IN 6 RICOVERATI AL MAGGIORE DI PARMA
L’Anpi di Reggio dalla parte dei curdi
REGGIO EMILIA. Sono arrivati ieri a Parma i sei cittadini di origine curda che, combattendo in prima linea a Kobane la guerra di liberazione dei territori occupati dal Califfato Islamico, sono...
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REGGIO EMILIA. Sono arrivati ieri a Parma i sei cittadini di origine curda che, combattendo in prima linea a Kobane la guerra di liberazione dei territori occupati dal Califfato Islamico, sono rimasti gravemente feriti. L’Ospedale Maggiore di Parma, grazie all’adesione della Regione al progetto sanitario di accoglienza, offrirà le cure ai feriti. Il progetto è stato presentato durante una conferenza che si è svolta in ospedale a Parma. «Il progetto è nato alcuni mesi fa nell’ambito della collaborazione tra l’Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo kurdo, al quale aderiscono deputati e senatori di tutti i gruppi politici, e l’Istituto internazionale di cultura kurda di Roma, raccogliendo l’appello rivolto alle istituzioni italiane da Asia Osman Abdulla, presidente del partito curdo Rojava, in occasione della sua visita nel nostro Paese e dell’audizione svolta in Commissione Esteri sul rispetto dei diritti umani in Kurdistan – ha detto il deputato Giuseppe Romanini, presidente dell’Intergruppo –. I peshmerga curdi hanno rappresentato l’ultimo presidio militare all’avanzata dello Stato Islamico dopo che gli uomini del califfato avevano travolto gli eserciti iracheno e siriano. A loro si è rivolto l’Occidente per sconfiggere l’Isis sul piano militare, oggi l’iniziativa umanitaria che abbiamo promosso è il segno della gratitudine che il nostro paese deve a questo popolo». Alla conferenza stampa erano presenti anche Ermete Fiaccadori, presidente dell’Anpi di Reggio e Carmen Motta per l’Anpi di Parma. «Il contributo dell’Anpi a questa iniziativa umanitaria – è stato detto – va considerato naturale perché è stata l’occasione per dare sostegno fattivo a persone che stanno facendo la resistenza nel loro paese e stanno combattendo per la difesa della libertà e della democrazia in Medio Oriente ma anche in Occidente».
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