Scoperto l’hotel abusivo per stranieri
I carabinieri indagando su carte di identità contraffatte hanno localizzato la “pensione”, sequestri anche all’anagrafe
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REGGIO EMILIA. Avevano delle tariffe per ogni posto letto, organizzati come una vera e propria pensione per stranieri vicino ai cantieri del milionario Tecnopolo. Peccato che fosse tutto abusivo, i pagamenti avvenivano in nero e i due proprietari pakistani dell’immobile erano in possesso di due carte di identità contraffatte. Una scoperta che ha finito per coinvolgere nelle indagini anche un dipendente dell’anagrafe comunale.
Questo albergo improvvisato per migranti è venuto alla luce durante le attività d’indagine e monitoraggio degli stranieri provenienti da aree sensibili per vicende legate al terrorismo. I carabinieri del Nucleo informativo del comando provinciale di Reggio Emilia, assieme ai militari del Nucleo investigativo e a quelli della compagnia carabinieri del capoluogo reggiano, hanno infatti eseguito un decreto di perquisizione domiciliare emesso dalla Procura reggiana in un appartamento in zona Santa Croce, a due passi dal Tecnopolo e dal parcheggio di piazzale Europa, in via Tonale 4. Una casa che era già stata notata dai militari per un sospetto via vai di stranieri e che da tempo era monitorata e controllata.
La perquisizione ha poi escluso, fortunatamente, la matrice terroristica ma ha portato alla luce un’altra situazione di illegalità. In quell’appartamento infatti sono stati trovati e sequestrati alcune carte d’identità palesemente contraffatte e un computer portatile, ora al vaglio del personale specializzato dell’Arma. Durante le operazioni di controllo è stata inoltre trovata e sequestrata della documentazione contabile simile a dei registri, dai quali è emerso chiaramente come quell’abitazione fungesse anche da struttura ricettiva per immigrati.
Con tanto di tariffe per l’affitto di un singolo posto letto che arrivavano sino a 150 euro. All’interno dell’abitazione i carabinieri, oltre ai due proprietari di nazionalità pakistana, hanno identificato anche altri sei connazionali ospitati in quella che si è rivelata a tutti gli effetti una pensione abusiva per cittadini stranieri.
Cinque degli ospiti possiedono un permesso di soggiorno mentre il sesto ha presentato ricorso. Un’attività, quella di albergatori, che era molto remunerativa per i padroni di casa i quali, probabilmente, la portavano avanti da parecchio tempo. Le prime indagini infatti hanno scoperto, a vantaggio dei due proprietari pakistani, pagamenti in nero per circa 20mila euro. Una cifra che ora è sotto l’attenzione dell’ufficio delle Agenzie delle Entrate per le opportune verifiche e il recupero delle tasse evase dai due immigrati.
Ma le indagini non si sono fermate alla pensione per stranieri e i carabinieri, da Santa Croce, si sono spostati nell’edificio dell’Anagrafe della città per recuperare le matrici dei documenti di identità falsificati. Negli uffici comunali hanno effettuato una seconda perquisizione scoprendo e sequestrando una serie di documenti utili agli investigatori. Attualmente, quindi, sono indagati i due cittadini pakistani proprietari della casa, un 30enne e un 33enne abitanti in città, e un cittadino italiano 48enne dipendente pubblico dell’Anagrafe comunale.
I tre sono accusati a vario titolo di una sfilza di reati: falsità materiale commessa da privato, uso di atto falso, falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità personale, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale e concorso in falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Queste ultime due accuse sono a carico del 48enne italiano dipendente comunale.
Questo albergo improvvisato per migranti è venuto alla luce durante le attività d’indagine e monitoraggio degli stranieri provenienti da aree sensibili per vicende legate al terrorismo. I carabinieri del Nucleo informativo del comando provinciale di Reggio Emilia, assieme ai militari del Nucleo investigativo e a quelli della compagnia carabinieri del capoluogo reggiano, hanno infatti eseguito un decreto di perquisizione domiciliare emesso dalla Procura reggiana in un appartamento in zona Santa Croce, a due passi dal Tecnopolo e dal parcheggio di piazzale Europa, in via Tonale 4. Una casa che era già stata notata dai militari per un sospetto via vai di stranieri e che da tempo era monitorata e controllata.
La perquisizione ha poi escluso, fortunatamente, la matrice terroristica ma ha portato alla luce un’altra situazione di illegalità. In quell’appartamento infatti sono stati trovati e sequestrati alcune carte d’identità palesemente contraffatte e un computer portatile, ora al vaglio del personale specializzato dell’Arma. Durante le operazioni di controllo è stata inoltre trovata e sequestrata della documentazione contabile simile a dei registri, dai quali è emerso chiaramente come quell’abitazione fungesse anche da struttura ricettiva per immigrati.
Con tanto di tariffe per l’affitto di un singolo posto letto che arrivavano sino a 150 euro. All’interno dell’abitazione i carabinieri, oltre ai due proprietari di nazionalità pakistana, hanno identificato anche altri sei connazionali ospitati in quella che si è rivelata a tutti gli effetti una pensione abusiva per cittadini stranieri.
Cinque degli ospiti possiedono un permesso di soggiorno mentre il sesto ha presentato ricorso. Un’attività, quella di albergatori, che era molto remunerativa per i padroni di casa i quali, probabilmente, la portavano avanti da parecchio tempo. Le prime indagini infatti hanno scoperto, a vantaggio dei due proprietari pakistani, pagamenti in nero per circa 20mila euro. Una cifra che ora è sotto l’attenzione dell’ufficio delle Agenzie delle Entrate per le opportune verifiche e il recupero delle tasse evase dai due immigrati.
Ma le indagini non si sono fermate alla pensione per stranieri e i carabinieri, da Santa Croce, si sono spostati nell’edificio dell’Anagrafe della città per recuperare le matrici dei documenti di identità falsificati. Negli uffici comunali hanno effettuato una seconda perquisizione scoprendo e sequestrando una serie di documenti utili agli investigatori. Attualmente, quindi, sono indagati i due cittadini pakistani proprietari della casa, un 30enne e un 33enne abitanti in città, e un cittadino italiano 48enne dipendente pubblico dell’Anagrafe comunale.
I tre sono accusati a vario titolo di una sfilza di reati: falsità materiale commessa da privato, uso di atto falso, falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità personale, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale e concorso in falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Queste ultime due accuse sono a carico del 48enne italiano dipendente comunale.
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