«Punto nascite, si dimetta tutto il Consiglio»
Castelnovo, ma la proposta M5S viene respinta. Genitoni: «La Regione deve riaprire l’ostetricia»
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CASTELNOVO MONTI. Si è protratta fino alla tarda serata di ieri la discussione in consiglio comunale, visto che i punti all’ordine del giorno erano diversi. Tra i temi affrontati, anche la richiesta avanzata già diverse settimane fa dal Movimento 5 Stelle di Castelnovo di dimissioni da rassegnare da tutto il consiglio comunale come forma di protesta per la chiusura del punto nascite del Sant’Anna. Una proposta che la maggioranza ha respinto, ma che i rappresentanti del gruppo M5S puntano a portare avanti comunque, seppure con una formula diversa.
Spiega il capogruppo M5S Massimiliano Genitoni: «Pensiamo che serva un segnale forte alla Regione affinché ritorni sui suoi passi e riapra il nostro punto nascite, che è ben attrezzato e che offre maggiore sicurezza alle partorienti. Sono venute meno le motivazioni con le quali la Regione ha deciso la chiusura, dato che da luglio 2017 il nostro ospedale è stato accorpato al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia (con delibera della giunta regionale), diventando a tutti gli effetti un reparto dello stesso, e quindi il numero di parti annui minimi è ampiamente superato. Venendo meno le motivazioni, dovrebbe essere immediatamente riaperto, e se non lo si fa è perché probabilmente il Pd, partito che gestisce la Regione, ha altre motivazioni che non vuole rendere pubbliche. Abbiamo chiesto sia in Comune che in Unione dei Comuni di sciogliere tutti i consigli dell’Appennino affinché la Regione si ritrovi con un territorio scoperto istituzionalmente e riveda questa scellerata decisione».
Sull’atteggiamento che verrà tenuto, visto il “no” alla proposta M5S, afferma: «Mi dimetterò da capogruppo, e come M5S ritireremo tutti i nostri eletti nelle varie commissioni comunali, entrando in “sciopero istituzionale” a tempo indeterminato, fino a che la Regione non rivedrà la sua decisione. Non parteciperemo più ai consigli comunali, rinunciando a qualsiasi tipo di compenso, ma continueremo il nostro lavoro di controllo e verifica con atti istituzionali, interrogazioni scritte e soprattutto ricevendo le istanze dei cittadini. Così facendo, nel nostro piccolo ci dissoceremo da quello che non consideriamo più una giunta rappresentativa degli interessi del territorio. Non graveremo in alcun modo sulle tasche dei cittadini, non occuperemo poltrone ma continueremo a portare avanti il nostro impegno istituzionale con gli strumenti che ci sono concessi».
Spiega il capogruppo M5S Massimiliano Genitoni: «Pensiamo che serva un segnale forte alla Regione affinché ritorni sui suoi passi e riapra il nostro punto nascite, che è ben attrezzato e che offre maggiore sicurezza alle partorienti. Sono venute meno le motivazioni con le quali la Regione ha deciso la chiusura, dato che da luglio 2017 il nostro ospedale è stato accorpato al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia (con delibera della giunta regionale), diventando a tutti gli effetti un reparto dello stesso, e quindi il numero di parti annui minimi è ampiamente superato. Venendo meno le motivazioni, dovrebbe essere immediatamente riaperto, e se non lo si fa è perché probabilmente il Pd, partito che gestisce la Regione, ha altre motivazioni che non vuole rendere pubbliche. Abbiamo chiesto sia in Comune che in Unione dei Comuni di sciogliere tutti i consigli dell’Appennino affinché la Regione si ritrovi con un territorio scoperto istituzionalmente e riveda questa scellerata decisione».
Sull’atteggiamento che verrà tenuto, visto il “no” alla proposta M5S, afferma: «Mi dimetterò da capogruppo, e come M5S ritireremo tutti i nostri eletti nelle varie commissioni comunali, entrando in “sciopero istituzionale” a tempo indeterminato, fino a che la Regione non rivedrà la sua decisione. Non parteciperemo più ai consigli comunali, rinunciando a qualsiasi tipo di compenso, ma continueremo il nostro lavoro di controllo e verifica con atti istituzionali, interrogazioni scritte e soprattutto ricevendo le istanze dei cittadini. Così facendo, nel nostro piccolo ci dissoceremo da quello che non consideriamo più una giunta rappresentativa degli interessi del territorio. Non graveremo in alcun modo sulle tasche dei cittadini, non occuperemo poltrone ma continueremo a portare avanti il nostro impegno istituzionale con gli strumenti che ci sono concessi».
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