Gazzetta di Reggio

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L’incendio dell’auto poi la corsa in strada per spegnere il rogo

di Mauro Pinotti
L’incendio dell’auto poi la corsa in strada per spegnere il rogo

In una foto gli ultimi istanti di vita di Francesco Citro che parla con i carabinieri poco prima di essere ucciso

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REGGIOLO . Giovedì 23, poco dopo le 20, un vicino di casa di Francesco Citro vede strani bagliori dalla finestra al primo piano della palazzina “Corte Agnese” di via Papa Giovanni XXIII, al civico 10. Quei bagliori diventano poi vere proprie lingue di fuoco che provengono dalla Volkswagen Golf di proprietà di Milena De Rosa, moglie di Citro, che tre ore dopo sarà freddato a colpi di pistola poco più in là, sulla porta di casa. E c’è una foto scattata sul posto, che inquadra proprio Citro e la moglie, poco prima del delitto, mentre sono in strada con un amico, accorso per spegnere l’incendio dell’auto con l’estintore in dotazione alla palazzina. Citro lotta contro le fiamme. Poi, una volta spento il rogo, ha un breve colloquio con i carabinieri del Nucleo Radiomobile di Guastalla, accorsi sul posto per le indagini sull’incendio, che ripartiranno una volta esauriti gli accertamenti. Poche ore dopo, nella stessa sera, Francesco viene assassinato, centrato da tre colpi di pistola dei sette sparati dal killer, sulle scale e davanti alla porta del suo appartamento mentre in casa c’erano la moglie, i due bambini piccoli e l’amico che poco prima l’aveva aiutato a spegnere il rogo dell’auto della moglie. Francesco Citro, terminato il sopralluogo con la messa in sicurezza della Golf da parte dei vigili del fuoco di Guastalla, intervenuti quella sera con due squadre e due mezzi dato che erano prossimi al cambio turno, con grande tranquillità aveva risposto alle domande formulate dai carabinieri del Nucleo Radiomobile di Guastalla. Il 31enne era poi stato raggiunto, qualche minuto dopo, dalla moglie Milena, che era andata a prendere la sua carta d’identità, dato che la Golf era intestata a lei. Attorno all’auto, imbiancata dal contenuto dell’estintore, c’erano altre persone, tra residenti della palazzina e vicini che abitano su via Papa Giovanni XXIII, attirati dalle sirene dei vigili del fuoco e dalle luci azzurre intermittenti della gazzella dei carabinieri. Francesco Citro si muoveva con naturalezza, senza particolari ansie. Parlava in modo tranquillo e, terminato l’incendio, in lui non c’era sentore di pericolo imminente. Ma la verità su quegli istanti deve ancora essere ancora svelata. Citro è poi rientrato in casa con la sua famiglia. Evidentemente non si aspettava di essere bersaglio di un agguato. Ed ora si attende l’esito delle indagini. Anche i cutresi onesti e lavoratori di Reggiolo sono preoccupati e vogliono sapere al più presto se si è trattato di un fatto legato alla criminalità organizzata o di un fatto slegato da quella realtà.

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