Anche l’ultima suora del Sacro cuore lascia il Sant’Anna
di Luigi Vinceti
A fine mese suor Enza Basile se ne va dalla Diabetologia Con il suo addio si chiude un ciclo che durava da 86 anni
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CASTELNOVO MONTI. Le Piccole Figlie del Sacro Cuore, le suore che da lungo tempo operano nella struttura ospedaliera, salutano il Sant’Anna. Il 30 novembre se ne va infatti l’ultima religiosa, suor Enza Basile, la cui convenzione scade esattamente il 1° gennaio 2018 ma, dovendo ancora usufruire di trenta giorni di ferie, “stacca” automaticamente venerdì.
È da quella data che lascia l’ambulatorio di diabetologia, al quale è stata addetta per tre anni; ora si trasferirà a Sale di Alessandria dove si trova Villa Mensi, la casa che le Piccole Figlie riservano per le suore ormai troppo anziane ed alle quali d’ora in poi si dedicherà.
Suor Enza era l’ultima religiosa rimasta a Castelnovo dopo la morte, il 21 febbraio di quest’anno, di suor Franca Garavelli e la Madre generale dell’Ordine non aveva più potuto mandarle rinforzi.
Si chiude così un ciclo che durava da ben 86 anni.
Era infatti il 12 maggio 1931 quando, cinque giorni prima della inaugurazione ufficiale, le cinque suore, che qualcuno ha sempre considerato “madri-cofondatrici” del Sant’Anna, arrivarono sulla nostra montagna. Una era reggiana, Pierina Leoni; le altre, Paola Nervi, Giovanna Sforza, Lilia Bisio e Maria Goscino erano originarie di città diverse. Per qualche giorno dovettero addirittura dare una mano ai muratori per gli ultimi lavori di adattamento. Il loro impegno, in questi otto decenni e mezzo, ha spaziato in varie direzioni. Si sono infatti dedicate dalla sala operatoria alla cucina, dalla segreteria all’assistenza notturna. C’è ancora chi ricorda l’appellativo di “suor Notte” affibbiato alla presenza silenziosa di quella che vegliava sulle notti insonni degli ammalati. Tutti concordano nell’attribuire stima e riconoscenza al loro impegno sia di carattere infermieristico sia, soprattutto, morale e spirituale.
Storici alcuni loro interventi durante le vicende belliche quando affiancarono il fondatore, il dottor Pasquale Marconi, in situazioni di particolare pericolo. Come nel caso della cura di due comunisti prima carcerati e poi sfuggiti ai nazisti, di un ex comandante dell’Aeronautica Militare, di soldati alleati scampati dai campi di concentramento. L’aiuto al fratello sofferente superava ogni rischio.
In questi soccorsi fu particolarmente attiva suor Paola Nervi, la superiora, che ebbe un ruolo di rilievo anche nel sostegno con cibi, coperte e indumenti, all'indomani della strage di Cervarolo. La suora venne addirittura incarcerata poi liberata allorché Marconi tornò libero dalla prigionia. Il sindaco Battistessa, quando il Sant’Anna venne acquisito dalla Provincia e dalla Regione, pretese la loro permanenza soprattutto per il calore umano che sapevano infondere. E ciò è continuato sino ad oggi. Ma da venerdì anche questo dolce capitolo avrà fine.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È da quella data che lascia l’ambulatorio di diabetologia, al quale è stata addetta per tre anni; ora si trasferirà a Sale di Alessandria dove si trova Villa Mensi, la casa che le Piccole Figlie riservano per le suore ormai troppo anziane ed alle quali d’ora in poi si dedicherà.
Suor Enza era l’ultima religiosa rimasta a Castelnovo dopo la morte, il 21 febbraio di quest’anno, di suor Franca Garavelli e la Madre generale dell’Ordine non aveva più potuto mandarle rinforzi.
Si chiude così un ciclo che durava da ben 86 anni.
Era infatti il 12 maggio 1931 quando, cinque giorni prima della inaugurazione ufficiale, le cinque suore, che qualcuno ha sempre considerato “madri-cofondatrici” del Sant’Anna, arrivarono sulla nostra montagna. Una era reggiana, Pierina Leoni; le altre, Paola Nervi, Giovanna Sforza, Lilia Bisio e Maria Goscino erano originarie di città diverse. Per qualche giorno dovettero addirittura dare una mano ai muratori per gli ultimi lavori di adattamento. Il loro impegno, in questi otto decenni e mezzo, ha spaziato in varie direzioni. Si sono infatti dedicate dalla sala operatoria alla cucina, dalla segreteria all’assistenza notturna. C’è ancora chi ricorda l’appellativo di “suor Notte” affibbiato alla presenza silenziosa di quella che vegliava sulle notti insonni degli ammalati. Tutti concordano nell’attribuire stima e riconoscenza al loro impegno sia di carattere infermieristico sia, soprattutto, morale e spirituale.
Storici alcuni loro interventi durante le vicende belliche quando affiancarono il fondatore, il dottor Pasquale Marconi, in situazioni di particolare pericolo. Come nel caso della cura di due comunisti prima carcerati e poi sfuggiti ai nazisti, di un ex comandante dell’Aeronautica Militare, di soldati alleati scampati dai campi di concentramento. L’aiuto al fratello sofferente superava ogni rischio.
In questi soccorsi fu particolarmente attiva suor Paola Nervi, la superiora, che ebbe un ruolo di rilievo anche nel sostegno con cibi, coperte e indumenti, all'indomani della strage di Cervarolo. La suora venne addirittura incarcerata poi liberata allorché Marconi tornò libero dalla prigionia. Il sindaco Battistessa, quando il Sant’Anna venne acquisito dalla Provincia e dalla Regione, pretese la loro permanenza soprattutto per il calore umano che sapevano infondere. E ciò è continuato sino ad oggi. Ma da venerdì anche questo dolce capitolo avrà fine.
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