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«Perseguitata per un anno dal mio ex»

«Perseguitata per un anno dal mio ex»

Lei l’accusa di pedinamenti, minacce telefoniche, offese. Lui: «Abbiamo un figlio, ho cercato di perdonarla per i tradimenti»

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REGGIO EMILIA. Una convivenza conclusasi nel peggiore dei modi, con per di più un figlio di dieci anni di mezzo. Sotto processo è finito un operaio 37enne che è accusato di atti persecutori dalla sua ex compagna (un’operaia precaria di 32 anni) con episodi collocati – dal pm Maria Rita Pantani che ha indagato – in circa un anno e sino al luglio 2014. Per tutelare la privacy del figlio minorenne (vera vittima di questa vicenda, da qualsiasi parte la si guardi) non forniremo le generalità delle parti in causa: lui è difeso dal legale modenese Tiziano Panini, lei si è costituita parte civile tramite l’avvocato Andrea Pellegrini.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’operaio ha messo sotto pressione l’ex convivente in vari modi: pedinandola, con telefonate minacciose, offendendola («Sei una puttana!») anche in pubblico, prendendo a calci l’auto per far scendere la donna, infine tamponandola. Accuse a cui ieri – in udienza – il 37enne ha replicato nella deposizione resa davanti al giudice Simone Medioli Devoto. Secondo gli inquirenti l’uomo avrebbe perso la testa non accettando la fine del rapporto. Una forma di gelosia malata, con pure minacce di morte.

Senza battere ciglio – stesso atteggiamento dell’ex compagna che ha seguito in aula la deposizione a fianco del suo legale – l’imputato ha ribattuto alle imputazioni, dicendo sostanzialmente che ha provato a salvare la situazione, nonostante i tradimenti dell’amata: «Essendoci un bimbo da salvaguardare – ha detto – ho provato a recuperare il rapporto. Ma anche quando è tornata con me dopo essersene andata nel 2013, aveva un modo tutto suo di interpretare la convivenza, in quanto dal lunedì al giovedì stavamo insieme, poi nel fine settimana diceva che andava dal fratello». Il 37enne ha negato le minacce di morte al telefono («Le ho dato della stronza, ma non di più. Le avevo telefonato più volte perché non rispondeva mai»), dando anche una spiegazione al calcio all’auto («Aveva innescato la retromarcia e stava per investirmi, allora istintivamente ho dato una pedata alla macchina») ed anche al tamponamento di cui viene accusato («Avendo un paraurti in vetroresina non ho cercato la collisione, perché avrei distrutto la mia auto»). Ha parlato dei tradimenti dell’ex compagna («Era l’amante di un uomo più grande di lei di vent’anni e la moglie l’aveva saputo, da qui una collutazione»), evidenziando le difficoltà a poter incontrare il figlio se non a portarlo in vacanza d’estate («Non me lo faceva mai vedere»). L’avvocato Pellegrini, controinterrogando l’imputato, ha mostrato a dir poco scetticismo sulla deposizione («Questo signore ha detto quello che voleva»), rimarcando che davanti agli assistenti sociali fossero emerse delle violenze all’interno della coppia. Si torna in aula in aprile.(t.s.)

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