«Il governo riapra i punti nascita montani»
La parlamentare Spadoni: «Non si può non tenere conto delle condizioni di chi vive in montagna»
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CASTELNOVO MONTI. La parlamentare reggiana del Movimento 5 Stelle Maria Edera Spadoni ha annunciato che presenterà un’interrogazione «affinché il ministro richieda alla Regione altro materiale che giustifichi la riapertura immediata dei punti nascita in Appennino».
Spiega la Spadoni: «La nostra consigliera regionale Raffaella Sensoli in un’interrogazione a risposta immediata aveva di fatto chiesto di avanzare un’ulteriore richiesta, meglio motivata e supportata, di deroga al Ministero, per i punti nascita di Castelnovo Monti, Pavullo nel Frignano (Modena) e Borgo Val di Taro (Parma); inoltre aveva richiesto il mantenimento delle attività dei punti nascita promuovendo innovativi servizi di ostetricia, ginecologia e di neonatologia e pediatria autonomi, e la garanzia che le corrispondenti équipe potessero al contempo ruotare, collaborare ed integrarsi con altre unità operative dell’Azienda socio-sanitaria di riferimento».
«I cittadini – aggiunge la parlamentare Maria Edera Spadoni – devono essere sollevati dai numerosi disagi legati ai trasporti e ai trasferimenti verso strutture più lontane; a mio avviso presentare una richiesta di deroga corredata da un parere negativo di una commissione medica e da dati in discesa sui numeri dei parti negli anni futuri è stato, da parte della Regione, come chiedere al Ministero di confermare il verdetto di chiusura dei punti nascita».
E conclude: «Non è assolutamente tollerabile che non siano state tenute in considerazione le reali condizioni orografiche della montagna. Il Governo dovrà dare una risposta in tempi brevi non solo a me, ma a moltissimi cittadini indignati».
Intanto ieri è stata diffusa l’ultima ricerca Istat sulle nascite che segna dati in forte calo a livello nazionale: nel 2016 in Italia sono nati 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell’arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità.
Ma l’istituto statistico dà anche alcune indicazioni su quelli che sono i motivi di questo calo, tra i quali spicca la sempre crescente difficoltà delle donne di coniugare impegni lavorativi e maternità, ma anche un sostegno alla famiglia che in Italia è minore rispetto ad altri stati europei; ed è per questo che nel nostro Paese si è assistito a un calo molto più accentuato dei nuovi nati da quando è subentrata la crisi economica.
Spiega la Spadoni: «La nostra consigliera regionale Raffaella Sensoli in un’interrogazione a risposta immediata aveva di fatto chiesto di avanzare un’ulteriore richiesta, meglio motivata e supportata, di deroga al Ministero, per i punti nascita di Castelnovo Monti, Pavullo nel Frignano (Modena) e Borgo Val di Taro (Parma); inoltre aveva richiesto il mantenimento delle attività dei punti nascita promuovendo innovativi servizi di ostetricia, ginecologia e di neonatologia e pediatria autonomi, e la garanzia che le corrispondenti équipe potessero al contempo ruotare, collaborare ed integrarsi con altre unità operative dell’Azienda socio-sanitaria di riferimento».
«I cittadini – aggiunge la parlamentare Maria Edera Spadoni – devono essere sollevati dai numerosi disagi legati ai trasporti e ai trasferimenti verso strutture più lontane; a mio avviso presentare una richiesta di deroga corredata da un parere negativo di una commissione medica e da dati in discesa sui numeri dei parti negli anni futuri è stato, da parte della Regione, come chiedere al Ministero di confermare il verdetto di chiusura dei punti nascita».
E conclude: «Non è assolutamente tollerabile che non siano state tenute in considerazione le reali condizioni orografiche della montagna. Il Governo dovrà dare una risposta in tempi brevi non solo a me, ma a moltissimi cittadini indignati».
Intanto ieri è stata diffusa l’ultima ricerca Istat sulle nascite che segna dati in forte calo a livello nazionale: nel 2016 in Italia sono nati 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell’arco di 8 anni (dal 2008 al 2016) le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità.
Ma l’istituto statistico dà anche alcune indicazioni su quelli che sono i motivi di questo calo, tra i quali spicca la sempre crescente difficoltà delle donne di coniugare impegni lavorativi e maternità, ma anche un sostegno alla famiglia che in Italia è minore rispetto ad altri stati europei; ed è per questo che nel nostro Paese si è assistito a un calo molto più accentuato dei nuovi nati da quando è subentrata la crisi economica.
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