I misteriosi contatti reggiani fra Totò Riina e Paolo Bellini
Reggio Emilia: il killer reggiano ricevette dal boss morto venerdì un “papellino” per chiedere trattamenti di favore per 5 capiclan ergastolani
REGGIO EMILIA. Totò Riina – morto ieri poco prima dell’alba nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore di Parma – ha quindi portato nella tomba i tanti segreti della sua esistenza di feroce criminale. E una vicenda mai completamente risolta riguarda il contatto fra il “capo dei capi” e il killer reggiano Paolo Bellini che «sussurrava» ai boss.
Da quanto risulta agli atti di non pochi processi, nei primi anni Novanta il killer contattò Antonino Gioè – ai tempi luogotenente di Riina – per cercare di recuperare alcune opere d'arte trafugate a Modena. Ma in questa storia oscura c'è di mezzo la consegna di un «papellino» in cui viene chiesto un trattamento di favore per cinque capimafia detenuti. Da qui i sospetti di una trattativa Mafia-Stato più ampia.
Ma andiamo con ordine. Bellini viene tirato in ballo da un sicario mafioso spietato come Giovanni Brusca (quest'ultimo divenuto da anni collaboratore di giustizia). Secondo quanto raccontato da Brusca in più processi legati al periodo stragista dei primi anni Novanta, l'aggancio di Bellini con Cosa Nostra era Antonino Gioè (uomo d'onore di Altofonte che poi morirà nel 1993 suicida in carcere, ndr) che aveva conosciuto in carcere. Il pentito ha rievocato una serie di viaggi che Bellini avrebbe fatto in Sicilia fra il 1991 e il 1992, offrendo privilegi carcerari ai boss in cambio della restituzione di opere d'arte rubate. Sempre per Brusca la "Primula nera" agiva per conto dei carabinieri e Bellini non sarebbe stato solo un intermediario, ma avrebbe anche ispirato la strategia del terrore del 1993, quando le bombe arrivarono a colpire gli Uffizi di Firenze, oltre a chiese e musei di Milano e Roma. La risposta di Cosa Nostra culminò nel "papellino" – cioè la richiesta d'abolizione dell'ergastolo per cinque capimafia – ma la trattativa non si sarebbe chiusa «perchè - sostiene Brusca - Bellini non si fece più trovare». Una ricostruzione confermata da Riina, anche con toni duri: «Ma questo Paolo Bellini che ci andò a fare a discutere con Gioè ad Altofonte, dove c'ha detto e c'ha messo in testa di potere fare queste stragi verso Firenze, verso Pisa, verso l'Italia? Io questo Bellini me lo trovo in mezzo ai piedi con i servizi segreti perché manovrato». Una ricostruzione non confermata da Bellini che ribalta completamente il discorso relativamente all'ideazione dei raid mafiosi: dice di averne sentito parlare da Gioè e d'aver avvertito subito i carabinieri, ma di non essere stato creduto. Il killer poi alza ancor più il tiro, rivelando che Totò Riina avrebbe cercato d'avviare una trattativa con lo Stato italiano tramite sue conoscenze negli Stati Uniti. A raccontare della "trattativa americana" a Bellini sarebbe stato Nino Gioè, morto da tempo. Stragi, “papellino”, servizi segreti: misteri d’Italia che rimangono tali con la morte di Riina.
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