Gli spari alla porta poi sul ballatoio l’agguato mortale
Il killer conosce il luogo o ha pedinato di recente la vittima Per entrare nel palazzo ha imboccato l’ingresso di servizio
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REGGIOLO. È un tragitto probabilmente ben conosciuto quello percorso giovedì notte nella palazzina “Corte Agnese” da chi ha ucciso Francesco Citro.
Un killer che ha dimestichezza con quel posto, oppure che in questi giorni ha pedinato la vittima studiandone ogni mossa. E per agire ha puntato sul lato posteriore della palazzina dove si trovano sia i garage, sia un passaggio di servizio – abitualmente sempre aperto – per accedere agli appartamenti. Chi ha agito sapeva della macchina intestata alla moglie di Citro (ma usata dal marito) e lasciata parcheggiata davanti al garage. L’ha incendiata in un orario insolito (alle 20) per atti di questo genere, probabilmente per attirarlo in una trappola mortale che non ha funzionato (a spegnere le fiamme sono infatti arrivati prima alcuni vicini in casa e poi il 31enne). A quel punto, quando le acque si sono calmate e dal luogo dell’incendio se ne sono andati vigili del fuoco e carabinieri, ecco il killer che torna in azione. Intorno alle 23 è probabilmente entrato dal passaggio di servizio sul retro ed imboccato il corridoio che porta ad un atrio da cui partono due rampe di scale di nove gradini l’una che conducono al pianerottolo su cui si affacciano i quattro appartamenti, fra cui all’estrema destra quello di Citro. Le due rampe di scale sono separate da un ballatoio. Giunto nel pianerottolo, l’assassino ha sparato cinque volte contro la porta dell’appartamento dell’autista e i colpi sono ancora evidenti. A quel punto il killer si sarebbe spostato più sotto nel ballatoio, attendendo una reazione di Citro che purtroppo c’è stata, avendo sentito all’interno quel frastuono contro la sua porta. Ma Francesco, una volta uscito, ha fatto solo in tempo ad imboccare le scale ed arrivare sul ballatoio che è stato colpito a morte, come dimostrano le macchie di sangue sulla vetrata e sul muro. Vi sono anche i segni di due pallottole contro il soffitto: ciò fa pensare che l’omicida abbia sparato dal basso verso l’alto, da qui la deduzione che si trovava sulle scale poco più sotto quando ha aperto il fuoco sul 31enne. Un vero e proprio agguato.
Un killer che ha dimestichezza con quel posto, oppure che in questi giorni ha pedinato la vittima studiandone ogni mossa. E per agire ha puntato sul lato posteriore della palazzina dove si trovano sia i garage, sia un passaggio di servizio – abitualmente sempre aperto – per accedere agli appartamenti. Chi ha agito sapeva della macchina intestata alla moglie di Citro (ma usata dal marito) e lasciata parcheggiata davanti al garage. L’ha incendiata in un orario insolito (alle 20) per atti di questo genere, probabilmente per attirarlo in una trappola mortale che non ha funzionato (a spegnere le fiamme sono infatti arrivati prima alcuni vicini in casa e poi il 31enne). A quel punto, quando le acque si sono calmate e dal luogo dell’incendio se ne sono andati vigili del fuoco e carabinieri, ecco il killer che torna in azione. Intorno alle 23 è probabilmente entrato dal passaggio di servizio sul retro ed imboccato il corridoio che porta ad un atrio da cui partono due rampe di scale di nove gradini l’una che conducono al pianerottolo su cui si affacciano i quattro appartamenti, fra cui all’estrema destra quello di Citro. Le due rampe di scale sono separate da un ballatoio. Giunto nel pianerottolo, l’assassino ha sparato cinque volte contro la porta dell’appartamento dell’autista e i colpi sono ancora evidenti. A quel punto il killer si sarebbe spostato più sotto nel ballatoio, attendendo una reazione di Citro che purtroppo c’è stata, avendo sentito all’interno quel frastuono contro la sua porta. Ma Francesco, una volta uscito, ha fatto solo in tempo ad imboccare le scale ed arrivare sul ballatoio che è stato colpito a morte, come dimostrano le macchie di sangue sulla vetrata e sul muro. Vi sono anche i segni di due pallottole contro il soffitto: ciò fa pensare che l’omicida abbia sparato dal basso verso l’alto, da qui la deduzione che si trovava sulle scale poco più sotto quando ha aperto il fuoco sul 31enne. Un vero e proprio agguato.
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