Le unità cinofile cercano l’arma del delitto
I carabinieri vogliono la pistola che ha ucciso Citro. Analisi su tabulati telefonici e sms della vittima
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REGGIOLO. Non solo a Reggiolo e a Villanova c’è un massiccio spiegamento di forze dell’ordine che presidiano il territorio dopo quello che è avvenuto nella sera di giovedì 23 scorso con l’uccisione del 31enne Francesco Citro, nella palazzina dove abitava con la moglie e due figli, di via Papa Giovanni XXIII 10. Ieri mattina, in azione, nelle vie della frazione reggiolese, c’erano anche le unità cinofile dell’Arma dei carabinieri.
L’utilizzo dei cani serve per individuare qualche traccia lasciata dall’assassino: forse gli inquirenti cercavano la pistola, una calibro 9x21 usata per uccidere il giovane autotrasportatore.
Non si può infatti escludere che il killer, una volta ucciso Citro, si sia liberato dell’arma. Così i cani, nonostante l'abbondante pioggia caduta per tutta la giornata di ieri sulla Bassa, hanno provato a fiutare l'eventuale odore della polvere da sparo rimasta, se si fosse trovata, nella canna della pistola.
E girando per la frazione di Reggiolo e nel capoluogo, in questi giorni, subito dopo l'omicidio, non è difficile imbattersi in qualche pattuglia dei carabinieri, della polstrada, della polizia municipale o della Guardia di Finanza.
Il sindaco Roberto Angeli è in continuo contatto con gli inquirenti per avere ragguagli sugli sviluppi delle indagini. La sua sensazione è che il caso sia prossimo alla soluzione. E non è escluso che nei prossimi giorni ci possano essere clamorosi sviluppi.
Le indagini, a tutto campo, partono dalla pista mafiosa fino a toccare la sfera privata del 31enne.
Per questo gli investigatori hanno anche cominciato l’analisi dei tabulati telefonici, tra chiamate, sms e messaggi in whatsap. È stato passato al setaccio anche il telefonino di Francesco Citro tra foto e chat nei social media.
Intanto proseguono le indagini legate anche alle altre due auto date alle fiamme tra il 15 e il 23 novembre scorsi: l’Alfa Romeo di Giuseppe Mesoraca in via Paisiello, la Volkswagen Polo di Antonella Angeli in via Gavello 90. Mentre per il primo incendio sarebbero stati trovati degli elementi che lo potrebbero ricollegare al delitto, nel secondo non sembrano invece esserci delle connessioni. Se dovesse essere confermata l’ipotesi investigativa che ricollega gli incendi al delitto, ossia che in questi giorni a Reggiolo ci sia stata un escalation che ha poi portato alla morte di Francesco Citro, gli inquirenti non escludono che chi ha dato fuoco all’auto in via Gavello abbia commesso un errore.
Mauro Pinotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’utilizzo dei cani serve per individuare qualche traccia lasciata dall’assassino: forse gli inquirenti cercavano la pistola, una calibro 9x21 usata per uccidere il giovane autotrasportatore.
Non si può infatti escludere che il killer, una volta ucciso Citro, si sia liberato dell’arma. Così i cani, nonostante l'abbondante pioggia caduta per tutta la giornata di ieri sulla Bassa, hanno provato a fiutare l'eventuale odore della polvere da sparo rimasta, se si fosse trovata, nella canna della pistola.
E girando per la frazione di Reggiolo e nel capoluogo, in questi giorni, subito dopo l'omicidio, non è difficile imbattersi in qualche pattuglia dei carabinieri, della polstrada, della polizia municipale o della Guardia di Finanza.
Il sindaco Roberto Angeli è in continuo contatto con gli inquirenti per avere ragguagli sugli sviluppi delle indagini. La sua sensazione è che il caso sia prossimo alla soluzione. E non è escluso che nei prossimi giorni ci possano essere clamorosi sviluppi.
Le indagini, a tutto campo, partono dalla pista mafiosa fino a toccare la sfera privata del 31enne.
Per questo gli investigatori hanno anche cominciato l’analisi dei tabulati telefonici, tra chiamate, sms e messaggi in whatsap. È stato passato al setaccio anche il telefonino di Francesco Citro tra foto e chat nei social media.
Intanto proseguono le indagini legate anche alle altre due auto date alle fiamme tra il 15 e il 23 novembre scorsi: l’Alfa Romeo di Giuseppe Mesoraca in via Paisiello, la Volkswagen Polo di Antonella Angeli in via Gavello 90. Mentre per il primo incendio sarebbero stati trovati degli elementi che lo potrebbero ricollegare al delitto, nel secondo non sembrano invece esserci delle connessioni. Se dovesse essere confermata l’ipotesi investigativa che ricollega gli incendi al delitto, ossia che in questi giorni a Reggiolo ci sia stata un escalation che ha poi portato alla morte di Francesco Citro, gli inquirenti non escludono che chi ha dato fuoco all’auto in via Gavello abbia commesso un errore.
Mauro Pinotti
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