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Il volontariato non è lavoro nero Il circolo Acli vince contro l’Inps

Il volontariato non è lavoro nero Il circolo Acli vince contro l’Inps

Casalgrande: il giudice annulla l’addebito di 90mila euro allo storico centro ricreativo di San Donnino La presidente provinciale Maffei: «Era un accanimento ingiustificato, soddisfatti della sentenza»

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CASALGRANDE. Il piccolo circolo ricreativo vince la battaglia contro il gigante Inps ed evita la chiusura. Dal 1958 l’Acli di via Franceschini a San Donnino di Casalgrande è un punto di riferimento per i residenti della frazione, che oggi sono appena 94. Poco più di 30 volontari si danno da fare per tenere aperto il bar e fornire un’occasione di aggregazione per il paese. Una storia di provincia uguale a tante altre, fatta di impegno nel tempo libero e persone che si sacrificano a fare un po’ di tutto, dalle pulizie alla somministrazione delle bevande. Tutto procede nel migliore dei modi fino a quando il piccolo circolo incappa nel formalismo della legge.

«Lavoro nero», sentenziano gli ispettori della Direzione provinciale del lavoro dopo un controllo eseguito il 23 giugno 2015. Ispezione preceduta nel dicembre 2014 e nel marzo 2015 da accertamenti degli agenti della polizia municipale Tresinaro-Secchia.

Due volontarie trovate dietro al bancone vengono qualificate come «dipendenti in nero», circostanza negata dalle dirette interessate, e di conseguenze al presidente Antonio Morini viene presentato un “conto” da 90mila euro, per mettere in regola le presunte lavoratrici in nero. «Una cosa da non dormire la notte», dice il presidente.

Un caso che provoca subito grande allarme anche a livello nazionale. «Se il volontariato, che è il cuore della nostra attività associativa, è lavoro nero – dice la presidente provinciale dell’Acli Monica Maffei – possiamo tranquillamente chiudere tutti».

A quel punto l’Acli fa ricorso e si affida agli avvocati Rossella Ognibene e Stefano Giovannini. Nei giorni scorsi il giudice del lavoro Maria Rita Serri accoglie il ricorso e, «cosa non comune», condanna l’Inps al pagamento delle spese processuali.

I controlli della polizia municipale erano scattati dopo che nell’ottobre 2013 il circolo aveva chiesto la licenza al Comune di Casalgrande per svolgere attività commerciale aperta anche a terzi.

Angela Rotiroti, responsabile dello sviluppo associativo delle Acli di Reggio, spiega: «Dal 2013 l’attività del bar era stata trasformata in attività commerciale per poter far partecipare tutti, anche i non soci. Il bar è comunque stato gestito a titolo di volontariato dai soci».

Nella sentenza il giudice ha ribadito che al circolo va applicata la legge 383 del 2000, in base alla quale le associazioni possono svolgere attività di utilità sociale anche a favore di terzi, anche attraverso lo svolgimento di attività economiche di natura commerciale «svolte in maniera ausiliaria per il perseguimento dei fini istituzionali». Dunque aprire il bar anche agli esterni non ha trasformato l’Acli in un’attività commerciale come tutte le altre. Anzi, l’attività di San Donnino è rimasta un’associazione di promozione sociale che si avvale pertanto del lavoro dei propri soci.

«Siamo molto soddisfatti della sentenza – conclude la presidente Maffei, che a Casalgrande è stata vicesindaco negli anni 2000 e poi candidata alla guida del Comune nel 2014, nelle elezioni vinte da Alberto Vaccari – .Questa vicenda è stata per noi un fulmine a ciel sereno. La polizia municipale e la Direzione provinciale del lavoro ci hanno stupiti nel loro agire, che ha colpito un circolo che mai aveva avuto comportamenti non coerenti. Non comprendiamo fino in fondo le ragioni di questo vero e proprio accanimento». (j.d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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