Vigili dell’ordine, dubbi tra i cittadini
di Ambra Prati
Montecchio: un istituto privato propone sorveglianza a pagamento. Nome e colori delle auto suscitano sospetti tra la gente
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MONTECCHIO. Un istituto di vigilanza privato si sta aggirando in questi giorni in Val d’Enza – soprattutto nella zona di Montecchio e Bibbiano – per proporre porta a porta, alle abitazioni private e alle imprese, dei contratti per rinforzare il livello di sicurezza. Tutto legale, ma qualche perplessità è nata tra i residenti e gli imprenditori locali, in un periodo in cui le truffe porta a porta da parte di finti addetti di svariate aziende sono tutt’altro che rari.
Gli addetti della società in quesstione, che si chiama “Corpo vigili dell’ordine”, utilizzano infatti una macchina con i colori d’istituto uguali a quelli della polizia municipale (bianchi e azzurri) e un simbolo sul cofano che potrebbe trarre in inganno, sebbene sulla fiancata dell’auto compaia in evidenza la scritta “Istituto di vigilanza”, seguito da un numero di telefono di Mantova.
Il risultato è che la centrale operativa del Corpo unico di polizia municipale Val d’Enza, a Montecchio, ha ricevuto svariate telefonate da parte di cittadini, in particolare anziani, dalle quali emergevani perplessità, se non il sospetto che si trattasse di eventuali truffatori.
«Dalle verifiche sommarie che abbiamo eseguito, si tratta di una società privata in regola, che ha diverse sedi nella bassa Lombardia – afferma il comandante della polizia municipale Val d’Enza, Cristina Caggiati –. Evidentemente, vogliono allargare il loro giro d’affari all’Emilia, e in questi giorni stanno proponendo ai privati dei contratti per garantire la sicurezza. Contratti che hanno un costo (lo slogan, riferito dai montecchiesi contattati, è “un euro al giorno”, ndr). Tengo a precisare che questi addetti agiscono legalmente e stanno facendo in modo legittimo il loro lavoro; non vogliamo danneggiarli in alcun modo. Il mercato della vigilanza privata – puntualizza Cristina Caggiati – è del tutto libero e volontario».
Il problema è che il nome “vigili dell’ordine” e i colori dell’auto dell’istituto dei vigilantes si prestano ad un facile fraintendimento.
«Il nostro nome non è più “vigili” dal 1986, anche se molti cittadini ci chiamano ancora così – spiega la comandante della polizia municipale Val d’Enza – e le nostre auto hanno un simbolo e dei colori diversi. Tuttavia, queste similitudini, se si presta poca attenzione, potrebbero trarre in inganno e mettere in difficoltà soprattutto i pensionati, che infatti si sono allarmati. Quello che ci spiace è che i residenti della Val d’Enza possano confondersi: non vorrei mai che si pensasse che noi agenti di polizia municipale, che siamo pubblici ufficiali, chiedessimo soldi per fare il nostro lavoro. Non è così».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli addetti della società in quesstione, che si chiama “Corpo vigili dell’ordine”, utilizzano infatti una macchina con i colori d’istituto uguali a quelli della polizia municipale (bianchi e azzurri) e un simbolo sul cofano che potrebbe trarre in inganno, sebbene sulla fiancata dell’auto compaia in evidenza la scritta “Istituto di vigilanza”, seguito da un numero di telefono di Mantova.
Il risultato è che la centrale operativa del Corpo unico di polizia municipale Val d’Enza, a Montecchio, ha ricevuto svariate telefonate da parte di cittadini, in particolare anziani, dalle quali emergevani perplessità, se non il sospetto che si trattasse di eventuali truffatori.
«Dalle verifiche sommarie che abbiamo eseguito, si tratta di una società privata in regola, che ha diverse sedi nella bassa Lombardia – afferma il comandante della polizia municipale Val d’Enza, Cristina Caggiati –. Evidentemente, vogliono allargare il loro giro d’affari all’Emilia, e in questi giorni stanno proponendo ai privati dei contratti per garantire la sicurezza. Contratti che hanno un costo (lo slogan, riferito dai montecchiesi contattati, è “un euro al giorno”, ndr). Tengo a precisare che questi addetti agiscono legalmente e stanno facendo in modo legittimo il loro lavoro; non vogliamo danneggiarli in alcun modo. Il mercato della vigilanza privata – puntualizza Cristina Caggiati – è del tutto libero e volontario».
Il problema è che il nome “vigili dell’ordine” e i colori dell’auto dell’istituto dei vigilantes si prestano ad un facile fraintendimento.
«Il nostro nome non è più “vigili” dal 1986, anche se molti cittadini ci chiamano ancora così – spiega la comandante della polizia municipale Val d’Enza – e le nostre auto hanno un simbolo e dei colori diversi. Tuttavia, queste similitudini, se si presta poca attenzione, potrebbero trarre in inganno e mettere in difficoltà soprattutto i pensionati, che infatti si sono allarmati. Quello che ci spiace è che i residenti della Val d’Enza possano confondersi: non vorrei mai che si pensasse che noi agenti di polizia municipale, che siamo pubblici ufficiali, chiedessimo soldi per fare il nostro lavoro. Non è così».
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