di passare dal web alla realtà, portando il rapporto al livello successivo. Da lì partono insistenze sempre più persecutorie da parte dell’altra ragazza, passata dall’essere compagna ideale ad aguzzina. Le due non si sono mai incontrate ma la vittima voleva un rapporto serio e duraturo.
«Se vuoi stare davvero con me devi andare a letto con mio fratello» si è vista scrivere a più riprese da chi si spacciava per ragazza. Una sorta di test, una richiesta fatta più volte che degrada con il tempo: «Devi prima fare sesso con lui se vuoi un rapporto serio con me». E ancora: «Se non lo fai mi ammazzo, lo dico ai miei genitori, ti vado a denunciare!». Un’escalation che la povera vittima, illusa e poi perseguitata, alla fine ha denunciato ai carabinieri.
Una querela per stalking dettata dalla paura per quell’altra ragazza, mai vista in carne e ossa. Quella denuncia, però, ha portato a un colpo di scena che nemmeno la parte lesa poteva aspettarsi. Quella ragazza inizialmente così premurosa della quale si era invaghita in chat – le hanno detto i carabinieri – in realtà non esisteva. Era una finzione, un pretesto, un ologramma dell’etere. «La sua ragazza non esiste. Dietro a questa storia c’è un uomo» le hanno detto. Un raggiro amoroso architettato solo per portarla a letto. La stalker era un personaggio inventato ad arte, per di più da un uomo, un coetaneo, che voleva portarsi a letto una ragazza lesbica. Il mondo al contrario, uno squarcio ulteriore in una vicenda tra giovani, che ha avuto conseguenze sulla salute della vittima.
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Alla fine della girandola, il diabolico regista – sprovvisto di precedenti penali in merito – si era inventato tutto per finire a letto con la ragazza lesbica, trovata in questo caso su una chat dedicata, nella quale era entrato sotto mentite spoglie. In pratica lui era colui che poi si è fatto spacciare per il fratello dell’inesistente ragazza lesbica tramutatasi poi in stalker. Entrambi i protagonisti dell’amara vicenda, cominciata nel 2015, sono di Reggio Emilia.
Il ragazzo è finito sotto processo per il reato di stalking e di sostituzione di persona. Lei ha deciso di proseguire la trafila giudiziaria per ottenere giustizia, costituendosi oltretutto parte civile, difesa dall’avvocato Danilo Pichierri dello studio Cataliotti. Un processo giunto ora a sentenza, con la condanna a 6 mesi di reclusione per lo stalker, che dovrà pagare anche una provvisionale di 5mila euro alla vittima.
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Sul banco dell’accusa c’era il sostituto procuratore, Maria Rita Pantani, che visti i reati accertati aveva chiesto un anno di pena al giudice per l’udienza preliminare, Giovanni Ghini. La difesa aveva chiesto l’assoluzione o in subordine la condanna al minimo per molestie, altro reato che avrebbe comportato un cambio dell’imputazione.
L’imputato – mai comparso in udienza – è risultato essere in realtà l’ultimo personaggio rivelatosi in questa terribile sceneggiata. Si era fatto spacciare per il fratello della ragazza, colui con il quale la amante insisteva per farli finire a letto insieme. «Mi fido solo di lui prima ti deve provare lui» le scriveva il ragazzo che nascondeva la sua vera natura dietro lo schermo, costretto a calare la maschera davanti all’evidenza investigativa, giunta poi in un processo celebrato a Reggio Emilia e giunto a sentenza due giorni fa.
La storia, ricostruita in udienza e che ha portato al rinvio a giudizio e alla condanna di primo grado, è stata emessa con rito abbreviato, come richiesto dall’imputato per ottenere lo sconto di pena. Una narrazione fatta per bocca dell’avvocato di parte civile e dalla Procura, che ha messo in evidenza lo stato psicologico della vittima, uscita a pezzi da una bugia fatta passare per verità.
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