«Non dobbiamo scontare nessun peccato»
Il dirigente parla dei vecchi coinvolgimenti nel processo Aemilia: «Qui ci sono solo persone per bene»
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REGGIO EMILIA. Nessun incarico da «smacchiatore» per Antonio Sbordone, nessun mandato di ripulire agli occhi dei cittadini l’immagine di una questura compromessa. Lo nega più volte, categoricamente, il nuovo questore appena arrivato in città.
«Anche quando sono andato a Ferrara – spiega il dirigente – i miei capi mi dissero che avrei avuto il profilo giusto per sanare una situazione difficile dentro la questura in relazione a caso Aldrovandi». La vicenda giudiziaria e di cronaca che ruota intorno alla morte del diciottenne Federico Aldrovandi, studente ferrarese, deceduto il 25 settembre 2005. «E invece l’unico problema che non ho avuto è proprio questo – prosegue Sbordone – molto spesso la rappresentazione esterna è molto più pesante di quanto non sia la realtà».
E un problema di immagine, in un passato abbastanza recente, lo ha avuto anche la questura di Reggio Emilia. Quando, agli inizi del processo Aemilia per infiltrazioni ’ndranghetiste sul territorio, furono coinvolti anche alcuni uomini del personale di polizia. Un duro colpo, che ha lasciato cicatrici profonde.
«Penso di essere venuto a capo di una questura sana – afferma però con convinzione il dirigente partenopeo – che ha la fiducia della comunità di Reggio Emilia e delle altre istituzioni. Non ci sta nessun peccato da scontare, nessuna purificazione da compiere, credo che chi doveva pagare ha pagato o pagherà presto». Insomma, da quando è scoppiata quella brutta vicenda che ha messo in evidenza alcune fragilità e vulnerabilità all’interno della stessa caserma di via Dante, secondo Sbordone la questura reggiana ha saputo fare autocritica e dotarsi di nuovi anticorpi. Al punto che ora non è necessaria nessuna riabilitazione.
«Qui ci sono persone per bene – conclude il questore – che si sacrificano tutti i giorni e non possiamo continuare a chiedere scusa. Lo facessero quelli che si sono macchiati di cose bruttissime e hanno infangato il nome dell’amministrazione. Io mi impegnerò e sarò in grado di creare la giusta armonia per valorizzare quello che ho, che non è molto ma è così a Reggio e dappertutto». (l.g.)
«Anche quando sono andato a Ferrara – spiega il dirigente – i miei capi mi dissero che avrei avuto il profilo giusto per sanare una situazione difficile dentro la questura in relazione a caso Aldrovandi». La vicenda giudiziaria e di cronaca che ruota intorno alla morte del diciottenne Federico Aldrovandi, studente ferrarese, deceduto il 25 settembre 2005. «E invece l’unico problema che non ho avuto è proprio questo – prosegue Sbordone – molto spesso la rappresentazione esterna è molto più pesante di quanto non sia la realtà».
E un problema di immagine, in un passato abbastanza recente, lo ha avuto anche la questura di Reggio Emilia. Quando, agli inizi del processo Aemilia per infiltrazioni ’ndranghetiste sul territorio, furono coinvolti anche alcuni uomini del personale di polizia. Un duro colpo, che ha lasciato cicatrici profonde.
«Penso di essere venuto a capo di una questura sana – afferma però con convinzione il dirigente partenopeo – che ha la fiducia della comunità di Reggio Emilia e delle altre istituzioni. Non ci sta nessun peccato da scontare, nessuna purificazione da compiere, credo che chi doveva pagare ha pagato o pagherà presto». Insomma, da quando è scoppiata quella brutta vicenda che ha messo in evidenza alcune fragilità e vulnerabilità all’interno della stessa caserma di via Dante, secondo Sbordone la questura reggiana ha saputo fare autocritica e dotarsi di nuovi anticorpi. Al punto che ora non è necessaria nessuna riabilitazione.
«Qui ci sono persone per bene – conclude il questore – che si sacrificano tutti i giorni e non possiamo continuare a chiedere scusa. Lo facessero quelli che si sono macchiati di cose bruttissime e hanno infangato il nome dell’amministrazione. Io mi impegnerò e sarò in grado di creare la giusta armonia per valorizzare quello che ho, che non è molto ma è così a Reggio e dappertutto». (l.g.)
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