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Brogli elettorali a Reggio Emilia, condannato Drammis

Pena di 4 anni e 10 mesi di carcere per 31 schede falsificate e millantato credito. Sotto sequestro gli immobili del 61enne


16 novembre 2017 di Tiziano Soresina


REGGIO EMILIA. Ha emesso una sentenza severa – ieri mattina – il gup Angela Baraldi nei confronti del 61enne Pietro Drammis, ritenendolo responsabile sia dell’alterazione di 31 schede elettorali, sia di millantato credito nei riguardi di una bidella, mentre l’ha assolto, per tardività della querela, dall’accusa di truffa ai danni di una maestra.

Da qui la condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione oltre al pagamento di duemila euro di multa, a cui si aggiunge il sequestro conservativo dei beni (immobili di proprietà di Drammis) a tutela di un’eventuale strada civilistica che potrebbe essere imboccata da un’insegnante costituitasi parte civile (tramite l’avvocato crotonese Francesco Laratta) nel filone giudiziario della truffa. Da notare che la pena disposta è la stessa – come entità – richiesta in precedenza dal pm Isabella Chiesi ma con un reato in più, quindi il giudice ha sanzionato più pesantemente il reato elettorale (3 anni e mezzo di reclusione per l’allora presidente di seggio), destinando poi 1 anno e 4 mesi di reclusione per il solo millantato credito. Drammis ha sempre respinto l’accusa elettorale («Non sono stato io a scrivere quei nomi sulle schede, anche i grafologi possono sbagliare») e non ha partecipato al processo.

Il difensore Luca Mistrorigo ha chiesto una perizia sullo stato di salute del 61enne, sollevando dubbi sulla capacità d’intendere e di volere del suo assistito ma anche sull’essere in grado d’affrontare il procedimento (richiesta respinta però dal gup Baraldi). All’uscita dall’aula – l’udienza preliminare si è tenuta a porte chiuse e con rito abbreviato – l’avvocato Mistrorigo è lapidario: «Prendo atto della decisione, ci riserviamo di leggere le motivazioni della sentenza per poi decidere sul da farsi».

Le indagini erano partite nel settembre 2014 su segnalazione di brogli nelle ultime elezioni comunali del Comune di Reggio, cioè quelle che elessero sindaco Luca Vecchi. Sotto la lente degli investigatori erano finite 31 schede elettorali ritenute sospette. L’ipotesi è che fossero state alterate per favorire due candidati di origine calabrese, poi diventati consiglieri comunali nelle fila del Pd, cioè Salvatore Scarpino e Teresa Rivetti (moglie dell’ex consigliere Carmine De Lucia). Qualcosa non tornava, in quelle schede – segnalate dal Movimento 5 Stelle, che aveva presentato un esposto su irregolarità nei seggi 7 e 149 – dove le preferenze risultavano scritte con una calligrafia identica. Riscontri poi trovati solo per il seggio 7 e secondo le analisi dei grafologi, la mano che aveva vergato i nomi di Scarpino e Rivetti era quella di Drammis. Stando alle accuse, il presidente si sarebbe nascosto dietro una cabina elettorale per modificare le schede, mentre gli altri membri del seggio erano impegnati nella conta dei voti.

Relativamente al millantato credito, Drammis nel 2014 come assistente amministrativo scolastico si era fatto dare 4mila euro dal marito di una bidella “al fine di rinnovare la domanda per le graduatorie scolastiche 2014-2017 relative alla provincia di Reggio, col pretesto di dover remunerare un pubblico funzionario scolastico (che nominava come dottore di Bologna), che si sarebbe interessato della pratica, assicurando un posto fisso di lavoro». Caduta invece l’accusa di truffa, legata a 9.500 euro versati nel 2013 a Drammis da una maestra affinché si interessasse per inserirla in corsi di formazione che l’abilitassero all’insegnamento nella scuola primaria o a specializzarsi come maestra di sostegno.

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