«Noi andiamo avanti per la nostra strada»
L’ex governatore Errani, ora in Mdp, alla Canalina: «La frattura non la ricompongono i gruppi dirigenti»
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REGGIO EMILIA. «In questi anni c’è stata una rottura profonda tra la politica, le istituzioni e i cittadini, che ha pesato molto di più nell’elettorato di centro sinistra, perché la destra ha un sostrato semplice che parla alla pancia e investe sulla paura. Questa rottura non si risolve con i pontieri e gli abbracci tra gruppi dirigenti, ma con una svolta politica e culturale che ora, con sincerità e gentilezza, io non vedo». Per l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, gli spazi per riunire il centrosinistra sono strettissimi. Lo sono rispetto alle posizioni politiche del Pd targato Renzi, come ricorda Errani, ora esponente di Mdp e ospite ieri sera della sezione reggiana al centro Insieme della Canalina per parlare di lavoro, diritti e innovazione, davanti a una platea formata da diversi esponenti della Cgil, sindacato con il quale Mdp ha una forte intesa politica.
Errani cassa per ora l’ipotesi di un'alleanza elettorale con gli ex compagni democratici. «Io – dice – sono per costruire un progetto unitario, ma c’è bisogno di recuperare fiducia e credibilità su parole come giustizia, eguaglianza e rappresentanza. Per vincere la battaglia con la nuova destra, più pericolosa di quella del 1994, bisogna prendere atto di questa frattura».
Sul palco con Errani l’assessore reggiano, Mirko Tutino, portabandiera di Mdp a livello anche nazionale, che boccia riforme come il Jobs Act e afferma: «A livello locale non è cambiato nulla tra noi e il Pd. Lo dicono le battaglie combattute anche recentemente in maniera unitaria con il Pd di Reggio. Per il resto, sul piano più allargato, il Pd non si è mai fatto sentire». Ecco allora, come avverte Errani, «andiamo avanti per la nostra strada, abbiamo costruito un progetto che si sta realizzando per una lista aperta con sinistra e civici e non ci accontenteremo della somma delle sigle. Non ci faremo mettere all’angolo del politicismo per cui bisogna stare insieme: chiederemo per fare cosa. A me non interessa da dove vieni, ma dove stiamo andando».
«Ora – afferma Errani rivolgendosi al Pd – in modo amichevole e con sincerità dico che una svolta politica non la vedo e tocca a noi di Mdp rappresentare qualcosa che diversamente mancherebbe. Non chiedo abiure a nessuno, mi interessa dove stiamo andando. Si dice “meno tasse per tutti” in un Paese da 130 miliardi di evasione fiscale, come fa Trump o Berlusconi; io sostengo che invece si debba dire che vogliamo fare pagare le tasse a chi non le paga. È semplice. Non mi interessano nomi, epiteti, insulti ma solo la sostanza: rappresentare chi dobbiamo rappresentare e non raccontar loro che hanno torto perchè il mondo è bello».
Errani cassa per ora l’ipotesi di un'alleanza elettorale con gli ex compagni democratici. «Io – dice – sono per costruire un progetto unitario, ma c’è bisogno di recuperare fiducia e credibilità su parole come giustizia, eguaglianza e rappresentanza. Per vincere la battaglia con la nuova destra, più pericolosa di quella del 1994, bisogna prendere atto di questa frattura».
Sul palco con Errani l’assessore reggiano, Mirko Tutino, portabandiera di Mdp a livello anche nazionale, che boccia riforme come il Jobs Act e afferma: «A livello locale non è cambiato nulla tra noi e il Pd. Lo dicono le battaglie combattute anche recentemente in maniera unitaria con il Pd di Reggio. Per il resto, sul piano più allargato, il Pd non si è mai fatto sentire». Ecco allora, come avverte Errani, «andiamo avanti per la nostra strada, abbiamo costruito un progetto che si sta realizzando per una lista aperta con sinistra e civici e non ci accontenteremo della somma delle sigle. Non ci faremo mettere all’angolo del politicismo per cui bisogna stare insieme: chiederemo per fare cosa. A me non interessa da dove vieni, ma dove stiamo andando».
«Ora – afferma Errani rivolgendosi al Pd – in modo amichevole e con sincerità dico che una svolta politica non la vedo e tocca a noi di Mdp rappresentare qualcosa che diversamente mancherebbe. Non chiedo abiure a nessuno, mi interessa dove stiamo andando. Si dice “meno tasse per tutti” in un Paese da 130 miliardi di evasione fiscale, come fa Trump o Berlusconi; io sostengo che invece si debba dire che vogliamo fare pagare le tasse a chi non le paga. È semplice. Non mi interessano nomi, epiteti, insulti ma solo la sostanza: rappresentare chi dobbiamo rappresentare e non raccontar loro che hanno torto perchè il mondo è bello».
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