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Vertinelli: «Non ho rapporti con figure di spicco del clan»

REGGIO EMILIA. Le misure di prevenzione sono l’altra faccia della lotta alle infiltrazioni mafiose. Lì, però, si gioca tutto sulla sproporzione dei patrimoni posseduti rispetto a quanto dichiarato al...

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REGGIO EMILIA. Le misure di prevenzione sono l’altra faccia della lotta alle infiltrazioni mafiose. Lì, però, si gioca tutto sulla sproporzione dei patrimoni posseduti rispetto a quanto dichiarato al fisco. Un’analisi che aveva portato al sequestro preventivo di circa 3 milioni nei confronti dei beni posseduti da Giuseppe Vertinelli, fratello di Palmo, con il quale è cointestatario di molte società così come delle imputazioni nel processo Aemilia. I due imprenditori calabresi di Montecchio sono considerati il bancomat del clan Grande Aracri. Giuseppe Vertinelli ieri è comparso in aula davanti al giudice Stefania Di Rienzo, e difeso dagli avvocati Alessio Fornaciari e Maria Battaglini. Un’udienza durata 4 ore che ha visto la discussione dei difensori e del pm Beatrice Ronchi relativamente alla misura di prevenzione, e che porterà a breve alla sentenza.

«Sono partito dal sud per arrivare prima a Verona e poi a Montecchio, dove c’era già mia sorella – ha detto Vertinelli al giudice rilasciando dichiarazioni spontanee in udienza – ho sempre lavorato e utilizzato il credito bancario per le mie attività. Non conosco né ho rapporti con figure di spicco della ’ndrangheta». (e.l.t.)

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