Colloqui al bar per trovare un lavoro
di Roberto Fontanili
Successo per l’iniziativa: cinque aziende al caffè Le Querce ieri per sottoporre una quarantina di candidati all’intervista
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REGGIO EMILIA. Andare al bar, dove spesso in questi anni hanno dovuto fermarsi per passare un po’ il tempo, ma questa volta con la speranza di trovare lavoro. Un’esperienza affrontata ieri da una quarantina di giovani laureati, tecnici, disegnatori Cad, molti dei quali alla ricerca della prima occupazione, alcuni disoccupati e diversi over 50 appartenenti alle categorie cosiddette protette (perché invalidi o portatori di handicap). Persone che si sono ritrovate ieri al Cafè Le Querce per sostenere un colloquio di lavoro in un luogo insolito. Cinque le aziende reggiane che hanno raccolto l’appello dei Centri per l’Impiego e di Collocamento, accettando di svolgere un colloquio di lavoro in un ambiente informale - un bar - messo a disposizione dalla responsabile Conad Le Querce, Paola Rondanini.
L’obiettivo di questa iniziativa, la prima del genere a Reggio, era proprio quella di rompere gli schemi e di mettere più a loro agio chi deve sostenere un colloquio di lavoro nel quale devi convincere chi ti sta davanti che sei la persona giusta. Ieri per l’iniziativa “Job speed date, le aziende del territorio e i candidati si incontrano”, ha avuto successo, anche se i dati che contano sono quelli che arriveranno dopo i colloqui effettuati ieri e quelli in programma oggi nelle aziende.
Ogni persona seduta, tutte con il proprio curriculum in mano aveva una storia da raccontare. Come ha fatto Roberto Rocchi, 48 anni che ha iniziato a lavorare quando ne aveva 14 e dal maggio 2016 gode di tutele e uno stipendio decrescente che si esaurirà nel marzo 2018. Oggi prende circa 500 euro al mese e la sua paura è quella di non riuscire a trovare un’altra occupazione perché ha un’invalidità del 46% che non gli consente di lavorare in piedi. «In questi anni ho fatto colloqui e corsi ma mi sono sentito anche dire che ero troppo vecchio. Facevo il magazziniere, ma sono disponibile a fare anche altro, a condizione che possa svolgere la masione». La sua preoccupazione è il domani. «Sono due anni che sono a casa, vivo da solo e se non trovo nulla come farà a mantenermi tra qualche mese?”, conclude Roberto.
Storia diversa quella di Francesco (nome di fantasia) che invece di anni ne ha 53, soffre di una parziale invalidità) e nel 2014 ha accettato di licenziarsi da una grande aziende per impegnarsi nel sociale. Poi il progetto è andato a gambe all’aria e da allora non ha più trovato un lavoro. «La cosa che ti fa stare più male è quando ti rendi conto che per l’invalidità e l’età diventi un peso anche per le aziende che devono assumerti. Per fortuna lavora mia moglie perché io non guadagno nulla».
Jessica Ferrara, che ha 29 anni, di lavori invece ne ha fatti tanti e adesso è inoccupata. «Ho fatto la guardia giurata, l’operatrice telefonica da casa, ho pulito uffici e l’aiuto cuoca e sono qui - spiega - perché vorrei lavorare nella ristorazione che è il mio sogno». Tra i tanti candidati anche tre ingegneri. Come Marco Barbieri, 28 anni, reggiano, che dopo otto mesi passati in un’azienda a Modena è stato licenziato a causa della crisi. «L’ultimo lavoro è stata la vendemmia e nel frattempo tanti corsi e colloqui. Spero che oggi sia la volta buona», dice mentre si dirige al tavolo della Fagioli dove resta seduto per più di mezz’ora. Quando si alza è soddisfatto e il lavoro gli piacerebbe. Ora non gli resta che sperare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’obiettivo di questa iniziativa, la prima del genere a Reggio, era proprio quella di rompere gli schemi e di mettere più a loro agio chi deve sostenere un colloquio di lavoro nel quale devi convincere chi ti sta davanti che sei la persona giusta. Ieri per l’iniziativa “Job speed date, le aziende del territorio e i candidati si incontrano”, ha avuto successo, anche se i dati che contano sono quelli che arriveranno dopo i colloqui effettuati ieri e quelli in programma oggi nelle aziende.
Ogni persona seduta, tutte con il proprio curriculum in mano aveva una storia da raccontare. Come ha fatto Roberto Rocchi, 48 anni che ha iniziato a lavorare quando ne aveva 14 e dal maggio 2016 gode di tutele e uno stipendio decrescente che si esaurirà nel marzo 2018. Oggi prende circa 500 euro al mese e la sua paura è quella di non riuscire a trovare un’altra occupazione perché ha un’invalidità del 46% che non gli consente di lavorare in piedi. «In questi anni ho fatto colloqui e corsi ma mi sono sentito anche dire che ero troppo vecchio. Facevo il magazziniere, ma sono disponibile a fare anche altro, a condizione che possa svolgere la masione». La sua preoccupazione è il domani. «Sono due anni che sono a casa, vivo da solo e se non trovo nulla come farà a mantenermi tra qualche mese?”, conclude Roberto.
Storia diversa quella di Francesco (nome di fantasia) che invece di anni ne ha 53, soffre di una parziale invalidità) e nel 2014 ha accettato di licenziarsi da una grande aziende per impegnarsi nel sociale. Poi il progetto è andato a gambe all’aria e da allora non ha più trovato un lavoro. «La cosa che ti fa stare più male è quando ti rendi conto che per l’invalidità e l’età diventi un peso anche per le aziende che devono assumerti. Per fortuna lavora mia moglie perché io non guadagno nulla».
Jessica Ferrara, che ha 29 anni, di lavori invece ne ha fatti tanti e adesso è inoccupata. «Ho fatto la guardia giurata, l’operatrice telefonica da casa, ho pulito uffici e l’aiuto cuoca e sono qui - spiega - perché vorrei lavorare nella ristorazione che è il mio sogno». Tra i tanti candidati anche tre ingegneri. Come Marco Barbieri, 28 anni, reggiano, che dopo otto mesi passati in un’azienda a Modena è stato licenziato a causa della crisi. «L’ultimo lavoro è stata la vendemmia e nel frattempo tanti corsi e colloqui. Spero che oggi sia la volta buona», dice mentre si dirige al tavolo della Fagioli dove resta seduto per più di mezz’ora. Quando si alza è soddisfatto e il lavoro gli piacerebbe. Ora non gli resta che sperare.
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