Gazzetta di Reggio

Reggio

«Fuori le coop dalle case per anziani»

di Enrico Lorenzo Tidona
«Fuori le coop dalle case per anziani»

Mora (Cgil): «Per risparmiare, l’assistenza deve essere solo pubblica e non delle coop, che pagano peraltro l’Irap più bassa»

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REGGIO EMILIA. Serve un argine alla privatizzazione dei servizi per gli anziani, tema caldissimo visto l’invecchiamento della popolazione anche a Reggio Emilia. Non solo: per la Cgil è necessario invertire anche la tassazione. visto che le coop sociali pagano meno delle società pubbliche: un controsenso. Questioni poste a tutti i tavoli dai sindacati in maniera unitaria, che chiedono di reinternalizzare i servizi affidati in appalto a coop sociali e privati. Una “ripublicizzazione” «per creare economie di scala e rendere omogenea una gestione frammentata».

Questo perché in provincia di Reggio ci sono 3mila posti letto convenzionati (per il 60% in strutture pubbliche) che servono per ospitare anziani, per lo più gravi, il cui costo viene abbattuto per le famiglie grazie a una contribuzione pubblica di 52 milioni di euro nel solo 2017. Un posto letto convenzionato può costare 50 euro contro i 90/100 del posto non convenzionato. E parliamo di degenze molto lunghe, con forte aggravio per gli anziani meno abbienti. Il sistema a macchia di leopardo vive quindi di una poco efficace compresenza tra pubblico, coop sociali e privato convenzionato. Per fare ordine, in questi anni era stato deciso che le attività finissero sotto l’ombrello delle Asp (aziende pubblica servizi alla persona) sorte in capo ai 6 distretti sanitari della nostra provincia. Ma non tutto è andato come previsto. «Siamo di fronte a un bivio per il futuro dei servizi alle persone – è stato il giudizio netto espresso del direttivo della Cgil pochi giorni fa – dobbiamo evitare che s’imbocchi la strada della totale privatizzazione, che allontanerebbe le amministrazioni locali dai cittadini e dai loro bisogni, in coerenza con l’idea che abbiamo più volte espresso: il sistema del welfare è efficace se universalistico e gestito direttamente dal pubblico».

Per fare questo, Guido Mora – segretario generale della Cgil di Reggio Emilia – indica le tappe. «Bisogna ricondurre queste attività sotto l’egida diretta delle Asp – ribadisce – Il servizio deve essere interamente pubblico: dall’erogazione dei fondi alla gestione dei servizi. Ecco perché le coop sociali devono uscire dalle Asp. Bisogna risolvere situazioni come quella presente nel distretto della Montagna, dove c’è la Asp “Don Cavalletti” a Carpineti che è una struttura di proprietà comunale e dove è stato commesso un gravissimo errore. Lì c’è una compresenza illecita: al primo piano c’è la gestione diretta della Asp su 30 posti letto mentre al piano superiore ce ne sono altrettanti gestiti dalle coop. Reinternalizzando i posti letto alla gestione pubblica farebbe risparmiare soldi perché i costi a carico del pubblico verrebbero ripartiti per più posti letto, abbassandosi. L’appalto scade quest’anno e abbiamo fatto delle proposte al distretto per sanare la posizione».

A Scandiano, invece, «è tutta la zona ad essere delegata alla gestione no profit delle coop». Storia diversa a Reggio Emilia che con Reggio Città delle Persone ha quasi raggiunto l’obiettivo di riforma grazie a quella struttura, unica sul territorio, che ha 8 case protette e ha inglobato anche le altre due Asp dei minori e dei disabili. La Val d’Enza ha consolidato la Asp avviando un processo per far entrare l’azienda speciale di Cavriago e sta prendendo forma la Asp di distretto. «Nel distretto Bassa Reggiana la situazione è invece calda e frastagliata – dice Mora – Abbiamo tre forme: la Asp che ha dentro sei comuni, esclusi Reggiolo e Novellara. Di questi ce n’è una parte che vede la casa di riposo gestita direttamente dalla Asp, vale a dire Luzzara, Poviglio, Gualtieri e Brescello. Lì i dipendenti sono pubblici. Gli altri due comuni sono dentro l’Asp ma hanno esternalizzato alle coop. Bisogna rendere omogenea la situazione e usare le Asp come hub per la gestione di questi servizi. Ne stiamo parlando a più riprese con tutti gli interlocutori, anche perché come sindacati ci dobbiamo occupare del nodo legato ai dipendenti. C’è un forte ricorso ai lavoratori somministrati tramite le agenzie interinali per servizi alla persona complessi e delicati».

Non solo: l’utilizzo delle coop è agevolato dal minor costo del lavoro. «Gli stipendi degli addetti delle coop sono il 20% in meno rispetto al dipendente pubblico delle Asp».

Resta poi la questione fiscale, dove il sindacato picchia duro. «Oltre a dover superare la compresenza illecita del personale delle coop nelle Asp, bisogna riequilibrare l’imposizione dell’Irap. Le Asp, che sono pubbliche, versano l’8,5% alla Regione Emilia-Romagna, che chiede invece alle coop sociali solo il 3,21%. In Veneto sono le Asp che vengono tassate poco, al 2,35%. C’è un tema generale che richiama la redistribuzione tasse e che deve essere preso in mano il prima possibile».

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