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Contraccettivi gratuiti per prevenire l’aborto

Contraccettivi gratuiti per prevenire l’aborto

In tutta la regione saranno distribuiti a 400mila giovani e a donne disagiate Bertani, referente dei consultori reggiani: «L’obiettivo è promuovere la salute» 

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REGGIO EMILIA. Spetterà anche ai venticinque consultori della nostra provincia, cinque dei quali in città, la distribuzione gratuita degli anticoncezionali disposta da una delibera della regione Emilia Romagna pubblicata lo scorso 6 novembre, che diventerà applicativa dal prossimo primo gennaio. I dirigenti e i professionisti dell'Ausl ne stanno prendendo visione e discutendo in vista della riunione dei responsabili dei servizi Salute donna, convocata a Bologna il 7 dicembre prossimo allo scopo di coordinarne e ottimizzarne l'attuazione. Nell'intero territorio regionale si prevede una spesa di un milione di euro per consegnare gratuitamente i contraccettivi ai quattrocentomila giovani di età compresa fra 14 e 25 anni, che sono potenzialmente coinvolti, oltre alle donne dai 26 ai 45 anni in condizioni di disagio economico entro 24 mesi da un aborto e 12 da un parto. Saranno distribuiti i dispositivi più adatti alle singole situazioni, profilattici, pillole e spirali, ma anche pillole "del giorno dopo” e “dei cinque giorni dopo”.

Lo scopo dichiarato dall'assessore regionale alla sanità Sergio Venturi, promotore della legge, è la prevenzione dell'aborto, un intervento che è ammesso da più di trent'anni, ma rappresenta un trauma e può essere prevenuto con l'uso degli anticoncezionali.

Le interruzioni volontarie della gravidanza sono sensibilmente diminuite negli ultimi anni in cifra assoluta, ma non in percentuale, essendo calati in egual misura anche i parti. A livello regionale se ne sono contate 7.848 nel 2015. Le donne che vi si sono sottoposte erano italiane nel 56,6% dei casi. Perciò nel restante 43,4% di straniere l'incidenza era molto più alta rispetto alla popolazione residente. Il 57% degli interventi ha riguardato la fascia d'età fra i 20 e i 34 anni. La diminuzione trova riscontro nella nostra provincia, dove gli aborti sono calati dai 1091 del 2013 agli 887 dell'anno scorso, di cui circa il 39% effettuato su donne straniere, anch'esse sempre meno propense a sottoporvisi. Circa il 6% ha interessato ragazze fra i 14 e i 19 anni, ma la fascia maggiore era fra i 30 e i 39 anni. Il 70% aveva già almeno un figlio. La delibera regionale è finalizzata a ridurre ulteriormente queste cifre allargando la distribuzione dei contraccettivi, che finora erano concessi gratuitamente soltanto nei casi di disagio sociale o psichico e dopo aborti ripetuti. Generalmente i ginecologi dell'Ausl si limitavano a fare le prescrizioni più appropriate rispetto alle condizioni delle donne o delle coppie. Tuttavia Daniela Bertani, responsabile dei consultori della città e referente dei consultori dell'intera Ausl, nega che sia questa la loro principale funzione: «Non siamo – spiega – dispensatori di anticoncezionali. La nostra mission è la promozione della salute delle donne. Abbiamo il compito di educare a una sessualità responsabile e all'affettività. L'azione per una maternità responsabile va di pari passo con quella finalizzata a mantenere la fertilità mettendo in guardia contro i comportamenti a rischio (alcol, droga, fumo, rapporti che espongono a malattie sessualmente trasmissibili). Promuoviamo corretti stili di vita. Diamo informazioni. Facciamo un'opera di accoglienza e, nel caso, avviamo le donne ai centri di secondo livello o all'ospedale». I soggetti che meritano più attenzione sono i minorenni, a cui sono dedicati gli Spazi in via San Michele a Reggio e a Castelnovo Monti. Vi accedono spesso anche le coppie, talora maschi soli. Nei primi sei mesi di quest'anno vi sono state erogate circa 1500 prestazioni, la metà delle quali per la contraccezione. Inoltre in viale Monte San Michele è aperto il Centro per la salute delle donne immigrate, a cui si possono rivolgere le irregolari, mentre le regolari sono accolte nei normali consultori. Prima di compiere il passo più difficile, l'interruzione della gravidanza, si pongono talora grossi problemi di coscienza, non necessariamente motivati da ragioni religiose.

«In questi casi – chiarisce la dottoressa Bertani – forniamo il supporto di una psicologa. Se la donna lo richiede, forniamo indicazioni per un contatto con le associazioni di volontariato esterne all'Ausl, con le quali abbiamo un buon rapporto, comprese quelle di ispirazione cattolica come il Centro di aiuto alla vita». Esiste, infatti, una soluzione alternativa che può contribuire ad alleviare il crollo della natalità: il non riconoscimento del neonato e il suo affidamento a genitori adottivi. (l.s.)

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