il movimento 5 stelle
«Pugno di ferro anti-’ndrangheta»
«Solo chi ha occhi foderati di prosciutto non vede l’allarme rosso»
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REGGIO EMILIA. «Un mese fa, con gli incendi di auto a Reggio Emilia e in provincia, denunciammo il ritorno del braccio violento della ‘ndrangheta e chiedemmo una nuova stagione di “pugno di ferro” ad iniziare dalle interdittive antimafia seguendo lo stile del prefetto Antonella De Miro. L’omicidio di Reggiolo è, con ogni probabilità, la dimostrazione che le cosche sono vive, nonostante l’ottimo lavoro delle forze dell’ordine e della Procura e Antimafia con Aemilia, con collaboratori di giustizia (giudicati persone affidabili dalla Procura Antimafia di Bologna) che in aula stanno facendo emergere particolari inquietanti». Lo affermano gli esponenti M5S Giulia Sarti, capogruppo in Commissione antimafia; Maria Edera Spadoni, parlamentare; Alessandra Guatteri, capogruppo in Comune a Reggio; Gian Luca Sassi, consigliere regionale. «Parliamo di dichiarazioni in aula durante il processo sull'appoggio trasversale delle cosche dalle campagne antiche e recenti per Forza Italia fino alla campagna elettorale a favore di Luca Vecchi con le parentele scomode della moglie ex dirigente all’urbanistica di Reggio ora a Modena, Maria Sergio (ricordiamo in sequenza il fratello del nonno che era il boss “‘O Feroce”, e due cugini Valerio e in ultimo Eugenio Sergio, entrambi coinvolti in Aemilia). Parentele che fino a poco fa non erano mai emerse», continuano. «Solo chi ha occhi foderati di prosciutto non vede che siamo in una situazione da allarme rosso, le mafie generano ferite ancora più gravi degli enormi problemi di microcriminalità , la ‘ndrangheta distrugge profondamente il tessuto democratico, sociale ed economico della nostra comunità».
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