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Sarcone, imputato chiave trasferito a Parma

Sarcone, imputato chiave trasferito a Parma

Accolta la sua richiesta: il fratello del boss via da Reggio. Da ieri segue il processo in videoconferenza

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REGGIO EMILIA. Gianluigi Sarcone non sarà più presente fisicamente al processo Aemilia. A dire il vero non lo è più da ieri, primo udienza che ha seguito in videoconferenza dal carcere di Parma, dove è stato da poco trasferito su sua stessa richiesta. L’imputato ha infatti dichiarato di voler essere isolato dagli altri compagni di carcere dopo essere stato indicato come il capo del sodalizio dietro le sbarre e dopo essere stato indagato un mese fa per un pestaggio comandato - secondo l’accusa - a due sodali della camorra vicini ai Casalesi per dare una sonora lezione a un altro detenuto, il campano Francesco Madonna, che gli avrebbe mancato di rispetto. Il tutto avvenuto nel braccio A della sezione “alta sicurezza” del carcere Dozza di Bologna, dove i protagonisti dell’amara vicenda erano tutti detenuti. Episodio raccontato dal pentito Giuseppe Giglio.

Che Gianluigi Sarcone fosse un imputato di rilievo nel processo Aemilia lo si era compreso dalla gravità reati contestatigli - associazione di stampo mafioso - così come dalle vicende raccontate nelle carte del processo, considerato l’uomo a capo degli affari della famiglia legata al clan Grande Aracri. Poi, però, il suo nome è diventato un refrain durante le udienze del processo contro la ’ndrangheta a Reggio Emilia, facendolo salire di importanza. In questi mesi, infatti, il fratello del boss Nicolino Sarcone è stato tirato in ballo più e più volte dai vari pentiti: Antonio Valerio, Giuseppe Giglio e ora anche da Salvatore Muto. Questi gli imputano il ruolo di capo dell’accolita criminale dietro alle sbarre, l’uomo al vertice della catena di comando tra gli imputati ristretti prima a Bologna e poi alla Pulce di Reggio, che sono al centro del dibattimento di primo grado. Gianluigi è considerato il più alto in grado visto che coloro che sono ritenuti i capi bastone - come il fratello Nicolino - sono ristretti al carcere duro. Le dichiarazioni dei pentiti e i nuovi arresti per le botte e i traffici illeciti (droga, telefonini) in carcere a Bologna, avevano già portato il gip all’emissione di un’ordinanza che aveva imposto il divieto di comunicare alla Pulce fra i maggiori indagati – pure imputati di Aemilia – cioè Gianluigi Sarcone e Sergio Bolognino. Un divieto contestato poi in aula da Bolognino («Di fatto in carcere a Reggio Emilia comporta l’isolamento»), mentre Sarcone era già di fatto “isolato” come aveva richiesto «per evitare ulteriori strumentalizzazioni» disse, alludendo al pentito Giuseppe Giglio che lo accusa per i fatti in cella.

Enrico Lorenzo Tidona

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