Gazzetta di Reggio

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Coordinamento Dda per risolvere il delitto

di Enrico Lorenzo Tidona
Coordinamento Dda per risolvere il delitto

Summit a Bologna: l’Antimafia collabora alle indagini col pm reggiano Salvi  Confermata l’esclusione di vincoli di parentela tra Citro e il pentito Cortese

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REGGIOLO. Chi è l’esecutore materiale dell’omicidio, chi sono gli eventuali mandanti ma, soprattutto, qual è il movente, necessario per sostenere l’accusa. Sono i tre principali misteri sul delitto di Franceco Citro a Reggiolo, che attendono una soluzione e che potranno contare ora sull’aiuto operativo dei magistrati e degli investigatori in capo alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna. Il fascicolo è in capo alla procura ordinaria di Reggio Emilia, aperto dal sostituto procuratore Valentina Salvi, che è stata ora applicata alla Dda. Un avvicinamento che permette al pm reggiano di avere a disposizione più strumenti per poter lavorare alle indagini. Questo non comporta però l’automatica contestazione - per ora contro ignoti - dell’aggravante mafiosa. Questa verrà valutata qualora verrà individuata in maniera netta, fermo restando che la modalità utilizzata per l’omicidio ricorda i metodi usati dalla criminalità calabrese. «Penso che tratterremo il fascicolo - aveva già anticipato ieri mattina il procuratore di Bologna Giuseppe Amato - per poi svolgere tutti gli approfondimenti del caso in coordinamento con la procura di Reggio». Approfondimenti che serviranno a stabilire se la matrice del delitto sia per l’appunto mafiosa oppure no. Il rinforzo investigativo sembra necessario anche per impartire una svolta sull’efferato delitto. Le indagini sull’omicidio di giovedì notte nel quartiere residenziale di Villanova stanno proseguendo a 360 gradi per comprendere chi e perché ha sparato diversi colpi di pistola uccidendo Francesco Citro, 31enne, autista crotonese incensurato, padre di due figli, freddato sulla soglia di casa sua in via Papa Giovanni XXIII. Il giovane è stato assassinato verso le 23 a colpi di pistola tra il portoncino del suo appartamento e l’androne della palazzina. Tre ore prima era stata incendiata l’auto della moglie di Citro, sempre davanti all’abitazione. Terzo rogo d’auto considerato solitamente un “reato spia”, che viene automaticamente segnalato anche alla Dda per competenza. Un episodio di assoluta gravità, un omicidio che nelle modalità riporta alla mente le decine di episodi similari legati a regolamenti di conti tra sodali dei clan di ’ndrangheta, che qui restano per ora solo in ipotesi. A tutt’oggi, però, non è chiaro se dietro ci sia la mano della criminalità organizzata o se si tratti di un regolamento di conti per motivi personali.

Gli accertamenti effettuati in queste ore confermano l’esclusione dei vincoli di parentela tra la famiglia di Citro - per via materna - con il pentito Angelo Salvatore Cortese. Il giovane camionista non ha precedenti, viveva in funzione della famiglia, giunto dalla Calabria - da Melissa per la precisione - seguendo le orme del padre, anch’egli abitante a Reggiolo con la madre, sostenuti in queste ore nel cordoglio da decine di amici e parenti. Nel pomeriggio di ieri a Bologna è stato effettuato quindi un primo incontro vis-à-vis tra il procuratore Amato - coordinatore anche della Dda - il pm Stefano Orsi - sostituto procuratore di Bologna - e il pm reggiano Salvi, per fare un punto investigativo. Sul fascicolo si lavorerà quindi a quattro mani - Dda e procura ordinaria di Reggio - facendo confluire tutti gli accertamenti. Pochi i punti fermi finora: l’autopsia ha già fugato ogni dubbio sulle cause della morte. Uno dei proiettili sparati dal killer ha colpito il cuore di Citro, uccidendolo praticamente sul colpo. Un agguato preceduto dal misterioso incendio dell’auto della moglie, che potrebbe essere stata un’esca per fare uscire di casa Citro, preceduto però dai vicini, con conseguente uccisione rimandata di tre ore, quando la scena è stata liberata dai vigili del fuoco e carabinieri.

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