L’antica dimora dei Malaguzzi va a pezzi
Reggio Emilia: in via Palazzolo, a pochi passi dal municipio, muri scrostati e scritte indelebili. E' urgente un restauro più che una ripulita
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REGGIO EMILIA. Lo spettacolo è lo stesso che si offre al visitatore in altri angoli del centro, ma non per questo meno desolante: un edificio di valore storico abbandonato, con i muri scrostati e coperti di scritte indelebili. Parliamo della casa di via Palazzolo che fu la dimora dei Malaguzzi, ricca e influente famiglia reggiana a cui apparteneva Daria, madre del poeta Ludovico Ariosto. Sulla facciata una vecchia targa dell'Ente provinciale per il turismo, poco leggibile, recita: “Qui era la casa dei Malaguzzi, famiglia materna dell’Ariosto. Di originale rimane l’angelo con lo scudo”. In effetti sullo spigolo, all'angolo con il vicolo delle Rose, si nota una piccola scultura molto corrosa, unica testimonianza dell'edificio tardo medievale. Il resto della facciata, dipinta di un giallo ingrigito dal tempo, è peggio che anonimo.
Al numero civico 4, sullo stipite del portone abbondantemente deturpato da graffiti, compaiono dieci campanelli con i nomi di qualcuno degli ultimi inquilini, due cinesi e un africano. Di fianco due negozietti con gli ingressi sprangati. Sul lato di vicolo delle Rose ci si rincuora un po' leggendo la scritta: “Ti amo, sei la mia gioia”. Ma l'intonaco, qui, è quasi a pezzi e istoriatissimo. Il resto del vicolo, a due passi da piazza Prampolini, dal Duomo e dal Municipio, è un paradiso per i graffitari. Fra i tanti obbrobri si salva soltanto, sul lato opposto, un piccolo esempio di street art intitolato “Fami lies by Psiko” con un papà, una mamma e un figlio che fa le corna con un gattino in testa. Ma all'estremità opposta, su un muro posteriore del Municipio, è rimasta una minacciosa esortazione antagonista: “Tutti a Francoforte: barricate in fiamme!”.
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L'offesa al decoro urbano è la stessa, ma le responsabilità fanno capo a proprietà diverse. L’antica casa dei Malaguzzi appartiene alla società immobiliare Renal, di cui è titolare l'ex-fiorista Alberto Rabitti. I muri adiacenti e prospicienti sono del Comune. In ogni caso la situazione non è cambiata da quando, sei mesi fa, la denunciò Mauro Del Bue: «Si potrà obiettare, negli edifici privati – scriveva l’ex deputato ed ex assessore – che compito dei proprietari sia quello di fare la manutenzione alle loro abitazioni, anche se dovrebbe essere compito delle autorità preposte quello di impedire il vandalismo, anche quello estetico. Ma nel palazzo comunale di chi sarebbe il compito se non del Comune? E allora perché lasciare questo scempio?».
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Il Comune obietta che provvede periodicamente a ricoprire i graffiti deturpanti sulle sue proprietà o, d'intesa con i privati, su altri edifici. Lo ha fatto perfino sui leoni di San Prospero, con l'assenso della Curia vescovile. Anche l'estate scorsa sono stati effettuati diversi interventi di questo tipo. Sorprende che proprio i muri del Municipio siano rimasti com'erano.
In quanto alla casa dei Malaguzzi, lo stato in cui si trova fa pensare che necessiti non tanto di una semplice ripulita, quanto di un impegnativo restauro. Per il rifacimento delle facciate del centro storico il Comune ha incentivato i privati con appositi bandi, mettendo a loro disposizione contributi che potevano arrivare a coprire il quaranta per cento della spesa complessiva.
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