Abusi sessuali, 11 anni al patrigno alla madre 6 anni per atti violenti
Bassa reggiana, risarcite le due figlie con 20mila euro. Il legale di parte civile: «Giustizia è fatta» I difensori annunciano che impugneranno la sentenza: «Troppe stranezze in questa vicenda»
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BASSA REGGIANA. È maturata una dura condanna – ieri in tribunale a Reggio – nell’udienza decisiva sulla delicatissima vicenda con al centro un nucleo familiare pian piano smantellatosi sotto il peso di accuse infamanti per la madre e il patrigno, con i quattro figli (ora di età compresa fra i 4 e i 14 anni) di conseguenza allontanati e che vivono, a seconda dei casi, in una comunità o in famiglie affidatarie.
E come quando nella primavera scorsa è filtrata questa storia, per tutelare la privacy dei minori coinvolti continueremo a non fornire nomi e nemmeno il paese della Bassa in cui è emersa questa terribile situazione.
Ieri il gup Angela Baraldi ha condannato ad undici anni di reclusione il patrigno 36enne e sei anni di carcere la donna, emettendo pene più pesanti rispetto a quanto aveva chiesto il pm Valentina Salvi (10 anni per l’uomo e 4 anni per la compagna). Fra l’altro, la loro posizione giudiziaria si è aggravata perché entrambi sono stati accusati anche d’abbandono di minore (riferito ai due figli più piccoli) che è andata ad aggiungersi ai maltrattamenti (collocati dagli inquirenti fra il 2009 e il 2015) per entrambi e violenza sessuale su minore per il patrigno (abusi compiuti sulla secondogenita quando aveva 5-7 anni).
I quattro figli sono tutelati dall’avvocato Valeria Miari, costituitasi parte civile: in sentenza è stata prevista una provvisionale di 15mila euro per la secondogenita e 5mila euro per la più grande, nulla invece per i due più piccoli. «L’entità delle pene rispecchia la gravità dei fatti accaduti – commenta l’avvocato di parte civile – perché i quattro figli hanno subìto danni incommensurabili, perdendo la serenità che mai verrà loro restituita. Hanno però avuto giustizia. Sono stati creduti, mentre né la madre né il patrigno hanno mai dato segnali di pentimento».
I due imputati non erano ieri presenti all’udienza-chiave. I loro difensori – gli avvocati Antonio Sarzi Amadè e Matteo Gambarini – avevano chiesto l’assoluzione. «Leggeremo le motivazioni della sentenza e poi faremo appello – la replica della difesa – perché le imputazioni sono state costruite solo sulle dichiarazioni dei minori. Troppe lacune in questa vicenda ed aspetti che non tornano».
Il processo ha avuto un momento di forte contrasto sulla perizia redatta all’esito dell’incidente probatorio in cui sono stati sentiti i tre figli maggiori, ritenuti alla fine credibili. Gli avvocati difensori hanno contestato alcuni punti della perizia tramite il deposito di una memoria del consulente tecnico di parte.
Da qui la decisione del gup Baraldi di richiamare in aula il perito (cioè la psicologa Rita Rossi) per chiarimenti sui punti contestati dalla difesa (la donna e il nuovo convivente si sono sempre dichiarati innocenti). Ieri questa pesante doppia condanna.(t.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
E come quando nella primavera scorsa è filtrata questa storia, per tutelare la privacy dei minori coinvolti continueremo a non fornire nomi e nemmeno il paese della Bassa in cui è emersa questa terribile situazione.
Ieri il gup Angela Baraldi ha condannato ad undici anni di reclusione il patrigno 36enne e sei anni di carcere la donna, emettendo pene più pesanti rispetto a quanto aveva chiesto il pm Valentina Salvi (10 anni per l’uomo e 4 anni per la compagna). Fra l’altro, la loro posizione giudiziaria si è aggravata perché entrambi sono stati accusati anche d’abbandono di minore (riferito ai due figli più piccoli) che è andata ad aggiungersi ai maltrattamenti (collocati dagli inquirenti fra il 2009 e il 2015) per entrambi e violenza sessuale su minore per il patrigno (abusi compiuti sulla secondogenita quando aveva 5-7 anni).
I quattro figli sono tutelati dall’avvocato Valeria Miari, costituitasi parte civile: in sentenza è stata prevista una provvisionale di 15mila euro per la secondogenita e 5mila euro per la più grande, nulla invece per i due più piccoli. «L’entità delle pene rispecchia la gravità dei fatti accaduti – commenta l’avvocato di parte civile – perché i quattro figli hanno subìto danni incommensurabili, perdendo la serenità che mai verrà loro restituita. Hanno però avuto giustizia. Sono stati creduti, mentre né la madre né il patrigno hanno mai dato segnali di pentimento».
I due imputati non erano ieri presenti all’udienza-chiave. I loro difensori – gli avvocati Antonio Sarzi Amadè e Matteo Gambarini – avevano chiesto l’assoluzione. «Leggeremo le motivazioni della sentenza e poi faremo appello – la replica della difesa – perché le imputazioni sono state costruite solo sulle dichiarazioni dei minori. Troppe lacune in questa vicenda ed aspetti che non tornano».
Il processo ha avuto un momento di forte contrasto sulla perizia redatta all’esito dell’incidente probatorio in cui sono stati sentiti i tre figli maggiori, ritenuti alla fine credibili. Gli avvocati difensori hanno contestato alcuni punti della perizia tramite il deposito di una memoria del consulente tecnico di parte.
Da qui la decisione del gup Baraldi di richiamare in aula il perito (cioè la psicologa Rita Rossi) per chiarimenti sui punti contestati dalla difesa (la donna e il nuovo convivente si sono sempre dichiarati innocenti). Ieri questa pesante doppia condanna.(t.s.)
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