ALBERGO DELLE NOTARIE
Il ricordo dei fratelli Govoni uccisi dai partigiani a Bologna
REGGIO EMILIA. Sabato 25 novembre (ore 16) all’albergo delle Notarie è prevista una conferenza sulla tragica storia dei sette fratelli Govoni trucidati dai partigiani comunisti a fine guerra, l’11...
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REGGIO EMILIA. Sabato 25 novembre (ore 16) all’albergo delle Notarie è prevista una conferenza sulla tragica storia dei sette fratelli Govoni trucidati dai partigiani comunisti a fine guerra, l’11 maggio 1945.
A questo evento storico sarà presente, tra gli altri, Cesare Govoni (figlio del primogenito Dino dei sette fratelli Govoni) che parlerà della tragica vicenda famigliare “dimenticata” dalle Istituzioni e censurata sui libri di scuola.
I sette fratelli Govoni, 6 maschi e una femmina di 20 anni, appena sposata e madre di una bimba di 2 mesi, vennero tutti prelevati a Pieve di Cento (Bologna) dai partigiani comunisti l’11 maggio 1945, per poi essere torturati per una notte e massacrati nel modo più vigliacco e barbaro.
I loro corpi furono rinvenuti anni dopo nel febbraio del 1951 quando furono individuate due fosse comuni con le vittime dei partigiani: nella prima c’erano 25 corpi, nella seconda altri 17, tra cui quelli dei fratelli Govoni; spogliati, seviziati e strangolati. Ne seguì un processo ma prima della sentenza all’ergastolo degli assassini, tutti individuati, fuggirono oltrecortina in Cecoslovacchia – e poterono farlo contando sull’aiuto e l’assistenza del Partito Comunista – facendo così perdere le loro tracce.
A questo evento storico sarà presente, tra gli altri, Cesare Govoni (figlio del primogenito Dino dei sette fratelli Govoni) che parlerà della tragica vicenda famigliare “dimenticata” dalle Istituzioni e censurata sui libri di scuola.
I sette fratelli Govoni, 6 maschi e una femmina di 20 anni, appena sposata e madre di una bimba di 2 mesi, vennero tutti prelevati a Pieve di Cento (Bologna) dai partigiani comunisti l’11 maggio 1945, per poi essere torturati per una notte e massacrati nel modo più vigliacco e barbaro.
I loro corpi furono rinvenuti anni dopo nel febbraio del 1951 quando furono individuate due fosse comuni con le vittime dei partigiani: nella prima c’erano 25 corpi, nella seconda altri 17, tra cui quelli dei fratelli Govoni; spogliati, seviziati e strangolati. Ne seguì un processo ma prima della sentenza all’ergastolo degli assassini, tutti individuati, fuggirono oltrecortina in Cecoslovacchia – e poterono farlo contando sull’aiuto e l’assistenza del Partito Comunista – facendo così perdere le loro tracce.
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