Nei guai anche un dipendente comunale
È indagato per omessa denuncia e concorso in falsità materiale commessa da pubblico ufficiale
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REGGIO EMILIA. L’indagine che ha portato i carabinieri di Reggio Emilia a scoprire una “pensione” abusiva in via Tonale ha fatto il suo ingresso a piedi pari anche in municipio, in particolare all’ufficio anagrafe di via Toschi, facendo finire nei guai anche un dipendente comunale, un addetto dell’Anagrafe che ora è indagato per i reati di omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale e concorso in falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.
Un reggiano di 48 anni è così stato denunciato dai carabinieri del Nucleo informativo che, coordinati dal sostituto procuratore Giacomo Forte, stanno proseguendo le indagini.
La posizione del 48enne è ancora tutta da chiarire e, in particolare, bisogna capire il suo coinvolgimento nella vicenda e la sua eventuale complicità con le altre due persone indagate, i pakistani di 30 e 33 anni proprietari dell’abitazione che, al contrario, devono rispondere dei reati di falsità materiale commessa da privato, uso di atto falso, falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità personale, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
In particolare, al momento, al dipendente comunale viene contestato solo un episodio, relativo a una carta d’identità falsa. Il documento da lui approvato presenterebbe delle difformità fra la fotografia e le generalità riportate.
Mentre proseguono le indagini, sia nei confronti dei due pakistani indagati sia nei confronti del dipendente pubblico, i carabinieri vogliono capire se esistano altri documenti contraffatti, se lo stesso dipendente pubblico fosse in qualche modo complice dei due pakistani in questo tipo di attività di “regolarizzazione” dei loro connazionali o se, al contrario, si sia trattato di un caso unico, magari frutto di una grave negligenza dell’addetto dell’Anagrafe o di un semplice “omesso controllo” nella fase di rilascio del documento stesso.
Da capire, inoltre, quali provvedimenti potranno essere adottati dal Comune – in attessa che si faccia luce sull’intera vicenda – nei confronti del dipendente pubblico protagonista di questa indagine.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Un reggiano di 48 anni è così stato denunciato dai carabinieri del Nucleo informativo che, coordinati dal sostituto procuratore Giacomo Forte, stanno proseguendo le indagini.
La posizione del 48enne è ancora tutta da chiarire e, in particolare, bisogna capire il suo coinvolgimento nella vicenda e la sua eventuale complicità con le altre due persone indagate, i pakistani di 30 e 33 anni proprietari dell’abitazione che, al contrario, devono rispondere dei reati di falsità materiale commessa da privato, uso di atto falso, falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità personale, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
In particolare, al momento, al dipendente comunale viene contestato solo un episodio, relativo a una carta d’identità falsa. Il documento da lui approvato presenterebbe delle difformità fra la fotografia e le generalità riportate.
Mentre proseguono le indagini, sia nei confronti dei due pakistani indagati sia nei confronti del dipendente pubblico, i carabinieri vogliono capire se esistano altri documenti contraffatti, se lo stesso dipendente pubblico fosse in qualche modo complice dei due pakistani in questo tipo di attività di “regolarizzazione” dei loro connazionali o se, al contrario, si sia trattato di un caso unico, magari frutto di una grave negligenza dell’addetto dell’Anagrafe o di un semplice “omesso controllo” nella fase di rilascio del documento stesso.
Da capire, inoltre, quali provvedimenti potranno essere adottati dal Comune – in attessa che si faccia luce sull’intera vicenda – nei confronti del dipendente pubblico protagonista di questa indagine.
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